Nuovi sbarchi a Lampedusa: il problema è garantire le misure sanitarie

Migranti al porto di Lampedusa EPA-EFE/RED

A Lampedusa ci sono stati quattro nuovi sbarchi in poche ore, anche per il miglioramento delle condizioni meteo che rendono la traversata possibile. Il problema è quello di rispettare le misure di distanziamento sociale per la pandemia e quelle di quarantena.

L’hotspot dell’isola infatti è già pieno di altre persone ancora in isolamento, e da due giorni cento persone sono all’addiaccio sul molo Favaloro sotto il riparo di un solo tendone.

Il sindaco Totò Martello da tempo sostiene che la situazione non sia tollerabile.

L’emergenza sanitaria e la necessità di rispettare le misure sanitarie di sicurezza pongono nuovamente sotto i riflettori il tema della ripartizione dei migranti che arrivano sulle coste dell’Europa. Così due delle grandi sfide cui l’Europa si trova di fronte, quella migratoria e quella sanitaria, si intrecciano.

Vale la pensa ricordare che il 6 novembre 2017 il Parlamento europeo aveva confermato il mandato per i negoziati interistituzionali con i governi europei per una revisione delle regole di Dublino.

Secondo quanto stabilito a larga maggioranza dal Parlamento, il primo Paese di arrivo del richiedente asilo non dovrebbe più farsi automaticamente carico di elaborare la richiesta di asilo: i migranti che hanno un “legame effettivo” con un determinato stato membro dovrebbero essere immediatamente trasferiti in quel paese, mentre richiedenti asilo per cui non sussiste alcun legame effettivo nei confronti di un paese specifico dovrebbero invece essere equamente distribuiti tra tutti gli stati membri.

Il Parlamento europeo dunque già da novembre 2017 ha chiesto di iniziare i negoziati per rivedere il sistema di Dublino, ma i governi europei non sono stati finora in grado di trovare una posizione comune sulle proposte.

Lampedusa è il territorio italiano più meridionale in assoluto, un vero e proprio ponte tra Italia e NordAfrica e dunque tra Europa e NordAfrica.

“Quello che succede nell’inferno dei campi libici è cosa nota. E chi come me ne è stato testimone diretto può affermare che nessuna crisi, neppure pandemica, può giustificare un respingimento verso un luogo non sicuro, come i porti libici.

Abbiamo gli strumenti per accogliere le persone in fuga, nel rispetto delle norme sanitarie di contenimento della pandemia. Ci aspettiamo che la Commissione proponga soluzioni alla situazione in Libia e nel Mediterraneo e i governi nazionali smettano di preoccuparsi solo delle ipotetiche invasioni” ha scritto qualche giorno fa su Facebook Pietro Bartolo, che per tanti anni è stato il medico di Lampedusa e che oggi è europarlamentare.