L’UE nega i finanziamenti a sei città polacche che si sono dichiarate “LGBT-Free Zones”

epa07731747 The Equality March in Bialystok EPA-EFE/ARTUR RESZKO POLAND OUT

“I valori e i diritti fondamentali dell’UE devono essere rispettati dagli Stati membri e dalle autorità statali”, ha scritto su Twitter la Commissaria europea per l’uguaglianza, Helena Dalli in seguito alla decisione della Commissione europea di negare l’elargizione di fondi a sei citta polacche che si sono dichiarate “LGBT-Free Zones”.

“Per questo motivo sono state respinte sei richieste di gemellaggio tra città che coinvolgono autorità polacche che hanno adottato risoluzioni sulle ‘zone franche LGBTI’ o sui ‘diritti della famiglia’”, ha aggiunto.

Le città in questione avevano chiesto di aderire al programma di gemellaggio dell’Unione Europea, che stimola la connessione tra le città europee “per garantire relazioni pacifiche” e “rafforzare la comprensione reciproca e l’amicizia” tra i cittadini europei.

Il programma, che prevede un finanziamento fino a 25.000 euro, dovrebbe essere accessibile a tutti i cittadini europei, senza alcuna forma di discriminazione. I progetti sono stati bocciati proprio perché tale principio di non discriminazione sembrava non essere garantito.

Il portavoce della Commissione Adalbert Jahnz ha motivato così la decisione: “Sei domande sono state respinte perché la risposta data dal rappresentante legale del progetto non ha fornito al comitato di valutazione la garanzia sufficiente che il progetto fosse in linea con questi obiettivi e con le caratteristiche generali”.

Jahnz, sentito dalla CNN, ha aggiunto di essere tenuto a mantenere segreti i nomi delle città escluse, al fine di non ledere il principio della parità di trattamento.

Anche la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, su Twitter ha voluto ribadire la propria posizione: “I nostri trattati in Europa garantiscono che ogni persona in Europa sia libera di essere chi è, di vivere dove vuole, di amare chi vuole e di puntare in alto. Continuerò a spingere per una #UnionOfEquality”.

Al di là di quest’ultimo episodio, però, la tutela dei diritti della comunità LGBT rimane un problema in Polonia. Secondo l’Osservatorio internazionale dei diritti umani, un terzo delle città polacche si sono dichiarate “libere dall’ideologia LGBT” dal 2019.

Non a caso, era già successo recentemente, come riportato dalla CNN, che Nieuwegein, una città vicino a Utrecht nei Paesi Bassi, avesse interrotto il proprio gemellaggio con la cittadina polacca di Pulawy, in seguito ai trattamenti discriminatori nei confronti delle comunità LGBTQ.

La discriminazione contro gli omosessuali viene usata come bandiera politica dai partiti di governo. Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito al governo, ha più volte dichiarato che l’omosessualità rappresenta una “minaccia per l’identità polacca, per la nostra nazione, per la sua esistenza e quindi per lo stato polacco”.

Appare insomma evidente una differenza di priorità valoriali tra la Polonia e l’intera Ue. Al di là di qualche sanzione, viene da interrogarsi quanto a lungo possa continuare una tale contraddizione all’interno dell’Unione.

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