Polonia al voto: la comunità LGBT spera nella svolta arcobaleno

I manifestanti del Gay Pride di Varsavia, a giugno del 2019. [EPA-EFE/JAKUB KAMINSKI POLAND OUT]

Il paese, maglia nera dei diritti LGBT in Europa, potrebbe cambiare strada con l’ex sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski che affronta il conservatore Andrzej Duda. Per i sondaggi il 12 luglio sarà testa a testa.

«Mi arrabbio quando sento dire a certi preti che il coronavirus è la punizione per i peccati omosessuali; quando il nostro Parlamento durante l’epidemia discute proposte di legge per proibire l’educazione sessuale, col pretesto della lotta alla pedofilia, e per distruggere i diritti delle donne». La lettera di Maciej, ex studente Erasmus dell’Università di Pavia, pubblicata a maggio dal “Giornale dei diritti” del periodico universitario “Inchiostro”, racconta uno spaccato della realtà polacca e la sua involuzione verso l’intolleranza. Maciej è tornato in Polonia, nel sud est del paese, dopo sei mesi trascorsi in Italia. A Pavia ha scoperto l’accoglienza della comunità LGBT+ e dell’associazione Coming-Aut.

Il dibattito nel Parlamento europeo

La storia dello studente 21enne è finita anche nel dibattito europeo: a marzo, l’Intergruppo del Parlamento Europeo per i diritti LGBT+ aveva inviato una lettera a tutti i rettori delle università polacche per chiedere una presa di posizione contro gli attacchi omofobi della società e delle istituzioni amministrative e religiose, in particolare dopo che un terzo dei comuni polacchi avevano dichiarato il proprio territorio “zona senza ideologie LGBT”. “Le Università hanno un ruolo chiave nella formazione delle nuove generazioni di Europei, per questo motivo, in quanto legislatori, dobbiamo assicurarci che in tutta Europa queste istituzioni siano un posto sicuro per tutti gli studenti”, hanno messo nero su bianco i 45 parlamentari europei. Bbc e Guardian hanno realizzato due brevi documentari sull’argomento: il primo sulla situazione nei comuni “LGBT free” prima della pandemia, il secondo su come le rivendicazioni della comunità LGBTQ potrebbero cambiare il risultato delle elezioni presidenziali previste il 12 Luglio. 

La Polonia è ora a un bivio: continuare sulla linea populista del presidente uscente Andrzej Duda, (PiS – partito conservatore),  o avvicinarsi all’Unione europea con il candidato Rafał Trzaskowski, sindaco liberale di Varsavia (Op- Piattaforma civica). La partita presidenziale si giocherà anche sul tema dei diritti LGBTQ. L’entrata in scena di Trzaskowski ha polarizzato la società soprattutto sulla difesa dei diritti civili e delle minoranze.

La crociata di Duda

Il consenso per Duda è passato dal 57% di Aprile al 44% poco prima delle elezioni, con il candidato liberal in rimonta. “Il secondo turno vedrà i due candidati appaiati”, secondo il sondaggio di Politico. Trzaskowski aveva già preso posizione in favore della comunità LGBTQ quando, da sindaco di Varsavia, aveva adottato la “Carta dei diritti LGBTQ”.  Secondo Balkaninsights.com, l’inizio della crociata dei comuni polacchi contro la “cospirazione LGBT” sarebbe iniziata proprio come reazione alla presa di posizione del sindaco di Varsavia.  Se la maggior parte dei comuni polacchi ha adottato delibere contro le persone LGBT, circa 34 municipalità avrebbero adottato provvedimenti “moderati”, definiti “pro-famiglia”. Secondo il partito conservatore i diritti LGBT sarebbero parte dell’occidentale e non  in linea con i valori della famiglia e della religione cattolica, pilastri della società polacca. Gli attivisti LGBT hanno creato una mappa dell’odio. La mappa interattiva indica le città e le aree più intolleranti a sud-est, al confine con l’Ungheria. Varsavia resterebbe al di fuori di questa zona rossa dell’intolleranza.

Le proteste nel Paese

“Difendere i bambini dall’ideologia LGBT”, accostare la lotta alla pedofilia all’omosessualità, istituire una “carta della famiglia”: sono alcuni dei punti ricorrenti del partito PiS Libertà e Giustizia per vincere le elezioni. Questa volta le dichiarazioni omofobe del candidato presidente e di alcuni esponenti del partito hanno sollevato la disapprovazione  di una parte della società civile. Duda ha deciso di cambiare strategia. Come riporta il Guardian, poco prima del primo turno, il presidente uscente ha ricevuto a Varsavia Bart Staszewski, un rappresentante della comunità LGBT polacca. L’attivista ha portato con sé alcune foto di ragazzi morti suicidi a causa del clima omofobo della società e della famiglia. “Gli ho detto che questi bambini sono persone, non ideologia, e si sono tolti la vita perché qualcuno crede che loro rappresentino un ideologia. Ma lui non sembrava fosse dispiaciuto e non si è scusato”, ha dichiarato l’attivista. 

Il 18 Dicembre 2019, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione contro la discriminazione e i discorsi d’odio verso le persone LGBTQ in Polonia, rivolta anche ai 100 amministratori polacchi che hanno vietato di parlare e diffondere l’uguaglianza per le persone omosessuali nelle proprie città. Secondo la classifica annuale di Ilga Europe (Ilga Annual Review) che misura lo stato dei diritti LGBTQ in 49 Stati europei,  la Polonia è al 42esimo posto, nel blocco degli Stati extra europei come Russia, Turchia e Azerbaijan.  La Polonia è lo Stato dell’Unione europea con le condizioni sociali peggiori per le persone LGBT. La scelta del nuovo presidente della Repubblica sarà fondamentale per iniziare un nuovo percorso di lotta ai pregiudizi, o continuare sulla strada dell’intolleranza.