Protezione dei dati, in Italia le multe più alte d’Europa: quasi 60 milioni di sanzioni nel 2020

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Secondo l’ultimo rapporto Finbold in Europa, lo scorso anno, sono state emesse multe per un totale di oltre 171 milioni di euro.

Dal 1° gennaio 2020 al 1° gennaio 2021 sono state emesse multe per un totale di 171,3 milioni di euro per 299 infrazioni del regolamento generale europeo sul trattamento dei dati o General data protection regulation  (Gdpr). A rivelarlo è l’ultimo rapporto Finbold.

La ricerca rivela che l’Italia è il Paese con le multe più elevate, per un totale di 58,16 milioni di euro per 34 violazioni. Il Regno Unito è al secondo posto con 43,9 milioni di euro di multe per sole tre violazioni. Insieme questi due dati rappresentano il 59,5% di tutte le ammende dell’Ue nel 2020.

La Germania è al terzo posto con 37,39 milioni di euro di sanzioni per tre gravi violazioni. Le 15 violazioni commesse in Svezia sono state multate per 14,27 milioni di euro, in Spagna le multe arrivano a un totale di 8 milioni di euro per 128 violazioni.

Le multe

La sanzione più elevata del 2020, del valore di 35, 25 milioni di euro, è stata inflitta in Germania, a H&M Hennes & Mauritz Shop AB & Co. L’operatore italiano TIM ha ricevuto la seconda ammenda più alta, pari a 27,8 milioni di euro, per numerosi trattamenti illeciti dei dati legati ad attività di marketing. British Airways è al terzo posto dopo aver accumulato ammende per 22,04 milioni di euro.

Il garante della Privacy italiano nel 2020 ha sanzionato anche Vodafone e Wind Tre per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di utenti a fini di telemarketing.

“Nonostante le campagne per far sì che le organizzazioni adottino misure migliori per proteggere i dati dei consumatori, le violazioni registrate in tutta l’Ue rimangono significative con l’entrata in vigore della legge nel 2018. Sarà interessante vedere se le organizzazioni si assumeranno ulteriori responsabilità per prevenire le violazioni nel 2021 – commenta il caporedattore di Finbold.com Oliver Scott – .Tuttavia, la posta in gioco rimane alta per le aziende per evitare di rischiare un’azione normativa per le violazioni e proteggere la reputazione accanto alle azioni legali”.