Giornata contro l’omofobia: Italia tra le peggiori in Europa sui diritti LGBTI

Gay Pride parade a Belgrado, Serbia, 15 Settembre 2019. EPA-EFE/ANDREJ CUKIC

Le organizzazioni LGBTI hanno denunciato la mancanza di progressi nel riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali in vista della Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia di domenica 17 maggio. Secondo i dati di ILGA-Europe, l’Italia si attesta al 35º posto su un totale di 49 Paesi, classificandosi ultimo tra i grandi Paesi occidentali. 

“Immaginate di avere paura di tenere la mano della persona amata in pubblico, di evitare di fare battute in ufficio per evitare di far sapere con chi condividete la vostra vita, di scegliere la strada più lunga per tornare a casa per aggirare un territorio potenzialmente ostile o di sopportare il ridicolo ogni volta che mostrate la vostra identità personale”.

“Nel 2020, queste situazioni continuano ad essere realtà per troppe persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali in tutta l’Unione Europea e oltre”.

Così inizia il rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) sulle persone LGBTI in Europa. Nel 2020, l’appartenenza a una minoranza riguardo all’orientamento sessuale nell’UE è ancora fonte di discriminazione e di ischio per l’incolumità. 

L’organo dell’UE per i diritti ha fatto il punto della situazione in Europa sulla base dei risultati di un sondaggio condotto nel 2019 tra circa 140.000 persone nell’UE, nella Macedonia settentrionale e in Serbia. E i risultati non sono incoraggianti. 

Anche se la situazione varia notevolmente da un Paese all’altro, sono stati compiuti pochi progressi rispetto al precedente sondaggio del 2012. Infatti, i dati hanno mostrato che la discriminazione è addirittura peggiorata in alcune aree. 

Almeno il 43% degli intervistati ha dichiarato di aver subito discriminazioni e il dato è più alto del 37% del 2019; bisogna poi considerare che questa cifra aumenta fino al 60% nel caso delle persone trans. Circa il 58% delle persone intervistate ha ammesso di aver subito una qualche forma di molestia rispetto ad un dato del 45% dell’indagine precedente, mentre il 5% dichiara di aver subito molestie fisiche o sessuali. 

Il rapporto mostra che la discriminazione quotidiana persiste sul lavoro, negli spazi pubblici ma anche quando si cerca di trovare casa, ci si rivolge all’assistenza sanitaria o alla protezione sociale. Troppo spesso, coloro che sono vittima di crimini d’odio o di discriminazione sono riluttanti a denunciare l’accaduto. 

Visibilità e hate speech 

Le parole, le idee e i simboli sono importanti. Quando alle persone è stato chiesto quali fattori secondo loro abbiano contribuito ad alimentare i pregiudizi, e a dar vita a forme di intolleranza o di violenza contro le persone LGBT, nelle risposte hanno per lo più indicato politici e partiti politici, ma anche la mancanza di sostegno da parte di personaggi pubblici. 

Di contro, esattamente gli stessi fattori e stesse categorie di persone sono state menzionate anche per rispondere a che cosa abbia fatto una differenza positiva. 

“Due cose sono a mio avviso cruciali per migliorare la situazione delle persone queer nell’UE: aumentare la loro visibilità ed eliminare i discorsi carichi di odio da parte degli opinionisti”, ha detto una donna lesbica in Cecenia che è rimasta anonima e la cui testimonianza è stata raccolta nel rapporto. 

Emerge anche che la consapevolezza e l’impegno delle autorità che fanno rispettare la legge, come la polizia, sarebbe fondamentale. “Il loro tenere gli occhi chiusi di fronte all’omofobia è probabilmente un problema importante. Se l’omofobia non inizia ad essere punita, non faremo passi avanti”, ha detto un’altra fonte anonima dalla Slovacchia. 

Mappa delle discriminazioni in Europa

ILGA-Europe, un’associazione che promuove le istanze delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali a livello europeo, ha anche pubblicato il suo indice dei diritti LBGTI che viene aggiornato annualmente. Anche in questo caso troviamo preoccupazioni simili a quelle espresse nel rapporto dell’organo dei diritti dell’UE sulla situazione delle persone queer in Europa. 

L’indice valuta la situazione nei vari Paesi tenendo conto dell’uguaglianza e della non discriminazione, della legislazione sul riconoscimento delle famiglie, dei crimini spinti dall’odio e del linguaggio d’odio o del riconoscimento giuridico dell’identità di genere e dell’integrità fisica.

In base a questi criteri, Malta, Belgio, Lussemburgo, Danimarca e Spagna risultano essere i paesi dell’UE meglio classificati, mentre Lituania, Italia, Bulgaria, Romania, Lettonia e Polonia sono i paesi più in fondo alla classifica per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti LGBTI. 

“Questo è un momento critico per l’uguaglianza LGBTI in Europa”, ha detto Evelyne Paradis, direttore esecutivo di ILGA-Europe. “Con il passare degli anni, sempre più paesi, tra cui i campioni dell’uguaglianza LGBTI, continuano a rimanere indietro nei loro impegni per l’uguaglianza delle persone LGBTI, mentre sempre più Governi adottano misure per colpire le comunità LGBTI”, ha detto Paradis.

Bisogna anche stare molto attenti alla crisi COVID-19: ”Abbiamo tutte le ragioni per temere che la noncuranza da parte del mondo politico, l’aumento delle misure di repressione e le difficoltà socio-economiche possano creare una tempesta perfetta contro molte persone LGBTI in Europa nei prossimi anni”, ha aggiunto Paradis.

Una risposta necessaria 

Il principio di uguaglianza è incorporato nei Trattati dell’UE e anche se la non discriminazione è stata riconosciuta in una serie di regolamenti dell’UE, l’ipotesi dell’introduzione di una legge europea contro la discriminazione è rimasta bloccata per oltre un decennio. 

Più in generale, l’UE ha competenze limitate per quanto riguarda il riconoscimento e la protezione dei diritti LGBTI, il che crea notevoli disuguaglianze tra i 27 Stati membri.

“L’indagine dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali evidenzia il motivo per cui i diritti LGBTI hanno bisogno di una protezione continua”, ha detto Marc Angel, eurodeputato lussemburghese del gruppo Socialisti e Democratici (S&D) che è co-presidente dell’intergruppo del Parlamento europeo sui diritti LGBTI. “Abbiamo bisogno di una direttiva sulla parità di trattamento per proteggere dalla discriminazione non solo sul posto di lavoro, per garantire adeguata protezione”, ha detto Angel. 

Terry Reintke, eurodeputato verde tedesco che è l’altro co-presidente dell’intergruppo, ha mostrato preoccupazione per il potenziale impatto della crisi del coronavirus per le persone LGBTI.

In aprile, il partito ungherese al governo Fidesz ha proposto una modifica di legge tale per cui i certificati di nascita, matrimonio e morte mostrino  solo il “genere biologico” – invertendo una politica che permetteva alle persone trans di cambiare giuridicamente il genere in base appunto alla propria identità di genere.

Reintke ha invitato le autorità dell’UE a “rimanere vigili per garantire che nessuno Stato membro utilizzi questo periodo di emergenza per fare marcia indietro sui diritti già garantiti” e continuare a lottare “per garantire meglio i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali in tutta l’UE”.

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha nominato Helena Dalli come primo Commissario per l’uguaglianza. La Dalli avrebbe dovuto lanciare una strategia LGBTI dell’UE che però per ora è rimasta indietro a causa dell’epidemia di coronavirus.

Durante la presentazione dell’indice ILGA, Dalli ha sottolineato il suo impegno ad aiutare gli Stati membri a sviluppare strategie LBGTI. La Commissaria ha anche riconosciuto che il COVID-19 ha aggiunto uno strato di complessità e potrebbe aumentare le disuguaglianze.