Arresti di giornalisti in Vietnam, l’Ue preferisce il dialogo alle sanzioni

I blogger vietnamiti Pham Chi Dung (a destra), Le Huu Minh Tuan (al centro) e Nguyen Tuong Thuy (a sinistra) durante il loro processo a Ho Chi Minh, 5 gennaio 2021. [EPA-EFE/VIETNAM NEWS AGENCY]

L’Ue non vorrebbe ricorrere a ricorrere alle sanzioni commerciali in seguito all’annuncio di pesanti condanne nei confronti di alcuni giornalisti in Vietnam, ultimo sviluppo della repressione del dissenso nel Paese comunista.

Tre giornalisti, membri dell’Independent Journalists’ Association of Vietnam (Ijavn), un organo di controllo della libertà di parola, sono stati condannati da 11 a 15 anni di carcere a Ho Chi Minh martedì (5 gennaio) per “aver fabbricato, archiviato, diffuso notizie ed elementi che contengono informazioni distorte sul governo del popolo”.

“Si tratta di uno sviluppo molto negativo e chiediamo alle autorità vietnamite di liberare tutte le persone che sono state arrestate per aver espresso le loro opinioni”, ha detto mercoledì (6 gennaio) il portavoce della Commissione europea Peter Stano.

“Abbiamo un dialogo formale con il Vietnam e cercheremo di trovare una soluzione a questo problema nel contesto di questo dialogo. Questa è la nostra opzione preferita. Le sanzioni sono solo uno strumento, non sono un obiettivo in sé”, ha aggiunto Stano.

I verdetti sono l’ultimo di una continua repressione contro dissidenti politici, attivisti e altre voci indipendenti, mentre il Partito comunista al potere prepara il suo congresso nazionale che si svolge ogni cinque anni questo mese, riporta Al Jazeera.

Il deterioramento della situazione dei diritti umani avviene dopo che l’Ue ha ratificato l’accordo di libero scambio con il Vietnam lo scorso anno, concluso dopo sei anni di negoziati, l’accordo più ambizioso firmato con una nazione in via di sviluppo.

L’accordo, che entro dieci anni eliminerà il 99% dei dazi e ridurrà le altre barriere non tariffarie per le auto, i vini e gli alcolici, ha ottenuto il via libera dal Parlamento europeo, nonostante diversi legislatori e Ong abbiano chiesto un rinvio fino a quando la tutela dei diritti umani non migliorerà nel paese.

La procedura sanzionatoria deve essere “preceduta da un’analisi dettagliata ed è quello che stiamo facendo ora”, ha detto Stano, sottolineando che “non ha molto senso fare questa proposta se si sa che non avrà alcuna possibilità di essere adottata all’unanimità” dagli Stati membri.

Il mese scorso i Paesi dell’Unione europea hanno concordato di istituire un regime simile al Magnitsky Act statunitense che ora permetterà all’Ue di imporre sanzioni ai responsabili di violazioni dei diritti umani in tutto il mondo.

Il portavoce della Commissione Miriam Garcia Ferrer ha detto che “l’accordo di libero scambio è legato a quello politico, che contiene una parte fondamentale sui diritti umani”.

“Se ci sono gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, allora, nel caso del Vietnam come per altri Paesi, è possibile sospendere gli accordi commerciali, ma si tratta di un meccanismo di ultima istanza”, ha aggiunto.