Polonia, ancora violenze contro chi manifesta per il diritto all’aborto. Colpita anche una deputata

Proteste contro la legge anti-aborto davanti alla sede della tv di Stato polacca a Varsavia, il 18 novembre 2020. EPA-EFE/RADEK PIETRUSZKA

Mentre il governo nazionalista polacco sta mettendo in difficoltà l’Europa su bilancio e lotta al Covid-19, proseguono le mobilitazioni popolari che contestano la controversa legge che vieta di abortire.

In Polonia proseguono ininterrottamente le battaglie civili contro le restrizioni sull’aborto (che già gode di una legge severissima) imposte dal governo nazional-conservatore del PiS (Diritto e giustizia), che in tutta risposta continua con la repressione delle manifestazioni.

In realtà, l’esecutivo della destra guidato da Andrzej Duda, non aspettandosi la vasta ondata di proteste aveva fatto marcia indietro ad inizio novembre senza però convincere i cittadini mobilitati in difesa dei diritti civili.

Proprio mercoledì 18 novembre, a Varsavia, i manifestanti sono stati dispersi dalle cariche della polizia, dispiegata in quantità massiccia, dopo il tentativo di bloccare il Parlamento.

Le immagini sui social media hanno mostrato un gran numero di furgoni della polizia fuori dal parlamento prima dell’inizio della protesta e secondo la deputata di sinistra Joanna Scheuring-Wielgus, contattata telefonicamente dall’agenzia Reuters, “il fatto che ci siano così tanti poliziotti… dimostra che i PiS hanno paura delle donne”.

Non solo. Una parlamentare, mentre stava mostrando il tesserino alla polizia, è stata colpita agli occhi dagli spray in dotazione alle forze dell’ordine, come si può vedere nel video di seguito.

Le proteste si sono svolte, tra l’altro, mentre in Parlamento si discuteva di questioni come il veto del Governo sul bilancio Ue e il pacchetto di recupero post-Covid.

Nelle scorse settimane il partito di destra al governo non aveva esitato sull’impiego dell’esercito per reprimere le proteste, riportando indietro il paese ai duri momenti della legge marziale del regime comunista del generale Jaruzelski, come alcuni autorevoli esponenti polacchi hanno fatto notare.

Intanto i nazionalisti conservatori del PiS continuano ad attaccare la mobilitazione per i diritti civili, per mezzo del leader del partito Jarosław Kaczyński, accusando in parlamento i deputati dell’opposizione e i manifestanti di avere diffuso il Covid-19.

Sul profilo twitter di Rule of Law in Poland si è inoltre appreso che “il giudice Igor Tuleya è stato sospeso dalla falsa ‘Camera disciplinare'”. Il magistrato non si è scomposto ed è andato a lavorare comunque al tribunale di Varsavia: “Da 5 anni difendiamo l’indipendenza della giustizia e la legge… Vale la pena di lottare per ciò che è importante. Non ho rimpianti”, ha detto Tuleya.

La controversa sezione disciplinare (contestata anche dalla mai ascoltata Corte di giustizia Ue) della Corte suprema in Polonia, ha cancellato l’immunità del giudice perché fortemente critico delle riforme governative del sistema giudiziario. Oltre alla sollevazione dall’incarico ha subito anche una decurtazione del 25% dello stipendio.

A Tuleya viene contestato di aver autorizzato la stampa a partecipare all’udienza del processo sulle possibili violazioni compiute dal PiS in Parlamento durante le procedure per la finanziaria 2017.

Polonia, esercito contro le donne che protestano

A circa una settimana dall’inizio della mobilitazione popolare contro le restrizioni alla legge sull’aborto il primo ministro ha chiesto l’aiuto delle forze armate, mentre la Polonia si unisce all’internazionale anti-abortista. Gravi preoccupazioni dalla commissione anti-tortura del Consiglio d’Europa.

Il primo ministro …