Eurodeputati arcobaleno: il sit-in per dire basta all’omotransfobia in Polonia

Gli eurodeputati che compongono la bandiera arcobaleno fuori dalla sede del Parlamento: Foto diffusa su twitter dagli organizzatori

Ieri, 15 settembre 2020, 32 eurodeputati  hanno organizzato un’azione di solidarietà davanti al Parlamento Europeo per mostrare il loro sostegno alla comunità LGBTI polacca sotto attacco. Gli eurodeputati, con i loro vestiti colorati, hanno composto la bandiera dell’Orgoglio, esattamente come avevano fatto i deputati polacchi prima del discorso di insediamento del Presidente Duda dopo le ultime elezioni in Polonia.

L’azione è stata promossa dall’Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo. “Oggi siamo solidali con la comunità LGBTI polacca – questo è il messaggio che stiamo inviando! Questa azione dimostra che il Parlamento europeo e l’Intergruppo LGBTI sono con loro, che le loro voci sono state ascoltate. Proprio ieri, decine di eurodeputati sono intervenuti a sostegno di questa comunità durante il dibattito sulla Polonia. Ogni settimana, l’Intergruppo LGBTI riceve e-mail con la stessa domanda: Cosa sta facendo l’UE? Beh, per la parte del Parlamento europeo, state tranquilli: siamo al vostro fianco. Abbiamo già chiamato in precedenza e continueremo a chiedere alla Commissione di avviare procedure di infrazione sulla base dei valori dell’UE che sono a grave rischio in Polonia”. Così Terry Reintke, Co-Presidente dell’Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo. Proprio la eurodeputata tedesca dei Verdi era intervenuta duramente nel dibattito al PE e il video del suo intervento ha fatto il giro dei social.

L’intergruppo è composto da 149 eurodeputati provenienti da 26 Paesi e appartenenti a 5 gruppi politici (i popolari, isocialisti e democratici, Renew Europe, i Verdi e la sinistra). Gli eurodeputati che hanno composto la bandiera arcobaleno davanti all’Europarlamento appartengono a tutti e i 5 questi gruppi politici.
Il Parlamento Europeo, in generale, si è espresso più volte contro le misure del governo polacco nei confronti della comunità LGBTI. Già in una risoluzione adottata a gennaio 2019, il Parlamento UE condannava lo sviluppo delle cosiddette “zone libere da LGBTI” o “zone LGBTI free” in Polonia con una forte maggioranza di 463 voti favorevoli e solo 107 contrari.

Sono circa 100 i comuni e le regioni che hanno adottato risoluzioni con le quali si sono definiti “zone libere da LGBT”. A luglio l’Unione Europea ha negato i finanziamenti dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione a questi comuni perché la loro attività viola la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Il tema dei diritti civili è stato centrale anche durante l’ultima campagna elettorale. “Difendere i bambini dall’ideologia LGBT”, accostare la lotta alla pedofilia all’omosessualità, istituire una “carta della famiglia” erano alcuni dei punti ricorrenti del programma elettorale del partito PiS. Viceversa, il sindaco liberale di Varsavia Rafał Trzaskowski, il principale sfidante di Duda, nel 2019 ha firmato una dichiarazione a sostegno dei diritti LGBTQ.

Ad inizio agosto Human Rights Watch ha denunciato decine e decine di arresti arbitrari di manifestanti che pacificamente rivendicavano le ragioni della comunità LGBTI. nelle settimane successive è stata promossa una lettera aperta a sostegno delle comunità LGBT polacche; tra i firmatari illustri anche la scrittrice Margaret Atwood e l’attore James Norton. Anche in questo caso c’era un esplicito richiamo alla Commissione Europea e alla Presidente Von Der Leyen perchè si adottino “misure immediate” per difendere i diritti LGBT in Polonia, considerando che il presidente polacco Andrzej Duda ha dichiarato che il movimento LGBT è “più distruttivo” del comunismo e dunque non ci si può aspettare che faccia marcia indietro sui diritti civili.

Polonia al voto: la comunità LGBT spera nella svolta arcobaleno

Il paese, maglia nera dei diritti LGBT in Europa, potrebbe cambiare strada con l’ex sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski che affronta il conservatore Andrzej Duda. Per i sondaggi il 12 luglio sarà testa a testa.

«Mi arrabbio quando sento dire a …