Bulgaria: 50 giorni di proteste nel silenzio dell’Europa

Un manifestante sventola una bandiera europea e una bandiera bulgara durante una protesta antigovernativa davanti al Consiglio dei ministri a Sofia, Bulgaria, il 29 luglio 2020. EPA-EFE/VASSIL DONEV

Mentre gli occhi del mondo e quelli dell’Ue sono concentrati sulle proteste di piazza in Bielorussia, in pochi sembrano prestare attenzione a quelle in Bulgaria, che invece è un Paese membro dell’Ue dal 2007. Oggi, 27 agosto, è il cinquantesimo giorno di protesta.

Il motivo che spinge i manifestanti a scendere in piazza ogni sera a Sofia e in altre città è la corruzione: il premier Boyko Borissov è accusato, come il procuratore generale Ivan Ghescev, di essere “corrotto” e “affiliato alla mafia”. Secondo i manifestanti, la Bulgaria continua ad essere il Paese più povero dell’Ue proprio per questa ragione. Da luglio ormai la richiesta dei cittadini bulgari è la stessa: dimissioni e nuove elezioni immediate.

Una costante delle manifestazioni che si stanno susseguendo è una frase che riecheggia nelle piazze e che viene scritta sui semplici cartelli di cartone: “Eu, are you blind?” che tradotto significa: “Ue, sei cieca?”. Una domanda scomoda per gli altri Paesi europei che proprio in questi giorni discutono delle azioni da intraprendere e delle sanzioni da comminare a Lukashenko e al suo establishment. Proprio per questo domenica, alcuni manifestanti bulgari hanno protestato alla rotonda Schuman a Bruxelles. Scambiati dai passanti per bielorussi, hanno replicato di provenire dalla Bulgaria: “È un paese dell’Unione europea, ma abbiamo lo stesso problema, vogliamo elezioni eque ora”.

Il 12 agosto alcuni giovani manifestanti si sono trovati davanti all’ambasciata tedesca a Sofia,  con gli occhi bendati, a voler simboleggiare l’atto di non voler guardare e di coprirsi gli occhi dinnanzi a ciò che succede. La manifestazione era legata nello specifico alle parole del leader del Partito popolare europeo al Parlamento europeo Manfred Weber, secondo cui il Ppe sostiene l’attuale governo bulgaro di Boyko Borrisov nella lotta alla corruzione.

Ad un certo punto pareva che Borissov avesse deciso di dimettersi, ma nella conferenza stampa in cui ci si attendeva l’annuncio delle dimissioni ha invece proposto un processo di cambiamento della costituzione, secondo alcuni spinto dai suoi partner di coalizione, gli United Patriots, di estrema destra, che non avrebbero quasi nessuna possibilità di entrare nel parlamento bulgaro in caso di nuove elezioni. La proposta del premier Borissov è quella di subordinare le proprie dimissioni al compimento di questo processo di revisione costituzionale.

Nel Paese la frattura non è solo tra la società civile che riempie le piazze e il potere oligarchico accusato di corruzione e di rapporti mafiosi, ma è anche una vera e propria frattura istituzionale che vede schierati su fronti opposti il premier in carica e il presidente della Repubblica Rumen Radev che invece appoggia le rivendicazioni della piazza.