Semiconduttori, l’Ue prepara un Chips Act in cerca dell’autonomia strategica

Con il Chips Act l'Europa intende ridurre la dipendenza dall'Asia per i semiconduttori. [Flickr/oldTor]

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato la necessità di portare in Europa le catene di produzione dei semiconduttori, che sono essenziali per la transizione tecnologica e digitale.

L’Unione europea continua il suo lavoro alla ricerca dell’autonomia strategica e della riduzione della dipendenza da Paesi terzi. Attualmente i semiconduttori, componenti essenziali per la transizione digitale, provengono quasi esclusivamente dall’Asia, in particolare dalla Cina.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato, durante il suo discorso, che l’Europa dovrebbe riprendersi la sua leadership globale nella produzione dei chip, persa negli ultimi tre decenni dai concorrenti asiatici e americani.

Il piano della Commissione europea prevede la creazione di un ecosistema favorevole allo sviluppo della capacità produtttiva di semiconduttori in Europa, che garantisca una fornitura affidabile e continua, al contrario di quello che è avvenuto durante la pandemia.

La carenza globale di semiconduttori durante la pandemia ha causato problemi alle industrie europee. Per esempio, i produttori automobilistici come Volkswagen hanno dovuto rallentare la produzione. Di recente anche Stellantis ha dovuto ridurre i turni dei suo stabilimenti: è successo ad Atessa, in provincia di Chieti, dove la fabbrica di Sevel vedrà l’eccedenza di 900 lavoratori per via della mancanza di semiconduttori.

Il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton ha ribadito in diverse occasioni che l’Europa deve potenziare la sua capacità produttiva e per questo l’Ue ha già lanciato un’alleanza industriale per coordinare il lavoro di industrie, centri di ricerca e altri portatori di interesse.

Per Breton, il Chips Act rappresenta “un segnale geopolitico ed economico forte” che dimostra che gli sforzi nazionali saranno finalmente coordinati a livello europeo. L’iniziativa è pensata per evitare la frammentazione del mercato unico dovuta a sovvenzioni pubbliche a livello degli Stati membri.

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Il piano della Commissione europea è quello di spostare nuovamente una parte della produzione di semiconduttori in Europa, allo scopo di farla diventare la fonte di provenienza di almeno il 20% dei chip prodotti nel mondo.

Il piano prevede anche di agevolare la costruzione delle cosiddette ‘gigafactory’, enormi impianti industriali dove si producono i microchip di ultima generazione. Al tempo stesso, però, sarà potenziata la ricerca europea nel settore e la cooperazione internazionale.

“L’idea non è di concentrare tutta la produzione qui da noi in Europa”, ha detto Breton. “Oltre a rendere la nostra industria locale più resiliente, dobbiamo attuare una strategia per diversificare la nostra catena di approvvigionamento per diminuire la dipendenza da una singola regione o Paese”.

Breton ha anche anticipato la possibile creazione di un Fondo europeo per i semiconduttori, che fungerebbe da complemento alle opportunità finanziarie già esistenti a livello europeo e nazionale e potrebbe agevolare il coordinamento della strategia industriale europea.