Arresto Navalny: l’European Magnitsky Act sarà finalmente applicato?

L'alto Rappresentante Ue Borrell al Consiglio dei Ministri degli Esteri europei del 7 dicembre 2020. EPA-EFE/JOHN THYS/POOL

Dagli elementi raccolti da Euractiv.com, il nuovo regime di sanzioni dell’Ue per chi trasgredisce i diritti umani potrebbe essere prossimo all’applicazione dopo la nuova detenzione del dissidente anti-Cremlino. I percorsi futuri del rinnovato scontro Ue-Russia.

L’arresto di Alexei Navalny, avvenuto domenica 17 gennaio a Mosca, potrebbe accelerare l’entrata in vigore della legge europea ispirata al Magnitsky act statunitense (dal nome dell’avvocato morto per maltrattamenti nelle prigioni russe), già approvata dall’Unione europea nei mesi scorsi. Essa permette ai 27 membri Ue di imporre sanzioni a chi viola i diritti umani.

Fermo oppositore del Cremlino, attivista pro-democrazia e anticorruzione, Navalny ha subito un avvelenamento la scorsa estate e rischiato la vita in un ospedale russo, fino a quando è stato trasportato a Berlino per essere curato in sicurezza.

Sul dissidente antiputiniano pendeva  un’indagine per appropriazione indebita e un diktat delle autorità russe: o sarebbe tornato il dato giorno alla data ora, o sarebbe scattato l’arresto. Navalny sapeva bene che al suo ritorno sarebbe stato arrestato, visto che Putin lo teme molto, tanto da non volerne il ritorno e da minacciarne apertamente l’arresto.

La mossa di Navalny

Secondo Eleonora Tafuro Ambrosetti (Ispi), è curiosa la scelta dell’attivista 44enne di tornare nel suo Paese d’origine senza che vi siano specifici appuntamenti ad attenderlo, come ad esempio le elezioni parlamentari che si terranno nei prossimi mesi. Tuttavia lo scopo di Navalny potrebbe puntare ad alimentare con nuove proteste il malcontento nel Paese verso la leadership putiniana, scoppiato in particolare in Siberia nel 2020 e manifestato nelle elezioni regionali dello stesso anno.

In quel frangente, il partito Russia unita di Putin ha perso consensi grazie al ‘voto intelligente’ lanciato dal Pdp-Russia del futuro (il partito di Navalny), strategia per fare perdere consensi allo schieramento di governo convincendo l’elettorato astensionista a sostenere candidati non “putiniani”. Tuttavia, ricorda l’esperta di questioni russe, la popolarità in patria di Navalny non è la stessa di cui gode all’estero, quindi la sua mossa potrebbe rivelarsi azzardata.

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In un’udienza organizzata in fretta e furia nella stazione di polizia di Khimki (periferia di Mosca), il giudice ha ordinato la detenzione di Navalny per 30 giorni, fino al 15 febbraio. E decine di suoi sostenitori, riuniti in un altro aeroporto prima del dirottamento aereo, sono stati arrestati.

Verso nuove sanzioni?

L’arresto di Navalny potrebbe spingere l’Europa a inaugurare un nuovo regime di sanzioni? Si chiede la giornalista Alexandra Brzozowski su Euractiv.com. Già lo scorso ottobre, in risposta all’avvelenamento di Navalny, gli Stati membri dell’Ue hanno imposto sanzioni, come il congelamento dei beni e il divieto di viaggio, contro sei funzionari russi, tra cui il capo dell’agenzia di intelligence del Fsb (il servizio segreto russo), oltre che contro gli orchestratori dell’avvelenamento.

“L’Ue seguirà da vicino gli sviluppi in questo campo e continuerà a tenerne conto nella definizione della sua politica nei confronti della Russia”, ha detto lunedì 18 gennaio l’alto rappresentante Ue Josep Borrell, facendo eco agli appelli del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Nessuno dei due presidenti ha affrontato direttamente la questione delle sanzioni contro il governo di Putin. Ipotesi non facile da accettare per alcuni Stati membri.

Un portavoce della Commissione europea, lunedì, non ha escluso questa linea d’azione, dichiarando alla stampa che “sono in corso discussioni tra gli Stati membri su quello che sarebbe il seguito migliore e più efficace da dare a questo sfortunatissimo evento”.

I paesi baltici, Lituania, Lettonia ed Estonia, confinanti con la Russia e storicamente ostili dai tempi dell’Urss, hanno esortato gli altri membri dell’Ue ad ampliare le misure punitive imposte lo scorso ottobre.

“La Lituania, a nome di tutti e tre gli Stati baltici, ha suggerito di prendere in considerazione possibili sanzioni per l’arresto di Alexei Navalny e la cosiddetta udienza (tono che mette in dubbio la veridicità dei processi in Russia, ndr) in tribunale che si sta svolgendo in questo momento”, ha detto il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis. “Siamo realisti nei confronti della Russia, visto che viviamo al confine”. “Spero che alcune capitali dell’Ue si sveglino dal loro ottimismo e ritornino al realismo”, ha aggiunto.

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Anche i membri della commissione Affari esteri del Parlamento europeo hanno invitato gli Stati membri a “rafforzare le sanzioni applicate ai funzionari russi coinvolti nell’avvelenamento di Navalny e ad ampliare il loro campo d’azione”, ricordando che “dal dicembre 2020 l’Ue ha lo strumento del cosiddetto European Magnitsky Act, e non esiterà ad usarlo quando sarà necessario”.

‘Magnitsky Act’ all’europea

Il nuovo regime di sanzioni permette all’Ue di imporre provvedimenti a individui e organizzazioni responsabili di violazioni dei diritti umani in qualsiasi parte del mondo. Le sanzioni potrebbero essere applicate contro genocidi, crimini contro l’umanità, esecuzioni extragiudiziali ed arresti arbitrari. Altre violazioni potrebbero essere punite se ritenute “diffuse, sistematiche o comunque di grave preoccupazione”, come annunciato allora dall’Unione.

L’atto originale statunitense è stato istituito sotto l’allora presidente Barack Obama nel 2012 e mirava a colpire i funzionari russi ritenuti responsabili della morte dell’avvocato fiscalista russo Sergei Magnitsky.

Anche in questo caso, i limiti intergovernativi dell’Unione europea si sono fatti sentire, tanto che l’inclusione del nome del defunto oppositore di Putin nella proposta di sanzioni dell’Ue non è andata giù a Grecia, Cipro e Italia, nonché all’Ungheria, i cui governi hanno stretti legami con la Russia, che hanno bloccato la bozza del piano.

L’atto è stato depositato sulla Gazzetta ufficiale europea con il nome di “Regolamento (Ue) 2020/1998 del Consiglio, del 7 dicembre 2020, relativo a misure restrittive nei confronti di gravi violazioni e abusi dei diritti umani”.

Prossimi appuntamenti e potenziali azioni contro Mosca

I leader dell’Ue si riuniranno giovedì per un Consiglio europeo virtuale sulla risposta Covid-19 e secondo Euractiv.com il caso Navalny potrebbe potenzialmente essere sollevato, cosa che sicuramente faranno i ministri degli Esteri Ue in riunione il prossimo 25 gennaio, con alcuni Stati membri che hanno annunciato di voler affrontare la questione.

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Sempre al quotidiano di riferimento del network un diplomatico Ue ha detto che “varrebbe la pena di esplorare le possibilità” di applicare l’apposita legge “per il caso Navalny”, ma allo stesso tempo “si teme che alcuni Paesi non siano interessati ad applicare il nuovo regime di sanzioni alla Russia, che sarebbe pericoloso”.

Opinioni e previsioni

Per Bill Browder, finanziere e attivista politico britannico di origine americana che ha contribuito a promuovere l’Atto in Usa, “non c’è dubbio che questo sistema li induce a cambiare atteggiamento”.

“Ricordo di aver avuto una conversazione con Mikhail Khodorkovsky (imprenditore russo in esilio, ndr) subito dopo essere uscito di prigione. Mi disse che i detenuti assistettero al cambiamento di comportamento prima e dopo l’approvazione della legge Magnitsky”, riferendosi alla “paura” dei funzionari coinvolti negli arresti degli oppositori “di essere aggiunti alla lista Magnitsky”, ha affermato Browder in un servizio pubblicato lo scorso dicembre, sostenendo che il nuovo regime sanzionatorio dell’Ue “è solo il 50% della battaglia, mentre il prossimo 50% sarà quello di far sì che l’Ue applichi la normativa”.

“Agire e non parlare”, ha ammonito Khodorkovsky sulle righe della Reuters, riferendosi ai Paesi occidentali, aggiungendo che sarebbe l’unico modo per fare pressione sulla leadership di Mosca.

Nell’intervista, il dissidente ex oligarca ha invitato l’Occidente a dare priorità alle sanzioni sui soggetti coinvolti nella corruzione russa all’estero rispetto alle sanzioni sul gasdotto Nord Stream 2, visto ad Ovest come un possibile obiettivo sanzionatorio.

“L’arresto di Navalny significa che il regime di Putin, il suo regime di banditi, sta usando metodi totalitari per mettere la società sotto pressione”, ha detto Khodorkovsky, definendo il presidente russo un “anziano autocrate” che “sente di dover dimostrare di essere il leader del branco”, altrimenti “le persone crederanno che non lo sia più”, ha detto il dissidente ex oligarca.

Khodorkovsky ha espresso poi la speranza che Navalny venga rilasciato, ammettendo però, visti i precedenti, che sarà improbabile. E da quanto visto fino ad ora, ha detto, “potrebbero dargli 10 anni di prigione”. “Molto dipenderà da come la società russa reagirà”, ha infine affermato.