Polonia, esercito contro le donne che protestano

Blocco contro le proteste anti-aborto in prossimità dell'abitazione del leader PiS Kaczynski, a Varsavia, il 23 ottobre 2020. EPA-EFE/LESZEK SZYMANSKI POLAND OUT

A circa una settimana dall’inizio della mobilitazione popolare contro le restrizioni alla legge sull’aborto il primo ministro ha chiesto l’aiuto delle forze armate, mentre la Polonia si unisce all’internazionale anti-abortista. Gravi preoccupazioni dalla commissione anti-tortura del Consiglio d’Europa.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, in un video diffuso martedì 27 ottobre nel quale ha criticato le proteste ‘silenziose’ contro le ulteriori limitazioni all’aborto, ha chiesto l’aiuto dell’esercito. Un’affermazione che riporta indietro le lancette della storia, quando la Polonia, nei primi anni ’80, piombò per circa due anni nella legge marziale.

A quel tempo però c’era un regime comunista, guidato con pugno di ferro dal generale Jaruzelski, e non un paese democratico aderente all’Unione europea; lo stesso che si formò con le imponenti mobilitazioni democratiche che attraversarono tutti gli anni ’80, fino alla dissoluzione del ‘blocco’ dei Paesi socialisti dell’est Europa. Un parallelismo, quello con la Polonia comunista, che è stato evocato alcuni mesi fa in seno allo scontro tra Governo e magistratura.

Morawiecki ha annunciato dunque una dura risposta “a barbarie, vandalismo e aggressioni”, ma le parole del Primo ministro, insieme alla richiesta di intervento delle forze armate, pare non abbiano intimorito il fronte delle donne in lotta, che risposto per le righe con Marta Lempart. “Non ci fate paura con l’esercito per le strade: se serve, il lockdown lo faremo noi”, ha detto l’esponente del movimento ‘Lo sciopero delle donne’.

Da giovedì scorso la Polonia è stata chiamata alla mobilitazione contro la sentenza della Corte costituzionale che impone un divieto quasi totale dell’aborto, che in Polonia gode di una delle leggi più restrittive dell’Ue. Un verdetto, questo, che vede il favore della Chiesa cattolica polacca e del PiS, il partito della maggioranza governativa e che ha scatenato la protesta di molti giovani polacchi.

E proprio dallo schieramento nazionalista e conservatore è intervenuto il suo presidente, Jaroslaw Kaczynski, che è anche vicepremier con delega al comitato interministeriale per la sicurezza. “Dobbiamo difendere la Chiesa – ha detto -. Invito tutti gli iscritti del Pis e tutti i nostri simpatizzanti a contribuire alla difesa delle chiese, che oggi, per la prima volta nella storia della Polonia, sono sono attaccate” e dopo il monito ha aggiunto: “È arrivato il tempo nel quale dobbiamo saper di dire no a chi vuole distruggerci. Difendiamo la Polonia”.

Intanto, il Governo polacco ha firmato proprio nella giornata di martedì la Dichiarazione di consenso di Ginevra sulla ‘Promozione della salute delle donne e il rafforzamento della famiglia’, sponsorizzata dagli Stati Uniti, unendosi ad un gruppo di oltre 30 Governi conservatori tra cui Uganda, Arabia Saudita, Egitto, Ungheria e Bielorussia.

Con la firma della dichiarazione, tanto cara ai fondamentalisti religiosi, la Polonia si ritrova a marcare ancora di più le divisioni al suo interno, con un Paese spaccato in due anime: quella conservatrice e quella in difesa dei diritti civili, più democratica e vicina ai valori dell’Ue, di cui la Polonia fa parte.

Ed è notizia di mercoledì 28 ottobre il fatto che la commissione anti-tortura del Consiglio d’Europa ha espresso “grave preoccupazione” per le condizioni di detenzione della polizia in Polonia, sollecitando “un’azione urgente e decisiva” da parte delle autorità, dopo che in un rapporto speciale, il comitato del principale organismo europeo per i diritti umani, ha affermato che una visita di controllo alle celle della polizia nel 2019 ha dato luogo a “una serie di accuse di maltrattamenti fisici”.

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt), si legge da Euractiv, “spera vivamente che il presente rapporto permetta alle autorità polacche ai massimi livelli, in primo luogo al Ministro degli Affari Interni e dell’Amministrazione, di essere pienamente consapevoli di questo rischio e di intraprendere azioni correttive e preventive attese da tempo”.

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