Il silenzio inquietante che circonda il caso Assange

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Sostenitori di Assange davanti all'Alta Corte di Londra il 28 ottobre 2021 per protestare contro l'estradizione negli Stati Uniti. [EPA-EFE/ANDY RAIN]

Il caso dell’estradizione di Julian Assange solleva domande sulla libertà di stampa, la portata extraterritoriale della legge americana e sulla disponibilità – o meno – dell’Europa a proteggere la libertà dei media, scrive Dick Roche.

Dick Roche è ex ministro per gli Affari europei ed ex ministro dell’Ambiente dell’Irlanda. È stato anche presidente della Commissione irlandese di Giustizia e Pace.

Fin dalla sua fondazione, Wikileaks è stata una spina nel fianco delle potenti agenzie di Stato statunitensi. Causò imbarazzo a Washington pubblicando il manuale sul funzionamento del centro di detenzione di Guantanamo nel 2007.

Nell’aprile 2010, Wikileaks ottenne riconoscimento a livello globale per aver pubblicato un video scioccante di un attacco degli elicotteri statunitensi a Baghdad che uccise dei civili, compresi due membri dello staff della Reuters.

Più tardi nel 2010, Wikileaks pubblicò molti documenti relativi alla condotta degli Stati Uniti in Afghanistan, in Iraq, materiale su Guantanamo, e cablogrammi della diplomazia statunitense diffusi da Chelsea Manning, ex analista dell’intelligence dell’esercito statunitense.

La pubblicazione dei documenti fece infuriare le agenzie di Stato statunitensi. Un gran giurì tenne un’udienza a porte chiuse per decidere se Assange e Wikileaks dovessero essere accusati secondo la legge sullo spionaggio e l’amministrazione Obama gli diede man forte.  Ritenne che se Assange fosse stato accusato, si sarebbe creato un precedente con un possibile impatto sui media tradizionali che avessero fatto delle rivelazioni basate su fughe di notizie con potenziali conseguenze politiche.

Durante la corsa presidenziale del 2016 negli Stati Uniti, Wikileaks ha fatto notizia a livello mondiale per aver pubblicato alcune e-mail inviate da Hillary Clinton su un server di posta elettronica privata mentre era Segretario di Stato e alcune mail del presidente della campagna elettorale della Clinton, John Podesta. L’azione ha danneggiato la campagna della Clinton, ma anche Wikileaks stessa, con i democratici che hanno accusato Assange di collaborare con gli hacker russi a favore dell’elezione di Donald Trump.

Nella primavera del 2017, mentre l’amministrazione Trump si stava insediando, Wikileaks è tornata alla ribalta rivelando che la Cia aveva spiato i partiti politici che contestavano le presidenziali francesi del 2012 e lanciando una bomba con l’operazione “Vault 7”.

L’inchiesta Vault 7 ha rivelato che la Cia aveva sviluppato un malware per i sistemi operativi Android, iOS e Windows, consentendo l’accesso a telefoni cellulari, computer portatili e anche smart TV. Un’indagine interna ha definito l’inchiesta “la più grande fuga di dati nella storia della Cia”.

La Cia è stata duramente colpita dalla fuga di notizie. L’allora direttore Mike Pompeo aveva definito Wikileaks “un servizio di intelligence ostile” e aveva sostenuto che Assange “in quanto straniero” non godesse dei diritti del primo emendamento, i diritti che proteggono l’attività giornalistica.

Ne è seguita una serie di azioni legali. Nel dicembre 2017, un giudice federale aveva emesso una denuncia penale contro Assange, rendendolo la prima persona accusata secondo la legge sullo spionaggio del 1917 per aver pubblicato un documento governativo. Una serie di accuse sono seguite nel marzo 2018, maggio 2019 e giugno 2020. Yahoo News ha riferito che la Cia aveva esaminato la possibilità di rapire o addirittura assassinare Assange.

Mentre questo accadeva negli Stati Uniti, Assange stava affrontando grandi problemi legali nel Regno Unito. Nel giugno 2012, dopo che la Svezia ne aveva chiesto l’estradizione con l’accusa di molestie e stupro – sempre rigettate – Assange si era rifiutato di presentarsi in tribunale nel Regno Unito e si era rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador.

Assange, che sosteneva che se fosse stato estradato in Svezia, sarebbe stato consegnato agli Stati Uniti, è rimasto nell’ambasciata fino all’aprile 2019 quando, a seguito di cambiamenti politici in Ecuador, la polizia britannica è stata autorizzata a entrare nell’ambasciata e ad arrestarlo.

Nei giorni successivi all’arresto, i procuratori svedesi hanno lasciato cadere l’indagine sull’accusa di stupro. Il termine di prescrizione in Svezia era già scaduto per le accuse di molestie. Assange è stato comunque condannato a 50 settimane di prigione nel Regno Unito.

Gli Stati Uniti hanno immediatamente presentato 18 capi d’accusa contro Assange e hanno cercato di farlo estradare dal Regno Unito agli Stati Uniti. Le accuse presenti nell’atto comportavano una potenziale condanna a 175 anni di carcere.

A gennaio, un giudice britannico ha bloccato la richiesta di estradizione citando le condizioni di salute mentale di Assange, ritenute precarie, e il rischio di suicidio. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si è detto “deluso dalla decisione finale della Corte” ma “gratificato dal fatto che gli Stati Uniti hanno prevalso su ogni punto di diritto sollevato”.

Solo due settimane dopo, Joe Biden è entrato in carica come presidente. Il 9 febbraio, è stato annunciato che l’amministrazione Biden avrebbe fatto appello contro lo stop all’estradizione di gennaio.

Il processo di appello si è svolto davanti dall’Alta Corte del Regno Unito il 27 e 28 ottobre. In tribunale, gli Stati Uniti hanno offerto un “pacchetto di garanzie” su come Assange sarebbe stato trattato se estradato, compresa la possibilità di scontare qualsiasi pena detentiva in Australia. Questa è stata l’unica concessione degli Usa.

Gli Stati Uniti hanno sostenuto che l'”eccezione politica” all’estradizione non si applicava al caso di Assange, dato che la pubblicazione dei documenti ricevuti da Chelsea Manning non sarebbe stata un atto “politico” e che le azioni di Assange, a detta del governo americano, non sarebbero protette dal primo emendamento della costituzione statunitense e hanno contestato la protezione della sua libertà di espressione ai sensi della Convenzione europea dei diritti umani.

Il caso esposto dagli Stati Uniti ha implicazioni agghiaccianti per le libertà di stampa e per coloro che hanno il coraggio di rivelare le prove di illeciti statali. Esclude quelle protezioni che sono state la chiave per garantire la capacità dei giornalisti e dei media di condividere informazioni che coloro che sono al potere a volte preferiscono sopprimere.

Nel 2013 l’amministrazione Obama decise di non intraprendere azioni contro Assange sulla base del fatto che ciò che Assange e WikiLeaks facevano era simile alle attività giornalistiche protette dal primo emendamento della costituzione americana. L’amministrazione Trump e ora l’amministrazione Biden hanno smentito questa posizione. Circoscrivendo protezioni che sono state a lungo considerate come la norma, gli Stati Uniti stanno minando un importante fondamento della democrazia.

C’è un secondo aspetto del caso Assange, che ha ricevuto meno attenzione di quella che merita – la questione della portata extraterritoriale della legge statunitense. Nel 2019 l’Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza (Swp) ha espresso preoccupazione per la portata extraterritoriale del diritto statunitense, notando che “i responsabili politici europei sono risultati più o meno impotenti” nell’affrontare l’effetto extraterritoriale delle leggi degli Stati Uniti. Un rapporto del gennaio 2021 prodotto dal Ceps per il Parlamento europeo rifletteva preoccupazioni simili.

Il caso di Frédéric Pierucci, un cittadino francese ed ex dirigente Alstom, fornisce un esempio lampante dell’impatto umano di questo problema. Pierucci è stato arrestato a New York nel 2013. È rimasto nelle prigioni americane per due anni durante le indagini dell’Fbi sul comportamento corrotto di Alstom, il suo datore di lavoro in Indonesia. Le attività di corruzione avevano poco a che fare con qualsiasi azione diretta di Pierucci. Era a tutti gli effetti un ostaggio economico. Il caso si è concluso con Alstom che è stata costretta a pagare la più grande sanzione finanziaria mai imposta dagli Stati Uniti e a perdere il controllo di settori chiave della sua attività a favore del suo concorrente americano General Electric.

Quando Wikileaks ha pubblicato i documenti di Chelsea Manning, Assange, cittadino australiano, stava lavorando in Europa. La pubblicazione del materiale non è stata contestata in Europa. Nessun pubblico ministero europeo ha accusato Wikileaks o Assange di aver infranto alcuna legge in Europa. L’azione degli Stati Uniti contro Assange è una sinistra estensione della portata extraterritoriale del diritto americano. La mancanza di qualsiasi pressione significativa da parte dell’Europa contro le accuse rivolte ad Assange è un esempio inquietante dell’impotenza evidenziata da Swp nel suo rapporto del 2019.

La Convenzione europea dei diritti umani e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea si impegnano a proteggere la libertà dei media. Il silenzio inquietante sul caso Assange solleva una serie di domande su quanto questo impegno venga preso sul serio.