Tutela della privacy vs lotta agli abusi online sui minori: il trilogo trova un compromesso

EPA-EFE/SASCHA STEINBACH

Gli Stati membri dell’UE (Consiglio) e i rappresentanti dei cittadini (Parlamento) hanno trovato un compromesso sulla spinosa questione del conflitto tra tutela della privacy e contrasto agli abusi online su minori: dopo quattro tenetevi falliti, giovedì (29 aprile) hanno stabilito di permettere a gestori come Facebook e Microsoft di analizzare e rimuovere i contenuti di abusi sessuali sui minori online, aprendo potenzialmente la strada a un accordo nei prossimi mesi sulle regole della privacy che si applicano alle piattaforme online.

L’accordo provvisorio dovrebbe essere valido per tre anni, in attesa che la Commissione europea proponga entro fine anno una legislazione più ampia con salvaguardie dettagliate per combattere gli abusi sessuali sui minori online e offline.
La questione però è tutt’altro che pacifica. Per contrastare la diffusione dei contenuti illegali  che hanno al centro minori, bisogna passare al setaccio le mail, i messaggi, le comunicazioni dei potenziali criminali. Il problema è capire come non controllare anche le comunicazioni online di chi non ha nulla a che fare con gli abusi su minori, violando molto banalmente la privacy di chi trasmette foto private al partner o di chi parla di temi che hanno a che fare con la sessualità in rete.

Proprio questa preoccupazione ha impedito di trovare un accordo nei quattro incontri precedenti tra il Consiglio, la Commissione e il Parlamento. Il principale punto di disaccordo era proprio il tema del rischio che conversazioni private o foto intime che non rappresentano nulla di illegale possano essere erroneamente segnalate dall’algoritmo, ed essere erroneamente divulgate ai moderatori del fornitore di servizi o alle autorità di polizia. Per trovare un compromesso si è avviato quello che si chiama un Trilogo. Secondo la procedura legislativa ordinaria dell’UE, infatti, le leggi devono essere approvate sia dal Parlamento sia dagli Stati e quando, come in questo caso, il tema è delicato si opta per un Trilogo in cui le varie Istituzioni ricercano un compromesso, con la Commissione che funge da mediatore.

Nel settembre 2020, la Commissione europea aveva presentato una proposta di legge che consentirebbe, senza però obbligarle, le aziende tecnologiche a monitorare le comunicazioni interpersonali con lo scopo di identificare e segnalare materiale relativo ad abusi sessuali su minori online.
Su questa proposta, nel novembre 2020, il Garante europeo della protezione dei dati aveva avanzato molte perplessità, segnalando che “la riservatezza delle comunicazioni è una pietra miliare dei diritti fondamentali al rispetto della vita privata e familiare. Anche le misure volontarie delle imprese private costituiscono un’interferenza con questi diritti”.

Da un lato si tenterà di coniugare le restrizioni per salvaguardare la protezione della privacy degli utenti e dall’altro lato di contrastare un fenomeno sempre più diffuso. Probabilmente lo screening delle conversazioni tramite un’intelligenza artificiale non risolverà il problema. Bisognerà on questo caso ricorrere all’intelligenza umana per trovare un compromesso accettabile tra tutela della privacy e lotta agli abusi online su minori.

Intelligenza artificiale, la Commissione Ue al lavoro contro abusi e discriminazioni

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha risposto alle preoccupazioni recentemente esposte da diversi europarlamentari sui rischi di violazioni dei diritti fondamentali e discriminazione posti dall’intelligenza artificiale (Ia), che saranno trattati nelle nuove regole attese ad aprile.

Ursula …