Lo stato dell’informazione sull’Unione europea in Italia

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Le bandiere europee davanti alla sede della Commissione Ue a Bruxelles. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Il servizio sull’Unione Europea andato in onda la settimana scorsa nella trasmissione Anni 20 su Rai 2 ha suscitato molte polemiche tra le forze politiche, ed una risposta formale delle istituzioni europee con una lettera congiunta di Carlo Corazza e Antonio Parenti, a capo dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Una risposta formale era forse inevitabile, se in una trasmissione del servizio pubblico vengono propagandate delle palesi fake news riguardo alla legislazione europea. Al contempo, proprio per questo, avrebbe potuto suscitare poche polemiche tra le forze politiche, visto che tale servizio era indifendibile dal punto di vista giornalistico, come messo in luce da alcuni dei più autorevoli corrispondenti da Bruxelles. Invece alcuni leader politici ritengono utile attaccare l’Unione “a prescindere”, anche mediante informazioni false. E perciò preferiscono fingere che si sia trattato di un servizio “ironico” o magari satirico, arrampicandosi sugli specchi per difendere una linea editoriale sovranista, che in assenza di argomenti ragionevoli non può che inventarsi una narrazione ad hoc.

Sia chiaro, nel servizio c’erano anche elementi reali, come l’autorizzazione al commercio alimentare di uno specifico tipo di insetto (la larva di tarma da farina), come alimento o ingrediente, ma con l’obbligo di un’etichetta specifica. Gli insetti sono un alimento diffuso in altri continenti, riconosciuto dalla FAO, e l’Ue si è dotata di un meccanismo di controllo preventivo prima di immettere nuovi alimenti sul mercato. E l’approvazione finale è stata data dal Consiglio, cioè dai governi nazionali. Da qui a sostenere che l’Europa ci chiede o invita a mangiare i vermi il salto logico è davvero notevole.

Quella sull’autorizzazione europea al vino annacquato è una fake news, girata sui media italiani riguardo al dossier ancora in lavorazione rispetto alle bevande analcoliche, già smentita dalla Commissione europea molti giorni prima della trasmissione Rai, come riportato da AGI. Che l’Unione con il Recovery Plan chieda all’Italia nuove tasse e debito è ovviamente assurdo, dal momento che si tratta appunto di finanziamenti europei in parte a fondo perduto e in parte a tasso agevolato, che ogni singolo Paese può scegliere se utilizzare o meno.

Insomma, il servizio ha offerto un condensato di propaganda sovranista. Ma il vero problema è che sia possibile che tale propaganda risulti verosimile agli occhi dei cittadini. Ciò dice molto sullo stato dell’informazione sull’Unione Europea in Italia. Dal momento che la mole di informazioni errate sull’UE è enorme, tutto diventa credibile e la narrazione dominante risulta quella sovranista. Pensiamo ad esempio alla narrazione sull’Austerità come politica caratterizzante l’Unione: è stata una politica sbagliata in risposta alla crisi del 2008, che è stata cambiata dopo le elezioni europee del 2014. La Commissione Juncker fece per prima cosa la Comunicazione sulla flessibilità – con cui cambiava l’interpretazione del Patto di stabilità e crescita, fornendo ampi margini di manovra ai bilanci nazionali – e il cosiddetto Piano Juncker di investimenti, cioè il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici, che nella legislatura europea 2014-2019 ha mobilitato oltre 52 miliardi di investimenti in Italia, che ne è stata il secondo maggior beneficiario. Introducendo anche la cosiddetta Golden Rule, dal momento che tutti i contributi nazionali al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici venivano scorporati dal calcolo del deficit strutturale. Eppure la narrazione sull’austerità ha continuato ad essere martellante in Italia, in virtù dell’interesse di alcune forze politiche ad attaccare l’Ue, che ha prevalso su una informazione corretta sull’Unione. D’altronde offrire una corretta informazione sull’Unione – senza nasconderle limiti e contraddizioni, ma nemmeno i vantaggi che porta ai cittadini – è proprio la ragion d’essere di EURACTIV Italia.