Ius soli, in quali Paesi europei viene già applicato e come funziona

Dopo l’appello lanciato nei giorni scorsi dal presidente del Coni per lo “ius soli sportivo”, in Italia si è riacceso il dibattito. Paesi europei come Germania, Francia o Spagna utilizzano già il principio dello ius soli per attribuire la cittadinanza, ma non è illimitato. Per questo si parla di  “ius soli temperato”.

La sollecitazione del presidente del Coni Giovanni Malagò ad accelerare sullo “ius soli” per gli sportivi, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, ha riaperto il dibattito sulla possibilità di riformare le regole per ottenere la cittadinanza in Italia. Ma vediamo come funziona nel resto d’Europa e quali Stati lo prevedono già.

Procediamo con ordine. Lo ius soli è quel principio di diritto secondo cui è cittadino di uno Stato chi è nato all’interno dei suoi confini. Nei Paesi europei il principio non è illimitato ma vige il cosiddetto ius soli temperato. Questo principio prevede che ricorra almeno un’altra condizione oltre al fatto di essere nati nel territorio dello Stato. In numerosi Paesi europei questo sistema esiste già. È il caso di Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda e Irlanda. Gli Stati europei che attualmente non prevedono alcuna forma di ius soli invece sono: Italia, Grecia, Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia.

Germania e Francia 

In Germania esiste uno ius soli temperato secondo il quale un bambino acquisisce la cittadinanza tedesca alla nascita solo se almeno uno dei due genitori ha un permesso di soggiorno permanente (da almeno tre anni) ed entrambi i genitori risiedono in Germania da almeno 8 anni.

In Francia i bambini nati in Francia da almeno un genitore straniero, a sua volta nato nel Paese, ottengono automaticamente la cittadinanza francese alla nascita. Inoltre i figli di stranieri, che risiedono da almeno 5 anni nel Paese, possono invece richiedere la cittadinanza a 18 anni. Secondo un meccanismo analogo a quello italiano.

Belgio e Olanda

In Belgio vige un meccanismo che prevede che un bambino diventi cittadino se almeno uno dei genitori è nato in Belgio o vi ha vissuto 5 degli ultimi 10 anni. La cittadinanza si acquisisce dopo il compimento dei 18 anni o dei 12 anni, se i genitori sono residenti da almeno dieci anni nel Paese. Anche nei Paesi Bassi lo ius soli è estremamente debole. La cittadinanza viene conferita solo dopo il compimento della maggiore età. Per ottenerla bisogna presentare richiesta e dimostrare di risiedere ininterrottamente nel territorio almeno dall’età di 4 anni.

Spagna

In Spagna invece l’acquisizione della cittadinanza per le seconde generazioni nate nel Paese è molto semplice. I figli di genitori stranieri nati nel territorio spagnolo ottengono la cittadinanza dopo un anno di residenza nel Paese, su richiesta.

Portogallo

Anche in Portogallo vige una forma di ius soli temperato, secondo la quale il riconoscimento della cittadinanza dei figli di stranieri nati all’interno del territorio dello Stato avviene a condizione che i genitori firmano una dichiarazione in cui affermano di volere essere cittadini portoghesi o a condizione che uno dei due sia residente nel Paese da almeno 2 anni.

Irlanda

In Irlanda, invece, ai figli di stranieri nati entro i confini del Paese viene viene riconosciuta la cittadinanza se almeno uno dei due genitori è residente nello Stato da almeno 3/4 anni.

Le proposte in Italia

In Italia il tema dello ius soli è tornato al centro del dibattito politico dopo che la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha rilanciato la proposta del presidente del Coni Malagò di anticipare l’iter burocratico per gli sportivi. Un’ipotesi che non piace alla Lega, che ha subito iniziato a protestare. Il Pd invece chiede di approvare al più presto una nuova legge sulla cittadinanza.

In Parlamento sono già state formulate da tempo diverse proposte di ius soli temperato. La più ampia è quella che porta la firma di Laura Boldrini e prevede di concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia da un genitore straniero residente in Italia regolarmente da almeno un anno o a chi completa un corso di istruzione primaria o secondaria.

Un’altra proposta è a firma di Matteo Orfini (Pd) e, a differenza della precedente, prevede che il genitore sia residente da almeno cinque anni e in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo. La terza proposta è a firma di Renata Polverini (Forza Italia) e si concentra sul cosiddetto “ius culturae”, ovvero la concessione della cittadinanza per il minore nato in Italia che abbia completato il ciclo di istruzione primaria.