La rivincita delle comunità ‘smart’

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Smart

‘Smart cities’ indica delle comunità locali riprogettate intorno ad infrastrutture (materiali ed immateriali) basate sulle tecnologie digitali.

Mai come in questi ultimi mesi abbiamo avvertito l’urgenza di trasformare le nostre città in comunità digitali. Trasporti intelligenti, sistemi di logistica integrati, banda larga, servizi di intrattenimento, culturali, educativi, di socializzazione basati su piattaforme digitali. Nell’era del distanziamento sociale le città smart sono l’unica vera alternativa per un’esistenza ricca e piena.

Fino ad oggi, le smart cities sono rimaste sostanzialemente nella categoria dei sogni. Qualcuno, grazie ad una strategia di pianficazione territoriale lungimirante ed il convolgimento di capitali privati, è riuscito a fare qualche piccolo passo in questa direzione.

IL Covid-19 ha però messo a nudo l’aspetto strategico di questo processo di digitalizzazione dei serivizi delle comunità. Ed è probabile che nel futuro prossimo si crei una concorrenza sui mercati dei capitali per finanziare progetti di digitalizzazione ad alto rendimento, basati sugli eccezionali aumenti di produttività (ed aumento della qualità) della vita che questo tipo d’infrastrutture, opportunamente programmate, promettono di portare.

Da qui l’esigenza di creare un fondo ad-hoc che, sulla base delle priorità indicate dalla Commissione Europea nel luglio scorso, eventualmente aggiornate per tener conto delle esigenze maturate durante la recente emergenza pandemica, consenta interventi di infrastrutturazione massiccia delle comunità locali.

Da questo punto di vista, un MES (il Meccanismo europeo di stabilità) opportunamente trasformato, potrebbe rappresentare un veicolo interessante per raccogliere sul mercato i fondi necessari a sostenere questa transizione sostenibile. In temini ambientali, finanziari, sociali e di reslienza agli shock esterni.

Un’ipotesi tutta da esplorare.