I tradizionalisti cristiani americani finanziano campagne contro i diritti di donne e LGBTQ in Europa

L'avvocato del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump Jay Sekulow risponde a una domanda dei media durante un'interruzione del processo di impeachment nel Campidoglio degli Stati Uniti a Washington, DC, USA, 24 gennaio 2020. Sekulow è tra i punti di riferimento delle organizzazioni dell'ultra-destra tradizionalista. [EPA-EFE/SHAWN THEW]

Gruppi tradizionalisti cristiani, appartenenti alla destra statunitense vicina al presidente Donald Trump, hanno speso milioni di dollari per promuovere programmi ultra-conservatori contro i diritti delle donne e delle comunità LGBTQ in Europa. Questo quanto emerso da una recente indagine di openDemocracy, una piattaforma mediatica globale indipendente con sede nel Regno Unito, pubblicata il 27 ottobre.

In Europa, i 28 gruppi di tradizionalisti indagati sono stati coinvolti in almeno 50 procedimenti giudiziari dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Tra di essi sono comprese numerose occasioni in cui hanno organizzato campagne e iniziative contro “i diritti sessuali e riproduttivi”.

I risultati dello studio di openDemocracy descrivono bene alcune delle derive del dibattito politico negli Stati Uniti e in Europa. A poche settimane dalle elezioni presidenziali, negli Usa si assiste infatti ad uno scontro sempre più polarizzato tra democratici e repubblicani, con questi ultimi che strizzano l’occhio anche ai tradizionalisti più spinti. In Europa intanto, in particolare nei paesi dell’Est, è in corso un preoccupante regresso dei diritti delle donne e delle comunità LGBTQ.

Secondo il rapporto di openDemocracy sembrerebbe esserci più di un collegamento. Dalle migliaia di pagine dei documenti finanziari statunitensi esaminati, è emerso che, almeno dal 2007, i gruppi indagati hanno speso più soldi in Europa (almeno 88 milioni di dollari) che in qualsiasi altro posto al di fuori degli Stati Uniti, seguiti da Africa, Asia e America Latina.

“Nessuno dei gruppi di destra cristiana che abbiamo studiato rivela chi siano i suoi donatori, o rivela dettagli su come esattamente spende il suo denaro oltreoceano”, hanno chiarito gli autori del rapporto.

Tuttavia, essi sottolineano il fatto che ogni gruppo statunitense è registrato come una no-profit esente da tasse e, come tale, dovrebbe essere escluso dalla partecipazione ad attività politiche di parte.

Secondo la ricerca, la Billy Graham Evangelistic Association (Bgea) è quella che ha speso di più, arrivando ad “investire” circa 23 milioni di dollari in Europa tra il 2007 e il 2014.

Il gruppo è guidato dal figlio del famoso predicatore evangelico statunitense, Franklin Graham, che ha definito Satana l’architetto del matrimonio omosessuale e l’Islam “malvagio”.

Graham è un convinto sostenitore di Trump e, secondo openDemocracy, è stato in Russia l’anno scorso, dove ha incontrato funzionari del Cremlino che sono sottoposti alle sanzioni degli Stati Uniti, in un viaggio che ha detto essere stato personalmente approvato dal vicepresidente Mike Pence.

Il Bgea ha inoltre intrapreso un’azione legale contro i luoghi di intrattenimento britannici che hanno cancellato le apparizioni di Graham.

La maggior parte del denaro speso da questi gruppi in Europa proveniva da due gruppi cristiani di patrocinio legale, l’American Center for Law and Justice (Aclj) e l’Alliance Defending Freedom (Adf), che insieme hanno speso più di 3,7 milioni di dollari in Europa nel 2018.

L’Adf è diventato uno dei gruppi più influenti dietro gli attacchi ai diritti LGBTQ ed è stato individuato come “hate group” dalle organizzazioni per i diritti umani.

Sia l’Aclj che l’Adf sono intervenuti in decine di casi giudiziari europei negli ultimi dieci anni.

L’Aclj, è, tra le altre cose, guidato dall’avvocato di punta di Trump, Jay Sekulow, che ha difeso il presidente americano contro l’impeachment e lo ha rappresentato nelle indagini sui suoi legami con la Russia.

Secondo quanto emerso dalla ricerca di openDemocracy, l’Aclj avrebbe depositato memorie giudiziarie a sostegno delle controverse restrizioni all’aborto del governo polacco, incluse quelle introdotte dalla storica sentenza della scorsa settimana.

Migliaia di persone sono scese in piazza in Polonia anche il 26 ottobre, per il quinto giorno consecutivo, contro la sentenza della Corte costituzionale che avrebbe imposto un divieto quasi totale dell’aborto nel Paese.

La Polonia ha già alcune delle leggi sull’aborto più restrittive dell’Ue e molte donne sono obbligate a recarsi all’estero per interrompere la gravidanza.

La scorsa settimana la Corte costituzionale del Paese si è pronunciata a favore di ulteriori restrizioni, affermando che una legge esistente che permette l’aborto nel caso di malformazioni congenite del feto è “incompatibile” con la costituzione. La nuova sentenza significa che ora in Polonia l’aborto è valido solo in caso di stupro, incesto, o per proteggere la vita della madre.

Aclj ha anche sostenuto pubblicamente la Polonia nella sua disputa in corso con la Commissione europea sulle zone “LGBT-free”, secondo i ricercatori di openDemocracy.

“Questo rapporto investigativo riafferma l’esistenza di un tentativo organizzato e ben finanziato di alimentare l’opposizione contro i diritti delle donne”, ha detto Melissa Upreti, avvocato dei diritti umani e membro del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla lotta alla discriminazione contro le donne.

Altri gruppi elencati nella ricerca hanno sostenuto campagne contro la contraccezione, il divorzio, l’aborto, l’adozione da parte di persone dello stesso sesso e in favore delle restrizioni dei diritti dei trans in tutta Europa, dall’Italia all’Austria, alla Norvegia e alla Francia, e hanno diffuso fake news, anche sul coronavirus.

L’anno scorso, openDemocracy aveva già scoperto come una dozzina di gruppi “fondamentalisti” di destra statunitensi, molti dei quali con legami con l’amministrazione Trump e con Steve Bannon, avessero versato almeno 50 milioni di dollari in nero in Europa nell’arco di un decennio, sostenendo “eserciti” di avvocati ultra-conservatori e di attivisti politici, così come campagne per i “valori della famiglia” contro i diritti LGBT, l’educazione sessuale e l’aborto.

La maggior parte di loro era strettamente legata al Congresso Mondiale delle Famiglie, un controverso ‘istituto’ con sede a Roma, sostenuto da Steve Bannon e costituito da una rete di attivisti ultra-conservatori, con legami con politici e movimenti di estrema destra in diversi paesi europei, tra cui Italia, Ungheria, Polonia, Spagna e Serbia.

Proprio il Congresso Mondiale delle Famiglie era stato l’organizzatore dell’incontro tenutosi a Verona nella primavera del 2019 e che divise l’opinione pubblica italiana. Tra gli invitati all’incontro promosso dal Congresso Mondiale delle Famiglie vi erano infatti anche rappresentanti del governo italiano di allora, come i ministri Matteo Salvini e Lorenzo Fontana, o il presidente della regione Veneto, Luca Zaia.

Il legame tra il mondo dell’ultra-destra statunitense e la Lega di Matteo Salvini era già noto e continua dunque ad essere confermato.