Privacy, la Commissione conferma la sicurezza della piattaforma di decrittazione di Europol

Alcuni europarlamentari hanno espresso preoccupazioni sulla sicurezza della piattaforma di Europol. [Shutterstock]

La Commissione europea ha rassicurati gli eurodeputati, preoccupati dalla possibilità di abusi degli standard di protezione dei dati tramite la nuova piattaforma di decrittazione a disposizione di Europol.

Diversi europarlamentari hanno espresso i loro dubbi sull’operazione, temendo possibili abusi in alcuni Paesi, specie quelli dove lo stato di diritto e l’indipendenza del potere giudiziario sono più rischio.

Da quando Europol ha lanciato la sua piattaforma di decrittazione a dicembre 2020, gli europarlamentari a Bruxelles hanno chiesto chiarimenti sui protocolli di protezione dei dati a cui la tecnologia è stata sottoposta, sulla possibilità di violazioni dei diritti fondamentali e sull’eventuale coinvolgimento di organizzazioni private terze nello sviluppo della tecnologia.

Attualmente la piattaforma viene utilizzata dai servizi di polizia europei per decrittare le informazioni ottenute durante le indagini. Questa tecnologia può accedere ai dati contenuti in smartphone, computer e tablet, ma non può decrittare le comunicazioni in diretta.

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Non c’è spazio per gli abusi

La Commissione ha cercato di mitigare queste preoccupazioni martedì 23 marzo, notando che lo sviluppo della tecnologia è stato condotto integralmente in Europa ed è stato anche sottoposto ai necessari controlli per la protezione dei dati.

“Non c’è traccia di coinvolgimenti di operatori privati in questo progetto”, ha dichiarato Olivier Onidi, vicedirettore generale della Dg Home della Commissione, di fronte agli eurodeputati della Commissione per le libertà civili.

Onidi ha aggiunto che lo sviluppo è avvenuto totalmente all’interno dell’organizzazione, sottolineando come questa fosse una condizione di base per garantire il finanziamento della piattaforma da parte della Commissione attraverso il suo Centro di ricerca comune. Inoltre, prima del lancio della piattaforma Europol ha condotto un’indagine personale volontaria.

Inoltre, La Commissione ha confermato che i diritti di accesso ai dati raccolti dalla piattaforma sono interamente nelle mani di Europol, che è l’unico ente con le autorizzazioni necessarie per il suo funzionamento.

Onidi ha rassicurato gli eurodeputati sul fatto che la tecnologia è utilizzata solo per dati raccolti da Europol in maniera lecita e sottoposti al controllo di un’autorità giudiziaria. “Non c’è spazio per abusi e infiltrazioni nella proprietà privata degli individui non sottoposti a provvedimenti giudiziari attraverso questa piattaforma”, assicura.

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Domande senza risposta

Tuttavia, secondo gli eurodeputati ci sono ancora diverse domande che restano senza risposta. Sophie in ‘t Veld (Renew Europe) ha chiesto quale sarebbe la risposta della Commissione nel caso di Paesi dove l’indipendenza del sistema giudiziario è stata messa in discussione, come Polonia e Ungheria.

Inoltre, Paul Tang di S&D ha chiesto all’esecutivo dell’Ue come avrebbe assicurato che la tecnologia non fosse utilizzata per ottenere informazioni privilegiate da fonti importanti all’interno dei governi.

La Commissione europea non ha risposto a queste due domande, ma ha conferma che l’Europol stessa possiede solo la capacità di decrittare i codici di accesso e il network sicuro per trasmettere l’informazione richiesta, il cui contenuto sarebbe a disposizione della sola autorità giudiziaria del Paese richiedente.