Sovranità digitale: le alleanze Ue su chip e cloud

EU-chip-800x450 [Shutterstock]

L’Unione europea vuole ridurre la sua dipendenza da aziende extra-europee, in particolare asiatiche e statunitensi, per quel che riguarda le tecnologie digitali. In quest’ottica a luglio Bruxelles ha dato il via a due nuove alleanze, quella per le tecnologie dei processori e dei semiconduttori e quella per i dati industriali, l’edge e il cloud.

Lo scopo è far “avanzare la prossima generazione di microchip e tecnologie di cloud computing industriale ed edge computing e fornire all’Ue le capacità necessarie per rafforzare le sue infrastrutture, prodotti e servizi digitali critici”. Alle due cordate aderiranno imprese, rappresentanti degli Stati membri, università, utenti e organizzazioni di ricerca e tecnologia.

“Le due alleanze elaboreranno ambiziose roadmap tecnologiche per sviluppare e distribuire in Europa la prossima generazione di tecnologie di elaborazione dati dal cloud ai semiconduttori edge”, ha spiegato il commissario per il mercato interno Thierry Breton. “Sostenere l’innovazione in questi settori critici è fondamentale e può aiutare l’Europa a fare un balzo in avanti insieme a partner che la pensano allo stesso modo”, ha sottolineato Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue.

Le alleanze sono aperte alla partecipazione di tutti gli enti pubblici e privati ​​con un rappresentante legale nell’Unione e con attività pertinenti, a condizione che soddisfino le rigide condizioni definite nel mandato.

Industria dei chip 

Durante la pandemia la domanda di chip è aumentata in modo esponenziale: le persone, costrette a stare in casa e a lavorare da remoto hanno cominciato a comprare sempre nuovi device, più potenti ed efficienti. Questo ha portato a un’improvvisa carenza che ha messo in crisi l’automotive, la componentistica e altri settori. Secondo le previsioni la crisi proseguirà fino al 2022. Data la complessità della situazione, l’Unione europea ha deciso di cercare di raggiungere una parziale autosufficienza e ridurre la sua dipendenza da Paesi terzi. Circa il 91% della produzione di chip, infatti, è localizzata nell’estremo oriente e in particolare a Taiwan e in Corea del Sud. L’obiettivo è raddoppiare la produzione entro il 2030, passando dal 10 al 20%.

Intel, il più grande produttore mondiale di semiconduttori, nei mesi scorsi ha annunciato di voler creare un impianto all’avanguardia in Europa. L’azienda intende portare il suo progetto da 20 miliardi di euro in più Paesi dell’Ue, in modo da generare ricadute positive su più territori e garantirsi il supporto politico e finanziario della Commissione europea. Anche l’Italia vuole essere della partita. Lo dimostra il fatto che a inizio luglio l’amministratore delegato di Intel, Pat Gelsinger, ha incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Cloud computing

L’alleanza europea per il cloud nasce invece dalla volontà espressa da tutti i 27 Stati membri nell’ottobre 2020 di promuovere lo sviluppo del cloud e delle capacità edge di prossima generazione. A maggio gli ad di 27 grandi aziende, tra cui Aruba, Tim, Siemens e altri,  avevano presentato alla Commissione europea una roadmap per delineare investimenti e priorità tecnologiche necessari a rafforzare la leadership europea in questo settore.

Le norme che l’alleanza dovrà rispettare sono: interoperabilità, portabilità/reversibilità, apertura e trasparenza, data protection, cybersecurity e sovranità sui dati, efficienza energetica; compliance con le best pratiche europee sul cloud. Per l’Unione europea è particolarmente rilevante dotarsi di infrastrutture cloud per evitare ingerenze straniere sui dati dei propri cittadini. In particolare finché il governo americano farà uso di normative che permettono l’applicazione di strumenti unilaterali di sorveglianza anche al di fuori degli Stati Uniti, i dati europei che sono stati affidati a operatori statunitensi come Google o  Amazon rischiano di essere oggetto di ingerenze da parte dell’intelligence americana.