Accordo elezioni in Libia, Borrell: “Opportunità da non perdere”

Un momento del Forum sul dialogo politico libico a Tunisi il 9 novembre 2020. EPA-EFE/MOHAMED MESSARA

L’Alto rappresentante Ue è fiducioso sul buon proseguimento della decisione, arrivata dopo giorni di trattative che seguono il cessate il fuoco di fine ottobre. Prevista una road map che porti il Paese al voto tra 18 mesi. 

“Un passo importante verso elezioni libere e trasparenti e un governo unitario”, ha esordito così su Twitter l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, che sta seguendo da vicino i colloqui in corso a Tunisi, riguardo all’accordo sul voto in Libia. Nella capitale tunisina si sono riuniti, da lunedì 9 novembre, 75 partecipanti libici scelti dalle Nazioni unite.

La convergenza ottenuta mercoledì 11 novembre, acclamata dall’Onu, permetterà di costruire la strada verso elezioni “libere, eque e inclusive” e una tabella di marcia che in 18 mesi porti alle consultazioni. Il capo della diplomazia europea si è detto “fiducioso di vedere proseguire il dialogo in modo fruttuoso”, dal momento che ci troviamo di fronte ad “una opportunità da non perdere”.

L’Unione europea aveva già accolto “con grande favore la firma di un accordo di cessate il fuoco da parte dei rappresentanti libici” raggiunto a Ginevra il 23 ottobre, considerato da Borrell “un passo cruciale” e un “risultato di mesi di intensi sforzi regionali e internazionali”, che ha aiutato ad arrivare alla stipula degli accordi.

Non a caso, il fatto che le fazioni belligeranti abbiano accettato di tenere elezioni tra un anno e mezzo è stato definito dall’Onu come una “svolta” tanto che, l’inviata delle Nazioni unite per la Libia Stephanie Williams, ha parlato di un vero e proprio “slancio” da incoraggiare e sul quale concentrarsi.

I colloqui di Tunisi si sono incentrati su “prerogative e competenze” di un nuovo governo di transizione unificato, che andrà a formarsi per supervisionare la competizione elettorale.

Dovranno essere dunque “elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque, inclusive e credibili”, che seguano la road map delineata con l’accordo pattuito e che portino all’unità istituzionale, per avviare un processo di riconciliazione nazionale, giustizia di transizione e per affrontare la difficile situazione degli sfollati, ha detto la Williams.

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Una commissione militare congiunta poi, istituita a Sirte, sta analizzando proposte e diverse posizioni sul ritiro delle parti belligeranti dal fronte.

Le difficoltà per il nuovo governo

L’esecutivo che andrà a formarsi dovrà fare fronte, oltre che ad un Paese devastato da quasi dieci anni di lotte feroci, ad alcune complessità che la rappresentante Onu ha identificato nel deterioramento dei servizi pubblici e la corruzione, questioni che quest’estate hanno suscitato proteste da entrambi gli schieramenti in prima linea.

La Libia, uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo, non trova pace dalla caduta del dittatore Gheddafi nel 2011, quando una coalizione della Nato ne rovesciò il potere. Da quel momento la nazione nordafricana, già caratterizzata da una frammentazione sociale tra varie tribù, è stata dilaniata da conflitti locali tra gruppi armati per poi dividersi in due fazioni, di fatto due amministrazioni statuali, che si sono fatte la guerra senza esclusione di colpi fino al mese scorso: il governo di Tripoli, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu, e quello di Khalifa Haftar, leader dell’Esercito nazionale libico (Lna) con sede a Tobruk.

La nazione dalla grande estensione desertica, ma anche dalla lunga linea di costa, è la via principale della disperazione di chi cerca di scappare da guerre, fame e crisi climatica (nella giornata di giovedì, tra l’altro, si è verificato l’ennesimo naufragio di migranti partiti dalla Libia con sei morti, tra cui una bambina di appena sei mesi).

Dunque, in nove anni, con due guerre civili alternatesi ed offensive e controffensive che non permettevano di individuare un chiaro esito del conflitto, il Paese si è ritrovato al centro di contese di potenze straniere, più o meno apertamente implicate nel conflitto, che lo hanno infestato di armi e mercenari.

Fattori, questi, che rendono perplessi i cittadini libici sulla solidità della tregua e del cammino verso la pacificazione nazionale. Anche perché un accordo di pace non è stato ancora raggiunto.

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