Giornata della disabilità: che cosa fa (e che cosa farà) l’Ue

La ministra francese Sophie Cluzel con la maschera che permette di leggere il labiale alle persone prive di udito. EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Nella Giornata Internazionale delle persone con disabilità facciamo il punto sulla strategia europea sulla disabilità.

La Strategia europea sulla disabilità è stata introdotta per integrare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite e volge al termine proprio quest’anno. Una nuova strategia sulla disabilità dovrebbe essere presentata dalla Commissione europea nel 2021.

Nella risoluzione del Parlamento europeo del 30 novembre 2017 sull’attuazione della strategia europea sulla disabilità leggiamo al primo punto che “tutte le persone con disabilità hanno pari diritti in tutti gli ambiti della vita e godono del diritto inalienabile alla dignità, alla parità di trattamento, a una vita indipendente, all’autonomia e alla piena partecipazione alla società” ma allo stesso tempo – si legge più avanti – “le persone con disabilità rappresentano un gruppo diversificato e che donne, bambini, anziani e persone con complesse esigenze di assistenza o disabilità temporanee o invisibili affrontano ulteriori barriere e forme multiple di discriminazione”.

La situazione attuale

Nell’Unione europea vivono 80 milioni di persone con disabilità, e 46 milioni sono donne. Un approccio di genere rispetto al tema della disabilità consente di affrontare specifiche forme di discriminazione contro donne e ragazze: il 34 % delle donne con problemi di salute o disabilità ha infatti subito violenze fisiche o sessuali commesse da un partner nel corso della propria vita; inoltre “le donne con disabilità sono spesso in una posizione molto più svantaggiata rispetto agli uomini con disabilità e maggiormente esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale”, leggiamo nella risoluzione del Pe.

Il tasso di occupazione delle persone con disabilità è pari al 50,6% ma il 75% delle persone con gravi disabilità nell’Ue non ha la possibilità di partecipare pienamente al mercato del lavoro; la sottoccupazione e la disoccupazione possono costituire un problema in particolare per le persone che soffrono di disordini dello spettro dell’autismo o che sono sorde o audiolese oppure cieche. Il Parlamento dunque “incoraggia l’adozione di misure di discriminazione positiva, compresa l’istituzione di percentuali minime di assunzione di persone con disabilità nei settori pubblico e privato”.

Cosa è stato fatto

Le misure implementate dall’Ue per rendere più concreta l’idea dell’inclusione sono diverse: l’atto europeo sull’accessibilità riguarda i requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi soprattutto per quei prodotti e servizi che sono stati identificati come i più importanti per le persone con disabilità (computer e sistemi operativi, Bancomat e servizi bancari, biglietterie automatiche, apparecchiature televisive, servizi relativi al trasporto aereo, autobus, ferroviario, e-book e e-commerce); il progetto della tessera di invalidità dell’Ue garantisce alle persone con disabilità parità di accesso alle prestazioni transfrontaliere, soprattutto nei settori della cultura, del tempo libero, dello sport e dei trasporti (ma il problema è che la carta è riconosciuta reciprocamente tra i paesi dell’Ue che partecipano al sistema su base volontaria);  la tessera europea di parcheggio per disabili è invece riconosciuta in tutti gli Stati membri e consente l’accesso a una serie di diritti di parcheggio e posti auto specifici nel paese in cui si viaggia; una specifica direttiva poi stabilisce un quadro generale per combattere le discriminazioni (di ogni tipo e dunque anche rispetto alla disabilità) in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, al fine di attuare negli Stati membri il principio della parità di trattamento; la direttiva sull’accessibilità del web è pensata per rendere più facile per disabili e anziani l’accesso ai siti web delle amministrazioni pubbliche (ad esempio per operazioni come la dichiarazione dei redditi, per richiedere un’indennità, per pagare le tasse o iscriversi all’università).

Sono ancora gli eurodeputati a chiedere che la prossima strategia Ue sulla disabilità, che dovrebbe essere presentata dalla Commissione nel 2021, colmi concretamente il divario tra le politiche attuali e l’attuazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, chiedendo sostanzialmente una strategia europea per la disabilità più ambiziosa per il periodo 2020-2030.