L’allarme di Freedom House: la democrazia in Europa è sempre più a rischio

Il premier ungherese Viktor Orban. EPA-EFE/JOHN THYS

Nel suo ultimo rapporto annuale, l’Ong Freedom House, finanziata dal governo degli Stati Uniti e specializzata nella ricerca e nella difesa della democrazia, della libertà politica e dei diritti umani, sottolinea che “i leader in carica stanno diffondendo pratiche antidemocratiche in tutta Europa” e in molti paesi, i partiti al potere stanno minando i principi democratici pur di rimanere al potere.

Il rapporto 2021, “Nazioni in transito”, copre 29 paesi tra Europa orientale e Asia, divisi emblematicamente in  cinque categorie: democrazie consolidate (Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e i tre paesi baltici), democrazie semi-consolidate (come Polonia, Croazia, Bulgaria e Romania), regimi transitori o ibridi (tra cui Ungheria, Serbia e i Balcani), regimi autoritari semi-consolidati (solo l’Armenia) e regimi autoritari consolidati (Bielorussia e Russia ad esempio). Il rapporto di quest’anno segna il 17° anno consecutivo di declino generale e molti dei paesi valutati “stanno attualmente peggio di quattro anni fa”.

Gli indicatori presi in considerazione da Freedom House mostrano un quadro preoccupante: anziché progredire verso la piena transizione democratica, nella maggior parte dei casi, nell’Europa orientale si assiste al mancato rispetto dei diritti umani, così come alle libertà dei media e delle libertà elettorali.
Secondo il rapporto, i casi più problematici sono quelli di Ungheria e Polonia, che sebbene in “caselle” diverse (l’Ungheria di Orbán è tra i regimi transitori o ibridi, mentre la Polonia è ancora considerata tra le democrazie semi-consolidate) si distinguono entrambe per il loro “deterioramento democratico senza precedenti nell’ultimo decennio”: sono i due casi in cui si sono registrati i più pesanti peggioramenti della situazione nella storia del rapporto.

Se dall’inizio del rapporto “l’Ungheria ha subito il più grande declino, precipitando in basso attraverso due confini categoriali per diventare un regime di transizione o ibrido l’anno scorso”, la Polonia che pure è ancora classificata come una democrazia semi-consolidata, ha però fatto registrare un “declino negli ultimi cinque anni più ripido di quello dell’Ungheria”.
I partiti al potere nei due Paesi “si sono a lungo emulati a vicenda nel reprimere l’autonomia giudiziaria, i media indipendenti, il settore civico e le popolazioni minoritarie vulnerabili”,  evidenzia il rapporto.

Ungheria e Polonia fanno causa all’Ue sul regolamento che vincola i fondi europei allo stato di diritto

L’Ungheria e la Polonia hanno avviato un’azione legale presso la Corte di giustizia europea (Cge) contro il regolamento che lega l’erogazione dei fondi dell’Unione alla situazione dello stato di diritto nei paesi dell’Ue, secondo quanto dichiarato dalla stessa Corte giovedì …

Una nota a parte merita il discorso dei Balcani occidentali che puntano ad entrare nell’Ue: secondo Freedom House sono ancora molto lontani dalla transizione democratica necessaria. La Serbia, passata da poco a “regime ibrido”, rischia già un declassamento.
Anche in Bulgaria le cose non vanno bene. Il “punteggio” del Paese è sceso da 4,50 a 4,25 a causa delle preoccupazioni in relazione alla “politicizzazione dell’ufficio del procuratore generale, la mancanza di responsabilità per la cattiva condotta della polizia e dei pubblici ministeri, e il trattamento discriminatorio dei cittadini Rom durante la pandemia Covid-19”. Sono in totale 18 i paesi che hanno visto diminuire il loro punteggio o indice di democrazia; solo i punteggi di 6 paesi sono migliorati, a conferma di una tendenza generale profonda.

La virata nella direzione opposta alla democratizzazione, iniziata prima con la “democrazia sovrana” di Vladimir Putin a metà degli anni 2000, e continuata con la “democrazia illiberale” di Viktor Orbán un decennio dopo, si è estesa a macchia d’olio e forme di governo che non si possono definire democratiche stanno mettendo radici profonde. I leader antidemocratici imparano gli uni dagli altri, rafforzandosi reciprocamente e accelerando la transizione illiberale. Un problema che per l’Ue è sempre più pressante.