Reporter senza frontiere: la fuga dei giornalisti dalla Russia è come quella avvenuta dopo la Rivoluzione d’ottobre

Cristophe Deloire ha sottolineato la necessità che l'UE intraprenda azioni concrete, aggiungendo che RSF sta lavorando a un'iniziativa per "sostenerei giornalisti russi all'estero, finanziarli e aiutarli a garantire la sostenibilità del loro lavoro". [Vlagyiszlav Makszimov / EURACTIV]

Un numero crescente di giornalisti indipendenti russi sta fuggendo dal proprio paese in cerca di protezione in Europa, ha dichiarato a EURACTIV il segretario generale e direttore generale di Reporter senza frontiere (RSF), Christophe Deloire, in un’intervista.

Secondo le stime di RSF, centinaia di giornalisti russi sono già partiti, e molti altri vogliono andarsene mentre Mosca aumenta la pressione contro i media che si oppongono alla guerra in Ucraina.

“L’ondata migratoria può essere paragonata a quella del 1918, sotto il regime bolscevico”, ha detto Deloire, aggiungendo che “abbiamo chiaramente molte richieste di giornalisti che hanno dovuto lasciare il paese”.

I media hanno riferito che la maggior parte di essi si è recata in Turchia, Armenia e Georgia, paesi in cui ai cittadini russi non è richiesto il visto.

Dall’inizio della guerra, diversi media indipendenti in Russia sono stati chiusi per aver criticato il governo. Lunedì 28 marzo anche Novaya Gazeta, il più importante periodico del paese, ha sospeso le pubblicazioni fino alla fine della guerra in Ucraina. Mentre il canale televisivo TV Rain ha spiegato alla CNN che sta cercando di ristabilire le proprie attività al di fuori della Russia.

Deloire ha sottolineato la necessità che l’UE intraprenda azioni concrete, aggiungendo che RSF sta lavorando a un’iniziativa per “sostenere i giornalisti russi all’estero, finanziarli e aiutarli a garantire la sostenibilità del loro lavoro. Faremo proposte molto concrete nei prossimi giorni”.

I giornalisti ucraini non erano preparati

Secondo RSF, in Ucraina ci sono attualmente 2.000 giornalisti stranieri, ma i sono quelli locali ad essere più in pericolo.

“Non hanno viaggiato per coprire la guerra […] la guerra è arrivata all’improvviso da loro e non erano preparati a coprirla”, ha detto Deloire, evidenziando che queste persone mancano di equipaggiamento e addestramento.

“Ecco perché abbiamo aperto un paio di giorni fa un Centro per la libertà di stampa a Leopoli, che ora è un hub per le consegne di attrezzature di produzione e formazione”, ha sottolineato, aggiungendo che sono già state effettuate due consegne di giubbotti antiproiettile e caschi.

“Ora stiamo aumentando le nostre attività lì e lavoriamo a stretto contatto con i giornalisti locali, ma anche con i giornalisti stranieri perché anche alcuni di loro mancano di attrezzature adeguate”.

“Abbiamo anche iniziato a indagare su casi in cui i giornalisti sono stati presi di mira deliberatamente, e mercoledì 23 marzo abbiamo pubblicato la storia di un fixer freelance che è stato torturato”, ha aggiunto il direttore di RSF.

Un quadro normativo per affrontare la propaganda russa

Deloire ha affermato che la decisione dell’UE di sanzionare RT/Sputnik, presa dalla Commissione UE all’inizio di marzo, è comprensibile.

“È stata davvero improvvisa, e arriva in una [situazione] di emergenza”, ha detto, spiegando che però RSF si rammarica che la decisione “sia stata presa in base al regime delle sanzioni, e non [sia] correlata alla regolamentazione dei media”.

“Non confrontiamo RT e Sputnik con Deutsche Welle e France24. Chiaramente, questi mezzi di comunicazione sono media di propaganda, che sono stati creati dal Cremlino per destabilizzare le democrazie. Lavorano agli ordini del Cremlino; non criticheranno né diranno mai cosa succede in Russia. Quindi, possiamo capire che le democrazie debbano essere protette”.

Allo stesso tempo, tuttavia, RSF propone “un quadro normativo forte” poiché questi casi dovrebbero conformarsi “a un quadro giuridico che al momento non esiste”.

Deloire spiega che l’attuale sistema espone le democrazie ai media di propaganda di regimi dispotici come la Russia perché la maggior parte delle leggi sono applicate a livello nazionale.

Secondo RSF, “la parità di trattamento per tutti i media” dovrebbe essere messa in atto “indipendentemente dal paese in cui risiedono”: “Se vuoi essere trasmesso in Europa, devi rispettare le stesse regole, mentre oggi non è così”.

RSF, ha concluso Deloire, sta lavorando a stretto contatto con la Commissione europea per creare un tale quadro normativo comune per tutta l’UE.