La sentenza sull’aborto e lo Stato di diritto in Polonia

La protesta dei partecipanti allo "Sciopero nazionale delle donne" davanti alla Corte costituzionale di Varsavia, il 22 ottobre 2020. [EPA-EFE/TOMASZ GZELL POLAND OUT]

La sentenza della Corte costituzionale polacca, che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto, allontana ulteriormente la Polonia dalla maggior parte dei sistemi giuridici dell’Unione europea.

Una sentenza della Corte costituzionale polacca ha dichiarato incostituzionali le leggi esistenti che permettono l’aborto anche in caso di malformazione del feto, rendendo l’aborto quasi del tutto illegale in Polonia. Una volta che la sentenza entrerà in vigore, l’interruzione di gravidanza nel Paese, a maggioranza cattolica, sarà consentita solo in caso di incesto, stupro o minaccia alla salute della madre, che costituiscono solo il 2% circa delle pochissime cessazioni legali effettuate negli ultimi anni. La sentenza è il frutto di un’iniziativa di un gruppo di parlamentari del partito di destra al governo Diritto e Giustizia (PiS) e di altri partiti di estrema destra, che aveva portato il caso davanti al tribunale, sostenendo che la legislazione esistente violava i principi costituzionali della dignità umana e della protezione della vita umana.

La sentenza allontana ulteriormente la Polonia dalla maggior parte dei sistemi giuridici dell’Unione, in quanto unico Paese dell’Ue a parte Malta, che vieta completamente la pratica e l’accesso all’aborto, ad applicare simili restrizioni. “Una disposizione che legalizza le pratiche eugenetiche nel campo del diritto alla vita di un bambino non nato e rende il diritto alla vita di un bambino non nato dipendente dalla sua salute è incoerente con la costituzione”, ha detto Julia Przylebska, capo della Corte costituzionale. Il paese di 38 milioni di persone vede meno di 2.000 aborti legali all’anno, ma i gruppi di donne stimano che fino a 200.000 procedure vengono eseguite illegalmente o all’estero.

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Vari gruppi di manifestanti si sono riuniti davanti al tribunale. Una è stata organizzata da gruppi cosiddetti “anti-scelta”, mentre l’altra è stata guidata da persone che si sono opposte al divieto e hanno portato la loro protesta davanti alla sede del partito al potere, intorno alle 22 di giovedì. La polizia di Varsavia ha detto su Twitter che ha reagito con lo spray al peperoncino e con la forza fisica dopo che i manifestanti hanno lanciato pietre e hanno cercato di superare i cordoni di polizia.

Una delle ragioni della protesta è il fatto che nella scorsa legislatura il governo ha modificato la composizione della Corte costituzionale – con una legge considerata incostituzionale dalla Corte Suprema e poi dalla Corte di giustizia dell’Unione europea – in modo da ampliarne enormemente i componenti e poterne nominare la maggior parte. Pertanto, anche se i giudici che siedono nel Tribunale dovrebbero essere formalmente indipendenti, di fatto il partito al potere ha nominato la maggior parte dei giudici, nel quadro di una riforma dell’ordinamento giudiziario che ne ha minato l’autonomia a tal punto da venir considerata contraria all’ordinamento dell’Unione dalla Corte di giustizia e ad aver portato alla sospensione dei tribunali polacchi delle associazioni europee e della cooperazione giudiziaria con la Polonia. Tanto che molti Stati dell’UE attualmente rifiutano perfino di estradare imputati in Polonia perché nel Paese non è più garantito un processo di fronte ad una magistratura indipendente. E Parlamento europeo e Commissione hanno cercato di attivare una procedura di infrazione, ma gli Stati membri non hanno raggiunto l’unanimità per poter procedere.

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La Chiesa cattolica polacca e i gruppi laici cattolici hanno fatto pressione sul partito al governo per imporre una legge sull’aborto più restrittiva. La limitazione dell’accesso all’aborto è da tempo un obbiettivo del PiS, messo nel cassetto prima delle elezioni nel timore di un diffuso contraccolpo pubblico. Il presidente della Repubblica, Andrzej Duda, sempre del PiS, si è detto pronto a firmare una nuova legge restrittiva, se approvata dal Parlamento. Poiché la sentenza creerebbe una nuova situazione giuridica in Polonia, “significa che lo Stato deve fornire un’adeguata assistenza alle madri e ai bambini che nasceranno in relazione a questa sentenza”, ha detto la portavoce del PiS Teresa Czerwińska, che ha aggiunto di voler includere rapidi cambiamenti nel sistema di assistenza per i bambini disabili.

Per il presidente del Partito popolare europeo ed ex primo ministro polacco Donald Tusk “Decidere sul divieto di aborto e produrre una sentenza di uno pseudo-tribunale, nel bel mezzo di una pandemia, è più che cinismo. È malvagità politica”. Infatti la Polonia è attualmente uno dei Paesi più colpiti e in difficoltà rispetto alla pandemia. Su Twitter la deputata dell’opposizione Barbara Nowacka ha commentato così la sentenza: “d’ora in poi le donne polacche vivono all’inferno, senza accesso al test prenatale, sono state condannate a torture, sofferenze e dolori”. Mentre per l’eurodeputato dell’opposizione Robert Biedroń: “Ancora una volta, il governo ha abbandonato le donne polacche e i polacchi. Ha dimostrato che il fanatismo è più importante della salute e della felicità delle persone”.

Sylwia Spurek e Terry Reintke, eurodeputate del gruppo dei Verdi, hanno partecipato a Bruxelles a una manifestazione di solidarietà con le donne polacche. “Questa decisione non farà altro che spogliare ulteriormente le donne polacche dei loro diritti e mettere in pericolo la loro salute, incidendo soprattutto sulla vita delle donne a basso reddito”, ha detto Spurek. “La Commissione europea e il Consiglio devono agire sullo stato di diritto in Polonia per proteggere i diritti delle donne e di tutti i cittadini dai capricci del governo del PiS”. Anche Amnesty International, il Centro per i diritti riproduttivi e Human Rights Watch ha denunciato il verdetto in una dichiarazione congiunta, dicendo che “danneggerà ulteriormente le donne e le ragazze”.

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