Ue, stretta sulle Big Tech: multe fino al 10% del fatturato e separazione strutturale in caso di recidiva

La Commissione europea ha presentato il Digital Services Act e il Digital Market Act, due provvedimenti per evitare pratiche sleali sul mercato e contrastare la diffusione di contenuti illegali tramite la Rete.

Google, Facebook, Amazon e gli altri giganti della Rete dovranno rispettare le regole Ue sulla concorrenza e assumersi maggiori responsabilità di quanto abbiano fatto finora per i contenuti che ospitano. Le piattaforme che continueranno a violare le regole sulla concorrenza potranno andare incontro a multe fino al 10% del fatturato, mentre coloro che si rifiuteranno di esercitare un controllo sui contenuti rischiano multe fino al 6% del fatturato. In caso di recidiva, se si superano le tre sanzioni in un arco di tempo di 5 anni, l’Ue potrebbe arrivare a chiedere la separazione strutturale dell’azienda.

Sono queste alcune delle principali novità del Digital Services Act e del Digital Market Act, due provvedimenti legislativi che la Commissione europea ha presentato martedì 15 dicembre. Le due proposte intendono regolare le piattaforme che hanno raggiunto un potere “sproporzionato” sul mercato digitale.

“Speriamo che l’iter per approvare le nuove norme Ue sia il più veloce possibile”, ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager, spiegando che il percorso di approvazione potrebbe richiedere “un anno e mezzo” e “poi altri sei mesi prima che il regolamento entri in vigore”.

“Tramite norme armonizzate, obblighi ex ante, una migliore sorveglianza, un’applicazione rapida e sanzioni dissuasive provvederemo a garantire sicurezza, fiducia, innovazione e opportunità commerciali a chiunque in Europa offra e utilizzi servizi digitali”, ha aggiunto il commissario per il Mercato interno Thierry Breton.

Trasparenza e gestione dei contenuti

Un settore in cui la Commissione sta cercando di fare un passo avanti significativo è quello della trasparenza sulla pubblicità online, con l’introduzione di nuove regole che forniranno agli utenti delle piattaforme online informazioni immediate sulle fonti degli annunci che vedono online e sul motivo per cui una persona vede comparire un annuncio specifico piuttosto che un altro.

Per quel che riguarda i contenuti illegali, le piattaforme dovranno dimostrare di non essere “effettivamente a conoscenza” della presenza di tali contenuti sui loro siti o di aver “agito rapidamente” per rimuovere o disabilitare l’accesso a tali contenuti.  Per contenuti illegali si intendono: discorsi di odio, contenuti terroristici, contenuti discriminatori, materiale pedopornografico, condivisione non consensuale di immagini private, stalking online, vendita di prodotti contraffatti e uso non autorizzato di materiale protetto dal diritto d’autore.

Il “coordinatore dei servizi digitali”

Ciascun Paese membro dovrà nominare un “coordinatore dei servizi digitali” per sovrintendere all’applicazione del Digital service act. Questa figura avrà il compito di controllare il numero di utenti “ogni sei mesi” per verificare se un servizio online rientra nell’ambito dei 45 milioni di utenti. Le piattaforme che raggiungono questi numeri sono considerate di natura sistemica e sono soggette non solo a obblighi specifici di controllo dei rischi ma anche all’introduzione di una nuova struttura di sorveglianza.

Il coordinatore dei servizi digitale potrà imporre alla piattaforme di fornirgli l’accesso ai dati necessari per monitorare e valutare il rispetto delle regole. Per garantire che il regolamento venga applicato correttamente in tutti i Paesi dell’Unione verrà istituito un European Board for Digital Services.

Legge sui mercati digitali

Il Digital market act cerca di contrastare l’abuso di posizione dominante da parte dei cosiddetti gatekeeper. Secondo Bruxelles una piattaforma può essere così definita se “ha una forte posizione economica, ha un impatto significativo sul mercato interno ed è attiva in diversi Paesi dell’Ue, collega una grande base di utenti a un gran numero di imprese e ha (o sta per avere) una posizione radicata e duratura sul mercato”.

I gatekeeper dovranno consentire a terzi di interagire con i loro servizi in determinate situazioni specifiche, consentire agli utenti aziendali di accedere ai dati che generano nell’uso della piattaforma, fornire alle aziende gli strumenti e le informazioni necessarie affinché gli inserzionisti e gli editori possano verificare autonomamente i loro annunci ospitati dalla piattaforma, consentire agli utenti commerciali di promuovere la loro offerta e concludere contratti con i loro clienti al di fuori della piattaforma.

Allo stesso tempo avranno il divieto di privilegiare i servizi e i prodotti offerti da loro stessi rispetto a servizi o prodotti simili offerti da terzi sulla piattaforma, impedire ai consumatori di collegarsi con le imprese al di fuori delle loro piattaforme, impedire agli utenti di disinstallare qualsiasi software o applicazione preinstallata, se lo desiderano.