Semiconduttori, la Germania progetta il ritorno della produzione in Europa

Una fabbrica di semiconduttori a Erfurt, Germania. [EPA/HENDRIK SCHMIDT]

La Germania intende investire diversi miliardi di euro per riportare la produzione di semiconduttori in Europa, con l’obiettivo di aumentare la sovranità tecnologica propria e di tutta l’Ue.

Il ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier ha discusso con 50 rappresentanti dell’industria dei semiconduttori mercoledì 1° settembre per incoraggiarli a investire nella Germania, presentando loro un pacchetto di sostegni.

“L’accesso a un numero sufficiente di microchip diventerà un elemento competitivo per ogni economia globale di successo negli anni futuri”, ha detto Altmaier alla conferenza stampa mercoledì. “Questo significa che dobbiamo agire se vogliamo preservare la nostra sovranità tecnologica”, ha aggiunto.

All’interno del quadro dell’iniziativa europea “Progetti importanti di interesse comune europeo” (Ipcei), uno degli strumenti europei per stimolare gli investimenti e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il governo tedesco intende investire circa 3 miliardi di euro per riportare in Europa i siti produttivi e l’intera catena del valore.

L’iniziativa è motivata principalmente dalla carenza di semiconduttori a livello mondiale che ha portato a perdite di produzione nell’industria. La richiesta di semiconduttori ha aumentato esponenzialmente negli ultimi anni, che in parte è dovuto alla maggiore richiesta causata dall’industria 4.0 e dall’internet delle cose.

Secondo Altmaier, la Germania vuole prepararsi per le sfide ambientali e digitali del futuro. Sia la mobilità elettrica che l’industria 4.0 richiede semiconduttori molto più potenti di quelli che vengono prodotti in Germania e in Europa.

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L’Europa è rimasta indietro

Da anni, la produzione di semiconduttori in Europa è in declino rispetto a quella del resto del mondo. La quota europea è scesa dal 35% del 1990 all’attuale 9%. La Commissione europea intende rovesciare questo andamento, raggiungendo l’obiettivo di coprire il 20% della produzione internazionale entro il 2030.

Non sono solo i numeri a condannare l’Europa, ma anche la qualità. Molti microchip avanzati, usati negli smartphone, nei computer e in altri dispositivi hi-tech, sono costruiti quasi esclusivamente in Asia. I produttori europeo come Infineon e Nxp sono concentrati principalmente sulla fornitura alle industrie, perciò i loro semiconduttori sono meno raffinati di quelli asiatici.

Le compagnie asiatiche sono già concentrate sulla produzione di componenti di tecnologia superiore, come la produzione di chip da 3 nanometri. Le fabbriche europee sono quasi tutte concentrate sulla produzione a 20 nanometri, tranne la fabbrica di Intel in Irlanda.

Lo scorso dicembre, il commissario al mercato interno Thierry Breton ha dichiarato che l’Ue vuole concentrare la sua produzione anche sul settore dei semiconduttori ad alta tecnologia e porterà la realizzazione di semiconduttori a 2 nanometri in Europa.

Anche la Francia sta lavorando per fare progressi nel settore dei semiconduttori. Il presidente Emmanuel Macron ha incontrato a fine giugno il direttore esecutivo di Intel Pat Gelsinger proprio con l’obiettivo di discutere l’inserimento futuro dell’Ue nel mercato globale.

Intel, infatti, ha messo sul tavolo la possibilità di costruire una megafabbrica da 20 miliardi di dollari nel continente europeo, per espandere ulteriormente la sua presenza. Questo piano è visto con favore da Bruxelles, perché coerente con l’obiettivo di mettere l’Europa in posizione più centrale in questo mercato.

La carenza di semiconduttori ha colpito anche il settore automobilistico europeo, evidenziando ancora di più l’importanza di agire subito. Le case automobilistiche tedesche hanno subito rallentamenti alla produzione per questo motivo.