Piattaforme digitali, il Parlamento Ue pensa al divieto della pubblicità mirata

Tra le proposte per la legge sui servizi digitali c'è anche un divieto alla pubblicità mirata. [Shutterstock]

Il Parlamento europeo ha sostenuto con una vasta maggioranza una serie di rapporti che potrebbero avere un profondo impatto sul futuro delle piattaforme digitali, appoggiando un possibile divieto della pubblicità mirata, chiedendo un aggiornamento delle procedure di segnalazione dei contenuti illegali e una migliore individuazione dei venditori fraudolenti.

I testi approvati martedì (20 ottobre) dovrebbero stabilire la posizione del Parlamento sulla regolamentazione dei giganti del digitale in vista delle misure che saranno presentate il 2 dicembre dalla Commissione europea.

Queste relazioni non sono giuridicamente vincolanti, ma trasmettono un chiaro messaggio all’esecutivo europeo sulla posizione del Parlamento nei riguardi della legge sui servizi digitali, l’ambizioso piano per regolamentare i servizi online che coprirà aree come la responsabilità dei contenuti pubblicati, il dominio del mercato, la pubblciità, la sicurezza, il lavoro autonomo online.

Divieto della pubblicità mirata?

Una delle questioni più controverse che avevano diviso gli eurodeputati durante il voto è stata l’inclusione di un potenziale divieto della pubblicità mirata proposto da Tiemo Wölken, un legislatore socialista tedesco che ha redatto un rapporto per la commissione giuridica del Parlamento. Alla fine il Parlamento al completo ha appoggiato la proposta.

Il rapporto afferma che le pratiche di pubblicità mirata (tramite i cookie) devono essere soggette a una regolamentazione più severa rispetto alle forme di pubblicità meno intrusive che non richiedono l’acquisizione di tali forme granulari di dati.

Per estensione, gli eurodeputati hanno fatto pressione sulla Commissione per esaminare le opzioni future per quanto riguarda una potenziale eliminazione graduale delle pratiche pubblicitarie mirate che potrebbero portare a un divieto totale.

Le piattaforme dovrebbero anche offrire agli utenti la possibilità di utilizzare i servizi digitali in modo anonimo, afferma il testo di Wölken, e in termini di moderazione dei contenuti, evitare “misure di controllo ex ante basate su strumenti automatizzati o sul filtro al caricamento dei contenuti”.

Rispondendo all’adozione del suo rapporto martedì sera, l’eurodeputato Tiemo Wölken ha dichiarato che il Parlamento ha inviato un “segnale forte” all’esecutivo dell’Ue.

“Vogliamo vedere una legge sui servizi digitali che protegga i diritti fondamentali degli utenti ed eviti filtri di upload che bloccherebbero i contenuti senza la supervisione umana. Abbiamo anche chiesto un ente europeo forte per garantire la trasparenza delle piattaforme dei social media”, ha detto a EURACTIV.

“E infine, abbiamo chiesto alla Commissione di prendere in considerazione una graduale eliminazione della pubblicità mirata e persino un divieto totale all’interno dell’Ue. Si tratta di una decisione molto importante e mi aspetto che la Commissione esamini questo punto con molta attenzione”.

Merci contraffatte e distinzione di contenuti dannosi o illegali

Nella commissione per il mercato interno del Parlamento europeo, i deputati hanno invitato le piattaforme a prendere misure migliori per individuare ed eliminare le false richieste di risarcimento e i commercianti disonesti, come quelli che vendono merci pericolose o contraffatte online.

Su questo punto in particolare, il Parlamento sembra essere d’accordo con la Commissione europea. All’inizio di quest’anno, la vicepresidente dell’esecutivo Ue per il digitale, Margrethe Vestager, ha rivelato che un giro di vite sulla vendita di merci contraffatte e illegali attraverso le piattaforme online sarebbe probabilmente apparso nella legge sui servizi digitali.

Inoltre, gli eurodeputati hanno sostenuto l’importanza di distinguere chiaramente tra contenuti dannosi e illegali nell’ambito di un rapporto del legislatore socialista maltese Alex Agius Saliba, adottato dalla commissione per il mercato interno del Parlamento.

Le piattaforme non dovrebbero introdurre filtri in grado di impedire il caricamento di contenuti, così come il controllo degli stessi dovrebbe essere lasciato in mano a un organo giuridico indipendente, non ad aziende private.

Contenuti dannosi, discorsi di odio e disinformazione dovrebbero essere soggetti a maggiori obblighi di trasparenza, afferma il testo, oltre a migliorare l’alfabetizzazione digitale tra i cittadini.

Il rapporto ha dei parallelismi con le posizioni dell’industria. Sulla stessa linea, l’associazione di categoria EDiMA, che conta membri come Google, Amazon, Facebook e Apple, afferma che dovrebbero esserci chiare distinzioni legali tra contenuti illegali e dannosi online.

Inoltre, il testo di Saliba introduce anche un meccanismo di notifica e di azione legalmente applicabile, che permetterà agli utenti dei servizi online di notificare tempestivamente alle piattaforme i contenuti illegali, e fa anche riferimento alla necessità che la Commissione introduca uno strumento del mercato interno che imponga obblighi ex ante alle piattaforme di gatekeeper.

“Queste proposte daranno maggiore protezione ai nostri consumatori, aumenteranno la trasparenza e contribuiranno a creare un ecosistema online più contestabile”, ha dichiarato martedì sera Saliba a EURACTIV.

“Non è stato un compito facile raggiungere un accordo politico su più di 1000 emendamenti, ma finalmente oggi possiamo dire che è stato trovato un compromesso trasversale su queste proposte”. Ora speriamo solo che la Commissione a dicembre sia ambiziosa come lo siamo stati in questo rapporto”.

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Preservare la libertà di espressione online

Infine, la commissione per le libertà civili del Parlamento ha ospitato una relazione sui diritti fondamentali nella legge sui servizi digitali da parte di Kris Peeters, un democratico cristiano belga.

Nell’ambito della risoluzione non legislativa sostenuta martedì, gli eurodeputati hanno affermato che qualsiasi futura procedura di rimozione dei contenuti giuridicamente vincolante dovrebbe essere “diligente, proporzionata e non discriminatoria”, al fine di preservare la libertà di espressione e di informazione.

Le piattaforme dovrebbero anche essere soggette a nuove regole di trasparenza in termini di monetizzazione, e di microtargeting “basato su caratteristiche che espongano vulnerabilità fisiche o psicologiche”, che i deputati ritengono essere un’area che dovrebbe essere sottoposta a una maggiore supervisione in futuro.

Rispondendo all’impegno del rapporto a proteggere i diritti fondamentali, i gruppi industriali hanno elogiato il testo di Kris Peeters.

“Accogliamo con favore il messaggio inviato oggi dal Parlamento europeo, secondo cui i diritti fondamentali sono in cima alla sua agenda, mentre trova la sua posizione sul Digital Services Act”, ha detto Iverna McGowan, Direttore dell’Ufficio Europa del Centro per la Democrazia e la Tecnologia (Cdt) del Center for Democracy & Technology’s Europe Office, un gruppo che riceve finanziamenti da alcune delle più grandi piattaforme digitali del mondo. “Il Parlamento sta dando il suo sostegno alla libertà di espressione”.

I rapporti adottati martedì daranno probabilmente un contributo agli ultimi ritocchi della Commissione europea sulle proposte del Digital Services Act, che saranno presentate all’inizio di dicembre.

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