Il Parlamento europeo diventa un rifugio per le donne vulnerabili

L'edificio Helmut Kohl è stato trasformato in una residenza temporanea per le donne che si trovano in una situazione difficile. [Eric Vidal/European Parliament]

Un ufficio del Parlamento europeo nel centro di Bruxelles è stato trasformato temporaneamente in un centro per le donne in condizione di particolare vulnerabilità colpite dalla crisi COVID-19. Il personale del Parlamento sta anche cucinando pasti per enti di beneficenza e portando in giro gli operatori sanitari, facendo sinergia con le autorità locali.

L’edificio Helmut Kohl, che prende il nome dall’ex Cancelliere tedesco, si trova vicino alla sede principale del Parlamento a Bruxelles. Venerdì 30 aprile una parte dell’edificio è stata isolata, un centinaio di uffici di funzionari pubblici sono stati trasformati in stanze singole per accogliere le donne e sono state installate docce e lavatrici.

L’obiettivo è quello di alleggerire la pressione sui rifugi esistenti a Bruxelles, garantire il necessaria distanziamento durante la pandemia COVID-19 e offrire una protezione speciale alle donne in difficoltà.

“Abbiamo notato che durante la crisi sempre più donne finiscono per vivere in strada e abbiamo avuto sempre più casi di violenza domestica legati al confinamento”, ha detto a EURACTIV Sébastien Roy, direttore generale di Samusocial, l’organizzazione che gestisce il centro.

Roy ha spiegato che l’obiettivo è quello di dare alle donne un senso di sicurezza che non possono trovare nei centri misti. “Abbiamo già due grandi centri per le famiglie”, ha aggiunto, “quello che mancava era un centro specifico per le donne”.

Le donne ospitate nelle strutture del Parlamento si affidavano già ai servizi sociali per diversi motivi. Alcune di loro vivevano per strada. Tuttavia, il direttore generale di Samusocial ha affermato che, a seguito del lockdown e delle conseguenze socio-economiche che ne derivano, il numero di persone in difficoltà è aumentato notevolmente nelle ultime settimane. 

“Vogliamo assicurarci che non dormano per strada”, ha detto.

Circa 60 donne sono ospitate nell’edificio al momento. Per ora, solo le donne che sono risultate negative al COVID-19 sono accettate nel centro, ma presto le strutture saranno adattate anche per altre donne che vivono in strada e che non sono state ancora sottoposte a test, se staranno in quarantena.  

“Eravamo abituate a stare in tre, sei, dieci volte nella stessa stanza. Avere una certa intimità è già qualcosa. Inoltre, è uno spazio molto bello e pulito e le persone qui sono molto gentili”, ha detto un’ospite anonima, secondo una testimonianza registrata dal Parlamento europeo.

L’azione umanitaria del Parlamento

L’azione è il risultato di un’iniziativa personale del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che ha offerto aiuto alle autorità di tutte e tre le città che ospitano le strutture delle istituzioni, ovvero Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. 

Le consultazioni con le autorità locali hanno portato ad una serie di iniziative. “La sfida principale è stata quella di fornire l’aiuto in tempi brevi, perché la necessità è immediata”, ha dichiarato un portavoce del Parlamento a EURACTIV. 

A Bruxelles, circa il 95% del personale sta svolgendo il proprio lavoro da casa, le sessioni plenarie sono state ridotte e la maggior parte dei deputati partecipa alle riunioni delle commissioni e ai dibattiti attraverso app per videoconferenza, quindi il Parlamento è praticamente vuoto. 

Ora, oltre ad ospitare fino a un centinaio di donne vulnerabili, il personale della mensa del Parlamento sta cucinando i pasti per una serie di enti di beneficenza che nutrono le persone bisognose e per l’ospedale di Saint Pierre. Le cucine di Lussemburgo e Strasburgo forniscono pasti anche alle ONG. 

Inoltre, gli autisti dell’istituzione stanno dando passaggi agli operatori sanitari della città. Un portavoce del Parlamento ha detto che la partecipazione a questa iniziativa è volontaria.

Strasburgo, dove il Parlamento si riunisce una volta al mese, si trova in una delle regioni più colpite della Francia. Nel prossimo futuro, le sedi dell’istituzione in città ospiterà anche un centro di screening. 

Le attività in Parlamento dovrebbero riprendere a partire da settembre. Tuttavia, Sébastien Roy di Samusocial ha spiegato che non si aspettano che la pandemia sia finita per allora. 

Le autorità locali stanno già lavorando per assicurarsi che le donne ospitate non tornino a vivere in strada e per evitare che altri subiscano l’esclusione sociale, ma “la crisi probabilmente creerà un nuovo tipo di povertà”, ha aggiunto Roy. 

Ha detto che la pandemia sta in qualche modo creando opportunità per le organizzazioni che lavorano con le persone in difficoltà, in particolare in termini di distanza sociale e di misure igieniche che potrebbero portare a un miglioramento della qualità delle infrastrutture e dei servizi che forniscono. 

Tuttavia, ha ammesso, “le difficoltà arriveranno dopo la crisi”.