Libertà di espressione, le proposte della Commissione Ue contro le cause intimidatorie

La Direttiva punta a colpire il fenomeno conosciuto con l'acronimo 'SLAPP', una forma di intimidazione utilizzata contro giornalisti e attivisti per i diritti umani per indurli a non denunciare o affrontare temi delicati di pubblico interesse. [Commissione UE]

La Commissione europea ha presentato mercoledì 27 aprile una proposta di Direttiva per implementare gli strumenti di protezione dei giornalisti e degli attivisti per la difesa dei diritti umani dai procedimenti giudiziari intimidatori. Le nuove regole, una volta approvate, si applicheranno alle cause civili con implicazioni transfrontaliere.

La Direttiva punta a colpire il fenomeno conosciuto in inglese con l’acronimo ‘SLAPP’, ovvero ‘procedimenti legali strategici contro la partecipazione pubblica’, una forma di intimidazione utilizzata contro giornalisti e attivisti per i diritti umani per indurli a non denunciare o affrontare temi delicati di pubblico interesse.

Le nuove norme, che riguarderanno le azioni giudiziarie transfrontaliere in materia civile, consentiranno ai giudici di archiviare rapidamente le cause manifestamente infondate contro giornalisti e difensori dei diritti umani, e stabiliranno delle garanzie procedurali e delle tutele a loro favore, come il risarcimento dei danni e sanzioni per chi avvia cause legali temerarie.

La Commissione ha inoltre adottando una raccomandazione complementare che incoraggia gli Stati membri ad allineare le proprie norme alla proposta di Direttiva UE anche per i casi nazionali e in tutti i procedimenti, non solo in materia civile.

“Abbiamo promesso di difendere meglio i giornalisti e i difensori dei diritti umani contro coloro che cercano di metterli a tacere. La nuova legge lo fa”, ha detto la vicepresidente della Commissione UE per i Valori e la Trasparenza, Věra Jourová, citando il gas della giornalista maltese assassinata con un’autobomba, Daphne Caruana Galizia, bersaglio per il suo lavoro di oltre 40 procedimenti giudiziari.

“In una democrazia, ricchezza e potere non possono dare a nessuno un vantaggio sulla verità.”, ha continuato Jourová: “Con queste misure stiamo aiutando a proteggere coloro che corrono rischi e parlano quando è in gioco l’interesse pubblico, quando riferiscono ad esempio su accuse di riciclaggio di denaro e corruzione, questioni ambientali e climatiche o altre questioni che sono importanti per tutti noi”.

“L’esercizio attivo del diritto fondamentale alla libertà di espressione e di informazione è fondamentale per una democrazia sana e fiorente”, ha spiegato invece il commissario alla Giustizia, Didier Reynders: “L’UE proteggerà sempre questo diritto. Oggi stiamo compiendo passi importanti per salvaguardare i giornalisti e la società civile che sono sempre più minacciati dagli SLAPP. Gli SLAPP ritardano o addirittura impediscono la pubblicazione di dichiarazioni di interesse pubblico e rappresentano un onere inutile per i tribunali. Ora stiamo fornendo strumenti per tenere sotto controllo tale pratica abusiva”.

Le misure contenute nella proposta di Direttiva, che negli obiettivi della Commissione servirà a proteggere soprattutto  giornalisti e persone o organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti fondamentali, come i quelli ambientali e climatici, quelli delle donne e delle persone LGBTIQ, quelli delle minoranze etniche o religiose, delle persone con origini razziali o etniche minoritarie, puntano a garantire l’equilibrio tra l’accesso alla giustizia la tutela privacy con la protezione della libertà di espressione e di informazione. Gli elementi principali della proposta sono:

Le norme principali riguardano l’archiviazione anticipata di un procedimento giudiziario manifestamente infondato, con lionese della prova spostato a carico del ricorrente; l’addebito delle spese procedurali al ricorrente qualora la causa venga ritenuta infondata; il risarcimento dei danni a favore della vittima di un’azione legale intimidatoria; sanzioni dissuasive contro l’avvio di questo tipo di procedimenti giudiziari; il rifiuto di una sentenza emessa in paesi extra-UE se il procedimento risultasse manifestamente infondato o abusivo ai sensi del diritto dello Stato membro in cui la persona condannata è residente.

Assieme alla proposta Direttiva, che ora dovrà passare al vaglio del Parlamento del Consiglio europeo prima di essere approvata, la Commissione ha approvato anche una Raccomandazione che è già applicabile.

In essa l’esecutivo UE invita gli Stati membri a garantire che le legislazioni nazionali offrano garanzie simili a quelle comunitarie per affrontare il fenomeno delle cause intimidatorie.

In particolare, i paesi dell’UE dovrebbero assicurare che le norme nazionali riguardo alla diffamazione, uno dei motivi più comuni per l’avvio di SLAPP, non abbiano un impatto ingiustificato sulla libertà di espressione e sull’esistenza di un ambiente mediatico aperto, libero e plurale.

Inoltre, la Commissione raccomanda l’organizzazione di occasioni di formazione per professionisti legali e potenziali obiettivi di cause intimidatorie, e di campagne di sensibilizzazione e informazione, in modo che giornalisti e difensori dei diritti umani riconoscano quando si trovano di fronte a uno SLAPP. A partire dal 2023, infine, i dati nazionali sulle cause intimidatorie dovranno essere comunicati alla Commissione.