Coronavirus, quando potremo tornare a viaggiare?

Aerei fermi in Francia, all'aeroporto di Orly a causa del lockdown. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

Uno degli effetti più immediati e dirompenti della pandemia da coronavirus si è riversato sui diritti individuali alla mobilità e alla circolazione. Tutti gli Stati membri dell’UE hanno vietato gli assembramenti pubblici, chiuso le scuole (totalmente o parzialmente) e introdotto restrizioni di viaggio e di attraversamento delle frontiere.

Alcuni Paesi, come la Germania, hanno immediatamente chiuso le loro frontiere interne. “Bulgaria, Repubblica Ceca e Germania li hanno poi riaperti completamente; Slovacchia e Romania li hanno riaperti parzialmente. Rimangono alcune tensioni, ad esempio, con l’Ungheria” aveva detto il Commissario Breton in un’edizione al Senato francese, sottolineando che “Queste reazioni non ci sono state però solo in Europa, ha sottolineato Breton. Negli Stati Uniti, che sono uno Stato federale, per esempio, alcuni Stati americani hanno semplicemente chiuso le loro frontiere. È il caso, ad esempio, degli Stati di New York e del New Jersey. Dobbiamo cioè considerare queste reazioni come reazioni umane”.

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Naturalmente nessun paese era preparato a …

Se dunque la Commissione Europea ha lavorato per evitare le chiusure delle frontiere tra i Paesi UE, ha invece invitato gli Stati a chiudere le frontiere esterne dell’Unione. Per arginare la diffusione del virus, il 16 marzo la Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di applicare una restrizione temporanea coordinata di 30 giorni per i viaggi non essenziali da Paesi terzi verso l’Unione Europea. In seguito all’approvazione da parte dei leader dell’UE, tutti gli Stati membri dell’Unione (ad eccezione dell’Irlanda) e tutti i paesi associati Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera) hanno cominciato ad applicare questa restrizione. Ad aprile poi, la Commissione aveva inviato gli Stati membri e i paesi non UE che però aderiscono a Schengen a prorogare le restrizioni prima fino al 15 maggio e poi fino al 15 giugno. 

Naturalmente, le misure non si applicano ai cittadini dell’UE e i cittadini dei paesi associati Schengen e i loro familiari che intendono rimpatriare e nemmeno alle persone con una funzione o a una necessità “essenziali”, come operatori sanitari, ricercatori in ambito sanitario e professionisti dell’assistenza agli anziani, personale dei trasporti, passeggeri in viaggio per motivi familiari imperativi e persone che necessitano di protezione internazionale o in viaggio per altri motivi umanitari.

La commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha detto che: “Abbiamo bisogno di un approccio graduale e coordinato. Ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen di libera circolazione è il nostro primo obiettivo non appena la situazione sanitaria lo consentirà. Le restrizioni alla libera circolazione e i controlli alle frontiere interne dovranno essere gradualmente eliminati prima di poter eliminare le restrizioni alle frontiere esterne”.