Polonia, in migliaia in piazza contro la legge anti-aborto dopo la morte di Izabela Sajbor

People take part in a protest under the slogan 'Not one more' in Warsaw, Poland, 06 November 2021. Protests against the new abortion law, which banned terminations in cases of foetal defects, sparked all over the country under the slogan 'Not one more', after the death of septic shock of a 30-year-old pregnant woman from Pszczyna. [EPA-EFE/LESZEK SZYMANSKI POLAND OUT]

Proteste in oltre 80 città dopo la morte della trentenne a cui i medici non hanno praticato l’interruzione di gravidanza per timore di violare la sentenza che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto.

Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in 80 città della Polonia, ricordando Izabela Sajbor, la 30enne morta il 22 settembre per setticemia, dopo che i medici, seguendo la sentenza della Corte Costituzionale sull’interruzione di gravidanza che dichiara incostituzionale l’Igv anche in caso di malformazioni gravi del feto, si sono rifiutati di praticare l’aborto.

Le proteste sono scoppiate a Varsavia, ma anche in città e villaggi più piccoli come Pszczyna, la città di Izabela Sajbor. La sua morte ha riacceso il dibattito su una legge che impedisce alle donne di scegliere liberamente. “Izabela non doveva morire”, “Non una (vittima, ndr) in più”, sono questi alcuni degli slogan scanditi dai manifestanti.

I medici, ha spiegato l’avvocato della famiglia Sajbor, Jolanta Budzowska – si sono rifiutati di praticarle l’aborto nonostante il feto fosse destinato comunque a morire perché hanno cercato di rispettare o comunque di interpretare la sentenza della Corte costituzionale.

Il governo ha cercato di minimizzare, parlando di un errore medico. Tuttavia la versione dell’ospedale smentisce questa tesi. “Tutte le decisioni mediche sono state prese tenendo conto delle disposizioni legali e degli standard di condotta in vigore in Polonia”, ha spiegato a direzione sanitaria. L’opposizione, così come gli attivisti e le Ong che si battono per i diritti delle donne, sostengono che i medici hanno deciso di non praticare l’interruzione di gravidanza per paura di violare la legge.

Malgrado le proteste, i legislatori polacchi stanno pensando di introdurre ulteriori restrizioni sull’aborto. La camera bassa del Parlamento polacco ha recentemente accettato un’iniziativa legale cittadina che imporrebbe lunghe pene detentive nei casi di aborto, da cinque a 25 anni, e che eliminerebbe la possibilità di interrompere la gravidanza anche in caso di stupro, incesto e pericolo per la madre.

Se il Parlamento dovesse approvare questa norma, le relazioni con Bruxelles rischierebbero di diventare ancora più tese. Il Parlamento europeo ha condannato più volte le restrizioni introdotte dalla Polonia e la Commissione ha messo in guardia più volte il governo dal violare i diritti riconosciuti dall’Unione, minacciando di bloccare i fondi europei destinati al Paese.