Protezione dei consumatori, WhatsApp ha un mese per dimostrare di non aver violato le regole Ue

WhatsApp è accusata di aver violato le regole Ue per la protezione dei consumatori. [Ink Drop/Shutterstock]

La Commissione europea e le autorità per la protezione dei consumatori hanno fatto un passo ulteriore nella loro indagine su WhatsApp, dando al servizio di messaggistica americano un mese di tempo per dimostrare che non ha violato le regole Ue.

L’indagine su WhatsApp è partita a luglio 2021 dopo una denuncia dell’Organizzazione europea dei consumatori (Beuc), nel contesto del recente meccanismo chiamato Consumer Protection Cooperation Network.

La Beuc ha accusato WhatsApp di aver ingiustamente costretto i suoi utenti ad accettare la sua nuova politica sulla privacy e i suoi termini e condizioni attraverso insistenti pop-up che chiedevano il loro consenso senza spiegare adeguatamente le conseguenze sul trattamento dei loro dati personali.

La Commissione europea ha accolto il reclamo e ha inviato a gennaio una lettera ufficiale in cui chiedeva di chiarire in che modo la nuova politica sulla privacy sia in linea con le regole Ue sulla protezione dei consumatori e ogni scambio di dati con Meta, sua compagnia proprietaria.

La lettera ha dato il via a un dialogo regolatorio durato fino a fine febbraio, dove le autorità europee e nazionali hanno potuto chiedere dettagli a WhatsApp sul modo in cui ha informato i consumatori dei cambiamenti di politica.

Tuttavia, questo non è stato sufficiente: Commissione e organizzazioni per la protezione dei consumatori hanno inviato un’altra lettera mercoledì 8 giugno chiedendo alla compagnia di chiarire ancora una volta le preoccupazioni rimaste irrisolte.

La compagnia dovrà spiegare come intende comunicare future variazioni dei suoi termini e condizioni entro un mese. Le regole per la protezione dei consumatori prevedono che questi siano informati delle implicazioni di questi aggiornamenti e possano decidere liberamente se continuare a usare l’applicazione.

“WhatsApp deve garantire che gli utenti capiscano quello che stanno accettando e in che modo i loro dati personali sono usati per scopi commerciali, in particolare per offrire servizi ai partner”, ha dichiarato il commissario alla giustizia Didier Reynders.

“Ripeto che mi aspetto che WhatsApp rispetti pienamente le regole Ue che proteggono i consumatori e i loro diritti fondamentali”, ha proseguito Reynders.

Secondo la Commissione, WhatsApp ha dimostrato di fornire le necessarie informazioni agli utenti attraverso le notifiche interne all’app e il suo helpdesk. Comunque, il modo in cui l’aggiornamento è stato portato avanti è stato considerato problematico perché le informazioni sono state fornite in modo insistente, insufficiente e confuso.

Inoltre, nonostante la protezione dei dati sia una competenza delle relative autorità, il suo stretto legame con la legge sui consumatori implica che anche le autorità per la loro protezione si siano interessate nelle pratiche di utilizzo dei dati di WhatsApp e di come gli utenti venivano informati di ciò.

La Commissione europea chiede a WhatsApp di chiarire come tratta i dati personali degli utenti

La Commissione europea ha inviato una lettera a WhatsApp per verificare se la sua nuova politica sulla privacy soddisfi i requisiti dell’UE in materia di protezione dei consumatori, e sugli scambi di dati personali con la compagnia madre Meta (la …

In particolare, l’azienda ha dovuto innanzitutto chiarire come ha condiviso i dati con la sua società madre Meta e dovrà spiegare se il suo modello di business include la monetizzazione dei dati degli utenti. Da parte sua, WhatsApp sottolinea che il suo modello di business principale si concentra sulla messaggistica commerciale.

“Il nostro aggiornamento del 2021 non ha modificato il nostro impegno per la privacy degli utenti o il modo in cui gestiamo il nostro servizio, compreso il modo in cui elaboriamo, utilizziamo o condividiamo i dati con chiunque, compresa Meta”, ha dichiarato un portavoce di WhatsApp a EURACTIV.