Polonia, la regione Małopolska rinuncia a 2,5 miliardi di fondi Ue pur di non fare marcia indietro sui diritti Lgbt*

L'arcivescovo Marek Jedraszewski. EPA-EFE/LUKASZ GAGULSKI POLAND OUT

La minaccia di perdere fino a 2,5 miliardi di euro di fondi Ue non è stata sufficiente a dissuadere un’assemblea regionale in Polonia dal rifiutarsi di abbandonare una risoluzione anti-Lgbt*.

La vicenda dei comuni e delle “zone libere da Lgbt*” è oramai nota. Diversi consigli comunali e regionali della Polonia hanno approvato un’ondata di risoluzioni tra loro simili per attaccare quella che hanno chiamato “ideologia Lgbt*”, spronati dalla campagna del partito al potere Diritto e Giustizia (PiS). Un copione che poi abbiamo visto ripetersi in forma più radicale nell’Ungheria di Orban, con l’approvazione di una legge che equipara i genitori omosessuali ai pedofili. Sui diritti civili la frattura sembra quasi insanabile tra Bruxelles e i Paesi dell’Europa occidentale da un lato e Varsavia e Budapest dall’altro. Le istituzioni Ue promuovono i diritti civili e la non discriminazione con mote iniziative e programmi educativi ma in molti ritenevano che la migliore “arma” nelle mani di Bruxelles fosse la minaccia di tagliare fondi.
In questo senso la decisione della regione Małopolska di non fare marcia indietro nemmeno di fronte al rischio di perdere 2,5 milioni di euro, getta una nuova ombra sul problema e suggerisce che la questione è più radicata di quanto si possa immaginare.
Del resto, già l’anno scorso, sei città polacche per la stessa ragione non hanno ottenuto i fondi extra del programma di gemellaggio della Commissione.

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Negli scorsi mesi si è aperto un braccio di ferro tra la Commissione europea e il governo di Varsavia, fino a che la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro la Polonia che ha tempo fino al 15 settembre per rispondere. Ma la notizia del momento è quella che viene dall’assemblea regionale di Małopolska. I consiglieri dell’opposizione hanno chiesto un voto per ritirare la dichiarazione anti-Lgbt* dopo che la Commissione europea ha informato le autorità locali del fatto che potrebbe bloccare alcuni fondi Ue alle regioni che hanno approvato tali dichiarazioni. Conti alla mano, potrebbe significare perdere 2,5 miliardi di euro nel nuovo bilancio settennale dell’Ue e anche alcuni fondi attuali.
La risposta del presidente dell’assemblea regionale, Jan Duda, padre del presidente della Polonia Andrzej Duda, è significativa: “Alcuni barbari vogliono spogliarci dei fondi che sono cruciali per le nostre famiglie per vivere bene”, ma “questi sono soldi che ci meritiamo, non è una sorta di carità”.

Forte anche del convinto sostegno della Chiesa cattolica polacca, il PiS non sembra disposto a fare nessun passo indietro. E il motivo potrebbe essere proprio il forte radicamento nella società polacca dell’influenza della Chiesa: “La libertà ha il suo prezzo. Questo prezzo include l’onore. La libertà non può essere comprata con i soldi”, ha detto l’arcivescovo Marek Jędraszewski in un sermone domenicale. Ha anche avvertito della battaglia tra la Vergine Maria e i suoi seguaci contro “l’ideologia neomarxista Lgbt”.
In passato l’arcivescovo ha paragonato la comunità Lgbt* alla “peste nera” e ha accostato i pericoli dell’ideologia Lgbt* a quelli delle ideologie nazista e comunista.