Polonia, tre Regioni rinunciano ad essere “zone Lgbt-free” per non perdere i finanziamenti Ue

Immagini della Marcia per l'uguaglianza a sostegno dei diritti delle comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) a Breslavia, Polonia occidentale, 03 ottobre 2020. [EPA-EFE/Maciej Kulczynski POLAND OUT]

La scelta di Bruxelles di congelare i fondi Ue per quei territori della Polonia che si sono dichiarati “liberi dall’ideologia Lgbt” sta dando i suoi frutti: colpire il portafoglio si rivela ancora una volta la strategia più efficace.

Tre regioni polacche lunedì 27 settembre hanno revocato il loro status di “zone Lgbt-free”. Le regioni di Cracovia, Rzeszow e Lublino, nel sud e nell’est del paese, hanno cancellato le loro precedenti dichiarazioni in una mossa coordinata, seguendo l’esempio regione di Kielce che lo aveva già fatto la settimana scorsa.

Nella regione di Rzeszow, l’assemblea locale ha votato una dichiarazione contro “l’odio e la discriminazione sulla base di sesso, età, razza, handicap, origine etnica, religione o orientamento sessuale”, ritenendo tuttavia di dover precisare che i valori tradizionali della famiglia e il cristianesimo sono “il fondamento dello Stato polacco e dell’appartenenza alla comunità europea”.

Il cambio di passo arriva dopo l’azione legale avviata dalla Commissione europea a luglio contro i governi di Ungheria e Polonia in risposta a una serie di misure viste come discriminatorie nei confronti dei cittadini Lgbtq+. L’Ungheria ha fatto entrare in vigore una legge che tra le altre cose vieta di affrontare il tema dell’omosessualità e del cambiamento di genere nell’educazione dei minori di 18 anni. In Polonia, invece, circa 100 tra regioni, città e comuni si erano dichiarati “zone libere dall’ideologia Lgbt”.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen le aveva definite “zone libere dall’umanità” e aveva detto che non c’era posto per queste discriminazioni all’interno dell’Unione. Nelle scorse settimane la Commissione europea aveva inviato una lettera alle città polacche che si erano autoproclamate “Lgbt-free” nella quale le informava che i loro fondi comunitari sarebbero stati congelati. La lettera spiegava che dichiarare un luogo inospitale per le persone Lgbtq+ va contro l’articolo 2 del Trattato sull’Unione secondo il quale l’Ue è fondata “sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze”.

Gli attivisti di Atlas of Hate, il gruppo che ha creato una mappa delle zone della Polonia ostili nei confronti della comunità Lgbtq+, pur accogliendo con favore la svolta sottolineano che le cosiddette “zone libere dall’ideologia Lgbt” rappresentano ancora il 16,5% del territorio polacco. “Per me è chiaro che non è abbastanza, che abbiamo ancora bisogno di combattere”, ha spiegato Bart Staszewski, un importante attivista dei diritti Lgbtq+ all’Afp.

“Queste zone di esclusione delle persone Lgbtq+ non dovrebbero mai esistere, specialmente sul suolo polacco”, ha aggiunto. “Con la nostra storia dovremmo essere i leader nel raccontare il rispetto, la tolleranza, l’accettazione, la diversità e l’uguaglianza”.