Tecnologia, la politica dell’Ue sugli standard rischia di favorire la frammentazione

Gli standard tecnici sono diventati un punto sempre più politico nella corsa tecnologica internazionale. [Alexander Supertramp/Shutterstock]

La strategia di standardizzazione dell’UE sta cercando di prevenire il ritardo delle aziende europee, ma potrebbe aprire la porta a uno ‘spezzatino’ regionale degli standard internazionali.

All’inizio di quest’anno, la Commissione Europea ha presentato la sua strategia sulla standardizzazione che mira a riconquistare la sua posizione di leadership nella definizione di standard internazionali, un obiettivo strategico in termini di sovranità digitale.

Gli organismi di definizione degli standard sono generalmente aperti a tutti e si basano sulla creazione del consenso tra esperti tecnici. Tuttavia, questo modello aperto significa anche che le aziende con più risorse possono inviare un numero maggiore di specialisti con il compito  di influenzare la scelta degli standard.

“Il peso dell’Europa negli organismi di standardizzazione è stato eroso dalla crescita di aziende americane e asiatiche che hanno più fondi da investire nel tentativo di influenzare le discussioni tecniche”, ha affermato Santiago Tenorio, direttore dell’architettura di rete di Vodafone.

Organismi di standardizzazione europei

Per la Commissione, il peso crescente degli attori non europei negli organismi di standardizzazione dell’Unione aumenta il rischio che vengano prese decisioni contrarie agli interessi dell’UE. Pertanto, la strategia è stata accompagnata da una proposta di modifica del regolamento sulla standardizzazione.

Durante la conferenza stampa di presentazione, il commissario al Mercato interno Thierry Breton ha fatto l’esempio di Galileo, il sistema di navigazione dell’UE. In ETSI, un organismo europeo di standardizzazione che opera nel settore delle tecnologie informatiche, la richiesta di includere Galileo negli smartphone è stata respinta a causa di quella che il commissario considera una “indebita influenza” da parte di società non europee.

Questa è stata l’unica richiesta di standardizzazione che non è stata accettata dall’ente nei suoi oltre 30 anni di storia, ha detto a EURACTIV Jorge Romero, direttore generale di ETSI: “Ma ciò è stato dovuto a motivi di portata e tempistica, e non a influenze extra-europee”.

Un portavoce della Commissione ha detto a EURACTIV che “il comitato tecnico che si occupava della richiesta di standardizzazione aveva effettivamente come membri molte aziende non europee”.

Sebbene ETSI includa rappresentanti di 48 paesi, in caso di disaccordo contano solo i voti degli organi dell’UE. Inoltre, solo i rappresentanti dell’UE danno il via libera definitivo a norme armonizzate giuridicamente vincolanti.

Con la proposta di modifica del regolamento, anche gli organismi nazionali di standardizzazione saranno coinvolti nelle decisioni sui casi di disaccordo, che finora vengono prese solo dai membri dell’ETSI e/o dal Direttore generale.

Politica o industria

In sedi internazionali come l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU), la posizione europea è che gli standard tecnici non dovrebbero essere decisi dalla politica, perché la loro definizione dovrebbe essere guidata dall’industria. In ITU, presto l’Occidente potrebbe trovarsi in minoranza, visto che la Cina ha pesantemente investito in molti paesi del Sud del mondo con la sua Belt and Road Initiative.

L’ITU è l’unico forum di standardizzazione in cui i paesi del Sud del mondo possono far sentire la propria voce, perché sono principalmente i governi a guidarla. Le aziende delle economie emergenti non hanno tutte le risorse per definire standard di cui godono le aziende occidentali e asiatiche.

Tuttavia, poiché le imprese europee si vedono esautorate negli organismi di normazione europei, la Commissione europea chiede un maggiore coinvolgimento delle delegazioni nazionali.

“La strategia di standardizzazione europea è in contrasto con gli impegni multilaterali dell’UE nei confronti dell’Organizzazione mondiale del commercio. In particolare, l’UE deve basare i suoi standard su quelli che sono realmente internazionali”, ha affermato Rob Strayer, EVP dell’Information Technology Industry Council ed ex ambasciatore dell’ITU per gli Stati Uniti.

Gli stakeholder statunitensi sono particolarmente perplessi di fronte all’approccio europeo,  e stanno invitando Bruxelles a contrastare la crescente influenza della Cina con un fronte comune basato su valori condivisi.

“Le soluzioni politiche non sono quelle giuste per risolvere questo problema. Se non sei all’avanguardia nella tecnologia, devi solo costruirla, anche se ciò richiede tempo”, ha affermato Stefano Cantarelli, vicepresidente esecutivo di Mavenir.

Rischio di frammentazione

L’esecutivo dell’UE chiede agli organismi europei di definizione degli standard di creare standard armonizzati per la legislazione, ad esempio attraverso l’AI Act, il Data Act e il Cybersecurity Act. La Commissione non ha nascosto la sua ambizione di voler essere un decisore globale nel settore tecnologico attualmente non regolamentato.

Sebbene l’UE possa godere del vantaggio di poter fare la prima mossa in termini normativi, potrebbe trovarsi superata da attori non europei per quanto riguarda l’applicazione pratica delle regole. Inoltre, il tentativo della Commissione di chiudere il processo di definizione degli standard potrebbe diventare un pericoloso precedente per altre giurisdizioni.

“Non esiste una sola cosa che possa portare a una maggiore perdita di valore della frammentazione degli standard tecnici. Potrebbe portare a un ritardo nei progressi tecnologici da 5 a 10 anni”, ha affermato Tenorio.

La strategia di standardizzazione dell’Europa si inserisce in un contesto di tensioni geopolitiche tra Occidente e Cina. La politicizzazione degli standard tecnici potrebbe avere un impatto dannoso sullo sviluppo tecnologico, riducendo la scalabilità e la concorrenza.

“La Commissione sostiene il lavoro dei partenariati internazionali che sviluppano standard globali ed evitano la frammentazione degli standard”, ha spiegato il portavoce.

Il ritardo dell’Europa è attestato dal massiccio ritardo nell’implementazione delle reti 5G rispetto a Cina e Stati Uniti. Nel frattempo, l’UE sta cercando un equilibrio tra il tentativo di riconquistare una posizione di leadership e quello di mantenere le cose insieme.

“Sovranità digitale non significa isolamento. Significa essere in grado di produrre ciò di cui hai bisogno quando ne hai bisogno. Un possibile modo per affrontare questo problema sarebbe investire in ricerca e sviluppo per sviluppare le soluzioni più efficaci che poi si diffonderanno in tutto il mondo come standard del settore”, ha concluso Romero.