“Questa è una guerra”: i polacchi in piazza contro le leggi che vietano l’aborto

epa08793690 Manifestanti in corteo contro l'inasprimento della legge sull'aborto a Breslavia, Polonia occidentale, il 02 novembre 2020. Il 22 ottobre il Tribunale costituzionale polacco ha stabilito che le leggi che attualmente permettono l'aborto per difetti fetali sono incostituzionali. Spiegando il suo verdetto, il tribunale ha affermato che la vita umana ha un valore in ogni fase di sviluppo, e dovrebbe quindi essere protetta dalla legge. EPA-EFE/Maciej Kulczynski POLAND OUT

In Polonia continuano le proteste di piazza in vista della prevista entrata in vigore di una sentenza del Tribunale costituzionale che rende ancor più restrittive le leggi polacche sull’aborto. Con la sua entrata in vigore l’aborto è legale in Polonia solo in caso di stupro, incesto o per proteggere la vita della madre.

La sentenza del 22 ottobre vieta le interruzioni di gravidanza in caso di malformazioni del feto, eliminando dunque un altro dei pochi motivi legali che giustifichino un aborto in Polonia, differenziando ulteriormente il Paese dal resto d’Europa.

I manifestanti sono scesi in piazza quasi ogni giorno dopo l’emissione della sentenza, sfidando le restrizioni dovute al coronavirus che vietano gli assembramenti di più di cinque persone, in un’esplosione di rabbia contro il verdetto e, più in generale, contro il governo nazionalista e i suoi alleati nella Chiesa cattolica tradizionalista.

Le riprese dell’emittente privata TVN24 hanno mostrato cortei di manifestanti che bloccavano il traffico in diverse strade del centro di Varsavia. La circolazione è stata bloccata anche nella città meridionale di Katowice e a Poznan, nella Polonia occidentale.

A Poznan, i manifestanti hanno bloccato i binari del tram e una strada, cantando “Proteggerò le mie sorelle quando lo Stato non le proteggerà” e tenendo in mano degli striscioni con scritto “Questa è guerra” e “La Polonia è una donna”.

A Katowice delle auto hanno bloccato il traffico nel centro della città, mentre a Breslavia i manifestanti hanno marciato con striscioni con scritto “Penso, sento, decido”.

Le proteste sono l’ultima e più grande manifestazione di un conflitto tra liberali e conservatori religiosi che si è incentrato anche sui diritti LGBT. Le proteste hanno visto un’enorme mobilitazione tra i giovani polacchi.

Il primo ministro Mateusz Morawiecki, del partito al governo Law and Justice (PiS), ha esortato i manifestanti di lunedì ad avviare un dialogo politico e a non cercare di risolvere le divergenze per strada, a causa dei rischi di diffusione del COVID-19.