Parità di genere nei cda, Von der Leyen: “È tempo di andare avanti con questo dossier”

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ / POOL POOL EPA]

La presidente della Commissione Ue vuole sbloccare lo stallo che finora ha impedito di approvare una direttiva presentata nel 2012 che mira a rafforzare la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen vuole aumentare il numero di donne nei consigli di amministrazione delle aziende europee ed è certa che il 2022 possa essere l’anno buono per sbloccare lo stallo che finora ha impedito di approvare una direttiva europea ad hoc. “È tempo di andare avanti con questo dossier”, ha dichiarato al Financial Times.

“È rimasto sullo scaffale per dieci anni, ma in questi dieci anni tante cose si sono mosse e c’è più consapevolezza”. Von der Leyen ha sottolineato che ci sono numerosi studi che dimostrano che le aziende che rispettano la parità di genere nei loro cda hanno più successo.

La Commissione aveva avanzato una proposta nel 2012, che si è poi arenata nel Consiglio europeo a causa dell’opposizione di molti Paesi membri, fra cui la Germania, i Paesi scandinavi e i baltici. La direttiva proposta dall’esecutivo Ue prevede una presenza minima del 40% di donne nelle società quotate in borsa e del 33% per le società più piccole, ad eccezione delle Pmi. Le aziende quotate che non riuscissero a realizzare questi nuovi standard di parità tra uomini e donne dovrebbero darne conto e spiegare i motivi, in ogni caso non ci sarebbero sanzioni a livello europeo.

Von der Leyen ha detto al Financial Times di essere pronta a lavorare con la presidenza francese per far approvare la direttiva. La Francia attualmente è il Paese Ue con la più forte rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle più grandi società quotate in borsa. Nei cda di queste società le donne rappresentano il 45%,  contro una media Ue del 30%.

La Francia si è detta disposta ad accelerare su questo dossier. Von der Leyen ha ipotizzato che i legislatori potrebbero arrivare ad una legge nella prima metà di quest’anno.

A gennaio 2021 anche la Germania ha cercato di recuperare il proprio ritardo, approvando una legge che obbliga le più grandi società quotate in borsa ad avere almeno una donna nel Cda. Dopo anni di dibattito sulla questione la nuova normativa prevede una quota del 30% per i consigli di vigilanza (introdotta nel 2015) che si applicherà alle società con più di tre membri del consiglio di amministrazione.

Inoltre il nuovo governo, composto per metà da donne, ha manifestato da subito una maggior attenzione rispetto alle precedenti coalizioni al tema della parità di genere. E questo fa sperare che Berlino possa votare a favore della direttiva, un cambio di passo auspicato dalla stessa presidente della Commissione europea. In Italia la quota di donne nei cda è salita al 40% grazie a un emendamento del 2019 che ha rafforzato la legge Mosca-Golfo.