L’Irlanda e l’Unione Europea piangono John Hume, Nobel per la Pace

Il leader unionista dell'Ulster David Trimble e il leader del SDLP John Hume si stringono la mano sul palco, il 19 maggio 1998, durante un concerto tenuto dagli U2 e da Ash nella sala concerti del Waterfront per promuovere il voto favorevole al referendum sull'accordo. EPA /GERRY PENNY/

“Un uomo fonte di grande ispirazione è morto”, scrive Guy Verhofstadt su twitter riproponendo una sua suggestiva citazione: “Ogni conflitto è una questione di differenza… I padri fondatori dell’Europa hanno deciso che la differenza non è una minaccia, la differenza è naturale. La differenza è l’essenza dell’umanità”.

L’uomo in questione è John Hume, cattolico nordirlandese, sostenitore dei diritti civili e della pace negli anni più bui e difficili, fautore e protagonista dello storico accordo del Venerdì Santo che ha posto fine ai troubles.
Oltre al premio Nobel, ha ricevuto il premio Gandhi e il premio Martin Luther King, unica persona al mondo ad essere stata insignita dei tre più importanti riconoscimenti per gli sforzi per la pace.

Il commissario irlandese Phil Hogan ha scritto, sempre su twitter: “RIP John Hume, un gigante della storia irlandese e un convinto sostenitore dell’Unione Europea che ha fatto tanto quanto nessun altro per portare la pace nella nostra isola. Ar dheis Dé go raibh a anam dílis”. Anche Boris Johnson lo ha ricordato, così come Tony Blair e tanti altri politici di spicco della storia britannica.

Sul sito ufficiale del Premio Nobel viene ricordato come “Difensore dei diritti civili ed europeo”. Nella Pasqua del 1998 è stato firmato un accordo di pace che è diventato noto come l’accordo del Venerdì Santo, che ha messo la parola fine ad una guerra civile che ha lasciato dietro di sé migliaia di morte e ferite molto profonde. John Hume è considerato da molti il principale architetto dell’accordo di pace

Viene spiegata in questi termini l’assegnazione del prestigioso premio: “Dopo essersi unito al movimento per i diritti civili dell’Irlanda del Nord alla fine degli anni Sessanta, si convinse che il nazionalismo era una forza in declino nella nuova Europa. A suo avviso, l’Irlanda del Nord aveva bisogno di un esteso autogoverno con poteri ragionevolmente divisi tra i gruppi della popolazione: si sarebbero dovute stabilire migliori relazioni tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda e tra Londra e Dublino. Hume ha dedicato molte energie ad attirare nei negoziati il leader dell’IRA, Gerry Adams, e il governo britannico”.

È stato anche parlamentare europeo fin dal 1979 ed è sempre stato un forte sostenitore dell’integrazione europea, esortando l’Unione a partecipare agli sforzi per porre fine al conflitto in Irlanda del Nord.

Nel corso del suo ultimo intervento in Parlamento, dopo 25 anni di servizio, ha affermato: “Ho spesso raccontato la storia della prima volta che sono venuto qui nel 1979. Andai a fare una passeggiata e attraversai il ponte tra Strasburgo, in Francia, e Kehl, in Germania, e mi fermai a meditare. Pensavo che se fossi stato lì 30 anni prima, alla fine della Seconda guerra mondiale – il peggiore mezzo secolo della storia mondiale che ha visto il massacro di 50 milioni di esseri umani – e mi fossi detto: “non ti preoccupare è tutto finito, molto presto saremo tutti uniti”, mi avrebbero spedito da uno psichiatra. Tuttavia, tale unificazione si è verificata, e, a mio avviso, l’Unione europea non vi dedica sufficiente attenzione. L’Unione europea è il migliore esempio della storia mondiale di come si possono risolvere i conflitti”.