Osman Kavala, l’ultimatum del Consiglio d’Europa alla Turchia: “Lo liberi entro febbraio, se no rischia sanzioni”

Il presidente della Turchia Erdogan [EPA/OLIVIER HOSLET]

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione di difesa dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto, a cui aderiscono 47 Paesi (compresa la Turchia), ha notificato ad Ankara l’intenzione di aprire una procedura d’infrazione.

La Turchia rischia di essere severamente sanzionata se non interviene immediatamente per liberare Osman Kavala, il filantropo e oppositore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, così come richiesto da una sentenza della Corte europea dei diritti umani (Cedu). È l’ultimatum lanciato dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che ha notificato ad Ankara l’intenzione di aprire una procedura d’infrazione, se il caso Kavala non sarà stato risolto entro il 22 febbraio 2022.

Le proteste di Ankara

In vista della decisione del Consiglio d’Europa, giovedì 2 dicembre Ankara aveva chiesto al comitato dei ministri di non avviare la procedura d’infrazione “per rispetto del processo giudiziario in corso”, sostenendo che la procedura sarebbe “un’interferenza” nei suoi affari interni.

“La Turchia è consapevole delle proprie responsabilità ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Finora sono state attuate dalla Turchia 3.674 sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, di cui 128 durante quest’anno”, si legge nella dichiarazione del ministero degli Esteri, che accusa il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa di essersi concentrato sulla sentenza Kavala, “mentre ci sono sentenze più vecchie su varie questioni, che devono ancora essere eseguite da altri paesi”.

“L’attivazione di alcuni meccanismi previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nei confronti di alcuni paesi, sulla base di considerazioni politiche piuttosto che di criteri legali ed equi, in primo luogo danneggia la reputazione del Consiglio d’Europa – scrive Ankara – .Se il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa desidera mantenere l’efficacia del sistema dei diritti umani, dovrebbe porre fine a questo approccio unilaterale e selettivo e affrontare l’esecuzione delle sentenze della Cedu in modo imparziale per tutti i paesi membri”.

La vicenda

La decisione del Consiglio d’Europa arriva dopo che un tribunale turco ha deciso di tenere Kavala in prigione, ignorando le ripetute pressioni dell’Occidente. Nel 2019, la Corte europea dei diritti umani aveva detto che l’incarcerazione di Kavala per quattro anni, in attesa di processo, era una decisione politica e aveva invitato Ankara a liberarlo.

Gli ambasciatori di 10 Paesi, tra cui Stati Uniti, Germania e Francia, il mese scorso avevano chiesto l’immediato rilascio di Kavala. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva minacciato di espellere gli ambasciatori, salvo poi fare marcia indietro.

Questa è solo la seconda volta che il Consiglio d’Europa decide di usare la sua cosiddetta procedura di infrazione contro uno dei suoi 47 stati membri. La precedente è stata nel 2017, quando il Consiglio decise di avviare la procedura contro l’Azerbaijan che si era rifiutato di rilasciare un dissidente. Lo statuto del Consiglio d’Europa prevede una serie di sanzioni che vanno dalla sospensione dei diritti di voto di uno stato membro all’espulsione del Paese in questione, come extrema ratio.