L’inclusione dei Rom richiede una legislazione europea vincolante

Romeo Franz, eurodeputato tedesco del gruppo dei Verdi. [EPA-EFE | Focke Strangmann]

In occasione della Giornata internazionale dei Rom, che si è celebrata giovedì 8 aprile, il deputato europeo Romeo Franz (Verdi / ALE) ha parlato con EURACTIV delle continue sfide che devono affrontare le comunità Rom di tutta Europa, e dell’importanza di una legislazione legalmente vincolante.

Romeo Franz è un eurodeputato dei Verdi e il primo Sinto tedesco ad essere stato eletto al Parlamento europeo. È vicepresidente della commissione per la Cultura e l’Istruzione (CULT) ed è stato relatore di un rapporto sull’attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei Rom.

Potrebbe spiegare brevemente cos’è la Giornata internazionale dei Rom?

È una giornata mondiale di azione per attirare l’attenzione sulla situazione dei Rom, in particolare per quanto riguarda la loro discriminazione e persecuzione. La giornata serve anche a celebrare la cultura di questa minoranza molto diversificata.

Quest’anno quali temi sono particolarmente al centro dell’attenzione?

Sono diversi, ma il focus principale sarà sicuramente di nuovo sulla questione dell’intolleranza contro i Rom (antigypsism), che è cresciuta di nuovo molto durante la pandemia. Nell’Europa orientale, ad esempio, le persone di origine Rom sono considerate dai politici, ma anche dai media e dalla maggioranza della società, come dei capri espiatori, quelli che potrebbero trasmettere il COVID-19 alla popolazione.

Sono stati praticamente imprigionati nei loro quartieri dalla polizia, con poca acqua potabile e l’incapacità di garantire gli standard di igiene. Quando volevano andarsene, ad esempio per procurarsi del cibo, a volte venivano picchiati dalla polizia nel modo più brutale.

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Le testimonianze

La comunità rom ungherese conta circa 700.000 persone su 10 milioni di ungheresi. Non ci sono dati …

L’intolleranza verso i Rom è tornata di recente al centro del dibattito sul razzismo in Germania. Crede che ci sia una maggior consapevolezza di questo fenomeno nella società tedesca, e la volontà di combatterlo?

Anche se ci sono sforzi concreti in questo senso, e raccomandazioni corrispondenti, in una società quella contro i Rom non è una forma di razzismo di cui si può registrare un declino. Ciò riflette anche il fatto che l’intolleranza anti-Rom è profondamente radicata nella maggioranza della società, e quindi è molto difficile curare questa malattia.

Ma vedo anche dei progressi. Un esempio: la Romania, dove numerose persone Rom subiscono discriminazioni e l’80% di esse vive in situazioni precarie, due mesi fa è stato il primo paese dell’UE ad approvare una legge contro l’intolleranza anti-Rom. La legge prevede addirittura pene che vanno da tre mesi a dieci anni, a seconda della gravità dell’incitamento all’odio o della discriminazione. Questo è un buon segno, ma ovviamente va attuata.

Per me, questo è un esempio di come si può effettivamente agire contro l’intolleranza. A livello dell’UE, spesso ci sono solo raccomandazioni, che semplicemente non funzionano. Abbiamo bisogno di leggi che obblighino gli Stati membri ad attuare davvero delle strategie di inclusione.

Finora la Germania non ha implementato le misure per l’inclusione dei Rom raccomandate dall’UE. Viste le crescenti discussioni sul razzismo nella società tedesca, pensa che le opinioni dei politici tedeschi su questo argomento stiano cambiando?

Sono dell’opinione che se la Germania – anche a livello di stati e municipalità – implementerà delle basi legali, quelle strategie di inclusione dovranno essere attuate insieme alle persone colpite, su un piano di parità. Questo dimostrerebbe che la Germania affronta seriamente questo tema, e che le misure non svolgono solo una funzione di alibi.

Ma abbiamo anche esempi positivi, non solo negativi. Nel Baden-Württemberg esiste da sei anni un trattato dello stato con la minoranza. L’associazione statale [dei Rom] che ha concluso il trattato è un partner alla pari. Se ci sono questioni in cui questa minoranza è effettivamente interessata, esse vengono immediatamente discusse con l’associazione statale e il consiglio della minoranza, che, insieme al ministero coinvolto, redigono una proposta di soluzione che poi viene inviata direttamente al ministero dello Stato.

Ciò mostra chiaramente che possiamo risolvere il problema della partecipazione ineguale e dell’intolleranza contro i Rom solo lavorando insieme, tra la maggioranza della società e la minoranza. In questo senso, il Baden-Württemberg potrebbe effettivamente essere un modello per tutta l’Europa. Gli Stati membri hanno già manifestato interesse [per questo modello], proprio perché ha avuto tanto successo.

La Commissione europea ha presentato il nuovo piano per l'inclusione dei Rom

Mercoledì 7 ottobre la Commissione europea ha presentato il nuovo piano decennale per l’inclusione e la partecipazione dei Rom, la più numerosa minoranza etnica d’Europa, definendo obiettivi minimi da raggiungere entro il 2030 in merito a inclusione, partecipazione, istruzione, occupazione, …

Al recente vertice dell’UE contro il razzismo, lei ha affermato che “le politiche morbide produrranno solo cambiamenti limitati” per quanto riguarda le strategie di inclusione dei Rom dell’UE. Quali sono i prossimi passi per garantire che queste politiche siano vincolanti, e che progressi ci sono su questo fronte?

A settembre ho presentato una risoluzione al Parlamento europeo. Sostiene la parità di partecipazione per il nostro popolo [i Rom], e che la lotta all’intolleranza anti-Rom debba essere una priorità per gli Stati membri. La risoluzione era anche una valutazione del piano decennale per l’integrazione dei Rom, che ha avuto scarso successo. Questo semplicemente perché le raccomandazioni per gli Stati membri erano tutte volontarie e i paesi, inclusa la Germania, non hanno mostrato molto interesse nell’attuazione di un piano d’azione corrispondente.

Questa risoluzione è stata adottata con l’80% dei voti a favore. Formula un grande mandato alla Commissione, perché chiarisce: “Vogliamo una legge, vogliamo che le strategie di inclusione dei Rom abbiano un carattere vincolante”.

Ora vedo come mio compito lottare per una legge sulla parità dei diritti in Europa per le persone con un’origine Rom, in modo che gli stati nazionali siano obbligati a includerci equamente, e che otteniamo un’efficace attuazione delle strategie di inclusione dell’UE.

Dovremmo ricordare anche questo nella Giornata internazionale dei Romanì: è molto importante avere questo giorno per dimostrare che i diritti civili delle persone con origini Rom devono essere più importanti. La Giornata deve essere il momento in cui fare questo cambiamento: lontano dalle raccomandazioni, lontano dalle parole, verso l’azione e verso una base giuridica, così che noi persone di origine Rom possiamo finalmente vivere qui in sicurezza, e avere la possibilità di partecipare [alla vita sociale] senza timori