Giornata contro l’omobitransfobia, il punto sui diritti civili nell’Ue

L'edificio della Commissione con la bandiera arcobaleno

L'edificio della Commissione con la bandiera arcobaleno

Nella giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, la sede della Commissione europea a Bruxelles si illumina della bandiera arcobaleno, “per celebrare la nostra diversità e i nostri valori”. La data non è scelta a caso: era il 17 maggio 1990, appena 21 anni fa, quando l’omosessualità è stata ufficialmente rimossa dalla lista delle malattie mentali dell’OMS.

L’Unione Europea è ormai in prima linea per i diritti civili e contro le discriminazioni nei confronti delle persone LGBT+ e a novembre 2020 la Commissione ha presentato la sua prima  strategia sull’uguaglianza.
In questa strategia per l’uguaglianza LGBTIQ 2020-2025 leggiamo che “La discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ persiste in tutta l’UE. Per molte persone LGBTIQ nell’UE non è ancora sicuro manifestare l’affetto in pubblico, parlare apertamente del proprio orientamento sessuale, della propria identità o espressione di genere e delle proprie caratteristiche sessuali, a casa o sul luogo di lavoro, o semplicemente essere sé stessi senza sentirsi in pericolo. Un numero considerevole di persone LGBTIQ è inoltre a rischio di povertà e di esclusione sociale. Non tutti si sentono sicuri di denunciare alla polizia gli abusi verbali e le violenze fisiche. La crisi della COVID-19 ha determinato nuove pressioni per i gruppi più vulnerabili e le persone LGBTIQ non fanno eccezione”. I quattro “pilastri” su cui fonda dunque la stretegia europea sono combattere la discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ, garantirne l’incolumità, costruire società inclusive per le persone LGBTIQ (l’esatto opposto delle zone libere da LGBT polacche) e “guidare la lotta a favore dell’uguaglianza delle persone LGBTIQ nel mondo”.

Diritti Lgbtiq: la prima strategia Ue sull'uguaglianza

La Commissione europea ha presentato la sua prima strategia per l’uguaglianza LGBTIQ per i prossimi cinque anni, impegnandosi ad essere “in prima linea negli sforzi per proteggere meglio” i diritti della comunità, mirando ad affrontare la discriminazione, a garantire la …

 

La lotta contro le discriminazioni nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer sta caratterizzando sempre di più l’azione dell’Unione e dunque, per converso, la propaganda di matrice ultraconservatrice, nazionalista e anti-europea. Il tema dei diritti civili dunque è un tema dirimente: da una parte vi sono le istituzioni europee che hanno oramai abbracciato la “svolta arcobaleno” e dall’altra parte alcuni governi e forze politiche negli Stati membri che fomentano l’odio, le discriminazioni e al contempo la loro insofferenza per l’ingerenza di Bruxelles sul tema.

Due sono gli esempi classici di questo doveroso atteggiamento nei confronti dei diritti, tra UE e (alcuni) Stati membri: la Polonia e l’Italia.
La Polonia, dopo le elezioni che hanno riconfermato Duda e il suo PiS, è un Paese governato in modo sempre più autocratico: oltre al silenzio imposto alla magistratura e ai media, l’altro elemento più evidente della continua erosione dello stato di diritto e dei principi che lo caratterizzano è proprio l’azione di discriminazione nei confronti delle comunità LGBTIQ. Intere città e zone del Paese si sono dichiarate “zone libere da LGBT”. Secondo l’Osservatorio internazionale dei diritti umani, sarebbero addirittura un terzo delle città polacche si sono dichiarate “libere dall’ideologia LGBT” dal 2019 ma la reazione da parte dell’UE (e di alcuni altri Stati membri) è arrivata forte e chiara: da subito sono stati interrotti alcuni gemellaggi, come nel caso di Nieuwegein, una città vicino a Utrecht nei Paesi Bassi, che ha fatto marca indietro sul gemellaggio con la cittadina polacca di Pulawy, o come nel caso della città irlandese Fermoy che ha fatto lo stesso con la polacca Nowa Deba, o come la francese Nogent-sur-Oise che ha sospeso interrotto il gemellaggio con la città polacca di Krasnik o Saint-Jean-de-Braye che ha sospeso i suoi rapporti con Tuchow. Oltre all’azione simbolica di abbandonare il gemellaggio, in seguito la Commissione ha deciso di non dare i finanziamenti dell’UE legati al programma di gemellaggio alle città polacche che non rispettano i diritti delle persone LGBTIQ. E la Francia sarebbe anche pronta ad aprire una procedura d’infrazione contro la Polonia.

L'UE nega i finanziamenti a sei città polacche che si sono dichiarate "LGBT-Free Zones"

“I valori e i diritti fondamentali dell’UE devono essere rispettati dagli Stati membri e dalle autorità statali”, ha scritto su Twitter la Commissaria europea per l’uguaglianza, Helena Dalli in seguito alla decisione della Commissione europea di negare l’elargizione di fondi …

La proposta del Parlamento europeo è proprio quella di vincolare i fondi europei al tema del rispetto dello stato di diritto, dei diritti umani e dei diritti civili, perché d’altronde i fondi europei devono finanziare progetti in linea con la Carta dei diritti fondamentali.
Dal punto di vista simbolico, inoltre, l’europarlamento, in una risoluzione di marzo 2021, con 492 voti favorevoli, 141 contrari e 46 astensioni, ha dichiarato l’UE una ”Zona di libertà per le persone LGBTIQ”, a due anni dalla prima “zona libera da LGBTIQ” dichiarata da una città polacca. Il messaggio (anche alla Commissione) è chiaro: bisogna fare di più contro gli Stati membri che non rispettano i valori europei sanciti nella Carta di Nizza. Nella risoluzione del PE viene menzionato anche il deterioramento della situazione dei diritti civili in Ungheria, sempre in nome dei valori tradizionali cristiani. La campagna del nuovo conservatorismo religioso che mina le conquiste civili anche per le donne, è finanziato con milioni di dollari dalle organizzazioni ultracattoliche Americhe.

Sarebbero 50 milioni di dollari in nero quelli arrivati in Europa nell’arco di un decennio, per sostenere le campagne per i “valori della famiglia” contro i diritti LGBTIQ, i diritti delle donne e l’aborto. In questo quadro anche l’Italia è un nodo importante: è qui che ha sede il Congresso Mondiale delle Famiglie, sostenuto da Steve Bannon e costituito da una rete di attivisti ultra-conservatori, con legami con politici e movimenti di estrema destra in diversi paesi europei, tra cui proprio, Ungheria e Polonia.
L’Italia, infatti, è un altro caso interessante da analizzare. Nelle settimane in cui il Ddl Zan che concerne “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” era bloccato al Senato, si è mobilitato di nuovo, non a caso, il Parlamento europeo.

Monica Cirinnà: "Riprende slancio politico l'Europa della democrazia, dei diritti, dell'uguaglianza"

Nel pieno della discussione sulla Legge Zan contro l’omotransfobia, abbiamo parlato con la Senatrice Cirinnà della questione dei diritti civili in Europa. A fine 2020 la Commissione europea ha presentato la sua prima strategia per l’uguaglianza Lgbtiq per i prossimi cinque …

Le azioni concrete che la Commissione farà valere nei prossimi anni includono un report sugli adempimenti da parte degli Stati membri rispetto alla direttiva Ue sulla parità di trattamento in materia di occupazione; dei finanziamenti nell’ambito del programma Orizzonte Europa per gli studi di genere e le ricerche intersezionali; il ricorso al Fondo sociale europeo Plus per migliorare la posizione socioeconomica delle persone LGBTIQ più emarginate; azioni per rafforzare la protezione giuridica delle persone LGBTIQ contro i reati generati dall’odio, l’incitamento all’odio e la violenza. Sebbene l’UE abbia adottato una legislazione che penalizza i reati generati dall’odio e l’incitamento all’odio fondati sul razzismo e sulla xenofobia, non esistono sanzioni specifiche per l’incitamento all’odio specifico nei confronti delle persone LGBTIQ. Una sorta di Ddl Zan europeo.