Il Parlamento revoca i poteri di emergenza a Orbán, ma li potrà riassumere senza limiti

Il primo ministro ungherese Viktor Orban indossa una maschera protettiva durante una conferenza stampa dopo il vertice del gruppo Visegrad. [EPA-EFE/MARTIN DIVISEK]

L’Assemblea nazionale ungherese ha revocato all’unanimità lo stato di emergenza e i poteri speciali accordati al governo per far fronte all’epidemia di coronavirus, lasciando a Viktor Orbán la possibilità di dichiarare un nuovo “stato di emergenza” in caso di seconda ondata dell’epidemia che gli consentirebbe di legiferare per decreto.

Lo stato di emergenza cesserà sabato 20 giugno. Tuttavia questo non scalfirà in alcun modo lo strapotere di Orbán, dicono i critici. Anzi la legislazione adottata dal Parlamento permetterà “al governo di legiferare di nuovo per decreto per un periodo di tempo indeterminato, questa volta senza nessuna salvaguardia costituzionale minima”, denunciano il Comitato ungherese Helsinki, l’Unione delle libertà civili ungherese e Amnesty International Ungheria.

Un’analisi dell’Istituto Karoly Eotvos, citata da New York Times, ha concluso che la legislazione approvata martedì 16 giugno non ha alcuna intenzione di ripristinare l’ordine legale ungherese pre-coronavirus, “ma piuttosto crea una base legale per l’uso di nuovi poteri di governo straordinari e illimitati”. Il direttore dell’istituto Zoltan Fleck ha sottolineato che il governo di Orbán ha operato per molti anni al di fuori dei confini legali e che ora ha mantenuto solo la facciata della democrazia. La decisione del Parlamento quindi non sarebbe altro che “un’illusione ottica”.

Ungheria: sondaggio sul presunto piano Soros per la "schiavitù per debito”

Lunedì sera (8 giugno) il governo ungherese ha annunciato un sondaggio a livello nazionale per conoscere il punto di vista dei cittadini sulle misure economiche contro il Covid-19, sul piano di ripresa dell’UE, sull’immigrazione e sul miliardario ungherese-americano George Soros.

Il …

La  sfida economica

Il premier si trova ora a dover affrontare affrontare la sfida più difficile del suo governo: rilanciare l’economia ungherese. Si prevede, infatti, che la pandemia aumenterà la disoccupazione nel Paese e lo porterà verso la recessione. Secondo Eurostat ad aprile, in Ungheria si è registrata la maggior diminuzione della produzione industriale in Europa (-30,5%).

Lunedì 15 giugno il governo ha fatto sapere che non si opporrà al Recovery Fund tramite un messaggio inviato all’amico Matteo Salvini. Il cambio di passo però non dipende tanto dalla mediazione del leader leghista quanto dall’esito del vertice di Lednice, in Repubbica Ceca, nel corso del quale i 4 di Visegrad sono giunti al seguente compromesso: via libera al piano Next Generation Eu, ma attenzione a come vengono distribuite le risorse. Durante la riunione la Polonia, che è il terzo beneficiario del Recovery Fund, dopo Italia e Spagna, aveva fatto notare agli alleati che i loro interessi non coincidono con quelli dei ben più ricchi Paesi frugali.