Bielorussia, decine di migliaia in piazza contro la violenza e per cambiare il Paese

epa08602933 Manifestanti bielorussi in piazza contro la violenza della polizia e per supportare l'opposizione al governo di Alexander Lukashenko. EPA-EFE/YAUHEN YERCHAK

Decine di migliaia di bielorussi sono scesi in piazza, il 13 agosto, per contestare, pacificamente, contro la rielezione del presidente Alexander Lukashenko e la conseguente brutale repressione della polizia.

In numerose città bielorusse i manifestanti hanno formato catene umane, spesso vestendo abiti bianchi e tenendo in mano fiori e palloncini per protestare contro la brutalità delle repressioni messe in atto dalla polizia in seguito ai disordini originati dall’esito, molto discusso, del voto della scorsa domenica. Il corteo più grande si è formato nella capitale Minsk, teatro anche dei principali scontri tra polizia e manifestanti.

Dopo le condanne dell’Unione europea e la minaccia di possibili sanzioni, il presidente Lukashenko avrebbe ordinato la liberazione di più di 1000 dimostranti arrestati negli scorsi giorni, secondo quanto dichiarato dalla presidente del Senato, Natalya Kochanova.

Anche il ministro degli interni, Yury Karayev, ha provato a migliorare l’immagine del governo, in un’intervista alla televisione di Stato: “Mi scuso per le ferite riportate da persone a caso durante le proteste che sono rimaste intrappolate nel mezzo.”

Restano però i fatti, documentanti anche da diversi giornalisti. La polizia ha usato granate stordenti, proiettili di gomma, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e, in almeno un caso, fuoco vivo per disperdere la folla, scesa in piazza per contestare i risultati delle elezioni. Almeno due persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite, mentre quasi 7.000 sono state arrestate.

Gli oppositori di Lukashenko lo accusano di aver truccato le elezioni per sconfiggere la sua principale rivale, la popolare candidata dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya, che ha lasciato il paese ex sovietico per la vicina Lituania.

Nonostante le liberazioni avvenute nelle ultime ore, Amnesty International ha denunciato le condizioni inumane dei detenuti, trattenuti in celle sovraffollate, con cibo e acqua insufficienti, e spesso molestati e torturati.

A raccontare le violenze e le disumane condizioni di detenzione è, tra gli altri, Claudio Locatelli, in un intervista al The Post Internazionale. Il giornalista italiano di 32 anni è stato arrestato durante gli scontri tra manifestanti e polizia ed è rimasto in prigione per giorni, prima di essere finalmente rilasciato.

Cambiamento!

Questa nuova ondata di protesta si fonda allora proprio sul rifiuto della violenza e i cartelli dei manifestanti recano soprattutto messaggi come “Change” e “No Violence”, che si uniscono ai simbolici braccialetti bianchi, diventati uno dei simboli del movimento di opposizione.

“Vogliamo dimostrare che noi, donne del nostro Paese, siamo contro la violenza”, ha detto Yekaterina, una parrucchiera di 38 anni che indossava un maglione e una giacca bianchi e reggeva un mazzo di fiori bianchi.

Alle manifestazioni si sono uniti anche gruppi di operai di diverse grandi fabbriche, che hanno organizzato numerose marce, come riferito dai media locali.

Anche eminenti personalità bielorusse hanno condannato le violenze e hanno esortato Lukashenko, che governa la Bielorussia con una morsa di ferro dal 1994, a dimettersi.

In un’intervista a RFE/RL, la scrittrice Svetlana Alexievich, vincitrice del premio Nobel per la letteratura del 2015, ha parlato del suo shock per le azioni “inumane e sataniche” della polizia antisommossa e ha esortato Lukashenko a lasciare il potere pacificamente.

Le reazioni della comunità internazionale non si sono fatte attendere. I leader della vicina Polonia e degli Stati baltici hanno esortato Lukashenko a “porre immediatamente fine all’uso della forza contro il vostro popolo”.

I ministri degli Esteri dell’Unione europea sono stati riuniti in via straordinaria proprio per discutere l’opportunità di eventuali nuove sanzioni contro la Bielorussia.

D’altro canto, il ministero degli Esteri russo giovedì ha affermato che le proteste hanno mostrato “chiari tentativi di interferenza esterna”, seguendo Lukashenko che aveva definito i manifestanti delle “pecore” controllate dagli stranieri.