Sicurezza: in Europa le truffe online spaventano più del terrorismo

Un europeo su quattro teme che qualcuno gli possa clonare la carta di credito o di essere truffato durante un’operazione bancaria online.

Un sondaggio dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, svela le paure dei cittadini comunitari: la possibilità di una frode in banca spaventa più del terrorismo

In Europa l’idea che qualcuno ci possa clonare la carta di credito o che ci truffi durante un’operazione bancaria online fa più paura del terrorismo. Ma soprattutto preoccupa la gestione dei dati sensibili in rete. È quanto emerge dall’ultimo studio dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, pubblicato in occasione del lancio della nuova strategia quadriennale per la sicurezza dell’Unione. Un sondaggio svolto nei 27 Paesi dell’Ue – con l’aggiunta di Regno Unito e Macedonia del Nord –  prima che scoppiasse la pandemia da Covid-19, per quantificare il timore di crimini come furto in appartamento, terrorismo, frode online, molestie via web e di persona. O di come i nostri dati personali possano finire in mano a malfattori che agiscono via Internet e a governi stranieri. 

Agli intervistati è stato chiesto di guardare al futuro, esprimendo quanta apprensione provassero all’idea che determinate situazioni potessero capitargli da lì a un anno. Ma le domande dei sondaggisti hanno tenuto conto anche del passato, registrando quante volte un individuo è stato vittima di alcuni crimini nei cinque anni precedenti. 

Un europeo su quattro teme per la carta di credito

Dai risultati emerge che in media meno di una persona su cinque, nel vecchio continente, è molto preoccupata di poter vivere un attentato terroristico nel 2020, mentre più di due persone su dieci non se ne preoccupano affatto. Se si paventa la possibilità di essere truffati quando si usano carte di credito, di debito, o si usufruisce del servizio di homebanking, invece, un cittadino comunitario su quattro esprime forti timori per la propria sicurezza, mentre solo uno su dieci si dice tranquillo. 

È la Spagna la più paurosa

La paura di attentati spicca in Spagna, dove pesa ancora la morte di 16 persone tra Barcellona e Cambrils nell’estate 2017 e oltre la metà del campione si dichiara molto preoccupato. Segue la Francia con uno scarto sensibile – il 26 per cento degli interpellati esprime forte preoccupazione – e la Lettonia, con un 23 per cento di individui che hanno mantenuto al massimo l’asticella del timore. L’Italia si posiziona quarta: per il 17 per cento ha paura, ma più di due persone su dieci si mostrano tranquille. In controtendenza la Gran Bretagna: nonostante abbia subito tre attentati meno di tre anni fa, solo un suddito di Sua Maestà su dieci manifesta preoccupazione intensa in merito. 

Sempre Madrid guida la lista di chi perde il sonno per la sicurezza di conti in banca e affini. Quasi sei persone su dieci fanno registrare il massimo della preoccupazione e più del 90 per cento del campione si sente almeno in parte insicuro. Secondo e terzo posto per Riga e per Parigi, Italia diciannovesima e meno in tensione della Grecia. I più tranquilli (o incoscienti) sotto questo profilo sembrerebbero gli ungheresi: tre su dici non si preoccupano affatto, uno solo ha molta paura. 

In generale sono le donne a mostrare più apprensione, mentre anche le difficoltà contingenti incupiscono le prospettive: tra chi è disoccupato tre persone su dieci temono fortemente di subire attentati. Una percentuale simile si registra a proposito delle frodi bancarie tra chi ammette di far fatica ad arrivare a fine mese.

Preoccupati sì, vittime no

Il ranking cambia se si guarda a chi riconosce di essere effettivamente caduto in una frode quanto a conto corrente o carte di credito nell’ultimo lustro. Maglia nera per la Francia, a quota 19 per cento, con oltre dieci punti percentuali di vittime in più rispetto alla media europea (8%). Seguono la Danimarca (15%) e l’Irlanda (14%). Spagna solo nona (7%) e Italia sedicesima (3%). Se non ci fosse stata la Brexit avrebbe vinto il triste primato la Gran Bretagna, dove un cittadino su quattro è stato colpito nel proprio portafogli. Crimini quasi sempre segnalati alla banca, ma solo una volta su due denunciati alla polizia. 

Un europeo su sette ha subito molestie online

Sempre guardando alle esperienze spiacevoli vissute, sono le molestie le più diffuse: per un cittadino europeo su sette sono avvenute via web (più sentite dagli uomini e dagli under 30), per quattro su dieci di persona (più subite dalle donne). Ancora un primo gradino del podio che sa di sconfitta per la Francia, con il 58 per cento di molestie fisiche e il 22 online. Alle spalle l’Olanda (55 contro 17) e l’Austria (53 contro 16). Ancora una volta in Spagna la paura vince sugli episodi molesti effettivamente riconosciuti: per il 35 per cento di cittadini iberici si sono registrate molestie offline, per l’11 via web. Italia venticinquesima, con solo il 15 per cento di persone che dichiara di aver ricevuto un’occhiataccia o di esser stato preso a male parole di persona e il 5 per cento del campione che segnala cyberbullismo. 

Privacy e governi stranieri

Come cambia la bandiera d’appartenenza, così cambiano timori e percezioni. Ma a mettere (quasi) tutti d’accordo è la gestione dei dati sensibili online: più di un cittadino europeo su due si dice molto preoccupato in merito. Tra i connazionali di Boris Johnson la preoccupazione sale al massimo per quasi 7 persone su 10. Si ha paura di cosa potrebbe fare un criminale con il nostro indirizzo di casa, con il nostro numero di cellulare o con la data di nascita. Ma anche nei governi stranieri c’è poca fiducia: per tre europei su dieci il timore è alle stelle. Soprattutto in Repubblica Ceca (49%), Spagna (47%) e Irlanda (40%). Ancora una volta, il Regno Unito non molla: si dice preoccupatissimo il 44 per cento degli inglesi.