Frontiere chiuse in Ungheria, ma non per tutti. Bruxelles richiama Orban

Controlli alla frontiera tra Ungheria e Austria. [EPA-EFE/Csaba Krizsan HUNGARY OUT]

I commissari europei Ylva Johansson e Didier Reynders hanno inviato la lettera al governo ungherese chiedendo il ritiro immediato di “qualsiasi misura” di chiusura dei confini interni “che non sia conforme ai principi fondamentali del diritto dell’Ue”.

A partire da martedì 1° settembre il governo ungherese ha deciso di chiudere le frontiere ai non cittadini e ai non residenti. Tuttavia sono state previste eccezioni per i cittadini degli altri tre Paesi Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, e Slovacchia).

Inoltre, i cittadini ungheresi di ritorno dall’estero dovranno mettersi in quarantena per due settimane, o fino a quando non forniranno alle autorità due risultati negativi dei test.

“Il numero di infezioni è aumentato e la maggior parte di queste provengono dall’estero”, aveva dichiarato alcuni giorni fa il capo di gabinetto di Orban, Gergely Gulyás, aggiungendo che misure più rigide erano necessarie per permettere l’inizio del nuovo anno scolastico. L’Austria ha subito protestato per gli effetti negativi che queste limitazioni rischiano di avere sull’economia.

Il rischio è ancora una volta che sulle chiusure i Paesi procedano ognuno per conto proprio, malgrado la Commissione europea abbia più volte sollecitato i governi a coordinarsi.

L’annuncio di Budapest è arrivato a poche ore dall’annuncio di Angela Merkel ed Emmanuel Macron di non voler chiudere le frontiere, coltivando l’idea di un coordinamento europeo. “Chiudere le frontiere sarebbe inutile se non controproducente”, aveva dichiarato il capo dell’Eliseo.

Ma Orban ancora una volta ha preferito ignorare le indicazioni di Bruxelles. “Qualsiasi misura che non sia conforme a tali principi fondamentali del diritto dell’Ue dovrebbe ovviamente essere immediatamente ritirata. Parleremo a breve con le nostre rispettive controparti ministeriali ungheresi per richiedere ulteriori informazioni”, ha scritto su Twitter la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson.

Il portavoce della Commissione europea Christian Wigand ha detto ai giornalisti che “non ci può essere discriminazione tra i cittadini dell’Ue quando si tratta di restrizioni di viaggio. Ci sono regole chiare sulla libera circolazione nell’Unione Europea e ogni Stato membro deve seguirle”.

Con l’occasione l’esecutivo Ue ha nuovamente esortato i Paesi membri dell’Ue a coordinarsi con i loro vicini su eventuali restrizioni. Al di là dell’impatto economico di misure non coordinate, gli esperti temono che la crisi causata dal coronavirus possa diventare un alibi per limitare la libertà di movimento all’interno dell’area Schengen.