Mercato digitale, le Pmi europee chiedono alla Commissione di rafforzare i requisiti di interoperabilità

[Shutterstock]

Quaranta aziende tecnologiche europee hanno scritto una lettera ai deputati del Parlamento europeo chiedendo sostegno sui requisiti di interoperabilità rafforzati del Digital Markets Act (DMA), sottolineando l’importanza di mantenere le regole allineate agli sviluppi del settore nelle varie nazioni dell’Ue.

La lettera, inviata ai parlamentari lunedì 29 marzo, ha citato i vantaggi che l’inserimento nella DMA di una disposizione a favore dell’interoperabilità rafforzata può avere per le piccole e medie imprese in tutto il panorama tecnologico europeo, sostenendo che essa consentirà di “ridurre le barriere anticoncorrenziali create dai blocchi di basi di utenti già consolidati”.

5G per tutti, servizi pubblici online e primo supercomputer: la strategia digitale Ue per il 2030

Tra gli obiettivi fissati dalla Commissione c’è anche quello di aumentare la produzione di superconduttori all’avanguardia e di fare in modo che l’80% della popolazione abbia competenze digitali di base.

L’Unione europea afferma di voler conseguire “la sovranità digitale in un …

L’interoperabilità si riferisce alla capacità di diversi prodotti o servizi computerizzati di interagire tra loro e funzionare senza problemi di compatibilità. I firmatari della lettera affermano che obbligare maggiormente alcune delle più grandi aziende tecnologiche del mondo a introdurre elementi interoperabili nei loro sistemi aiuterebbe a creare parità di condizioni in termini di competitività nell’economia digitale, dando “alle PMI europee, alle imprese più grandi e alle pubbliche amministrazioni una scelta più ampia, più efficienza e costi inferiori perché avrebbero una gamma più ampia di fornitori tra cui scegliere”.

La campagna è stata lanciata dalla società tedesca che opera nel campo dei software per la comunicazione web-based Open-Xchange, secondo la quale l’interoperabilità può aiutare a migliorare l’innovazione e offrire una scelta più ampia di servizi agli utenti finali.

“Standard aperti e interoperabilità hanno permesso a Internet di prosperare attraverso l’innovazione e la concorrenza fino all’arrivo dei ‘walled gardens’”, ha detto a EURACTIV Vittorio Bertola di Open-Xchange: “Vogliamo ricreare delle condizioni che ci consentano di offrire alternative europee rispettose della privacy ai servizi offerti dalle piattaforme dominanti”.

La marcia indietro della Commissione

La proposta di DMA della Commissione, presentata a dicembre, include un obbligo di interoperabilità, ma l’esecutivo dell’UE ha deciso di imporre tale requisito solo per i servizi ausiliari e non per quelli di base. Un passo indietro rispetto alle precedenti bozze, che avevano introdotto obblighi di interoperabilità più ampi nel quadro di un elenco di pratiche cosiddette blacklist, greylist e whitelist.

Nel frattempo, all’inizio di quest’anno il Garante europeo per la protezione dei dati (GEPD) ha emesso una serie di raccomandazioni sulla legge sui mercati digitali, tra cui il suggerimento ai colegislatori di introdurre “obblighi espliciti” sui requisiti minimi di interoperabilità per le piattaforme Big Tech.

Digital Markets Act, Facebook supporta le norme Ue ma chiede controlli su Apple

Il social network di Mark Zuckerberg ha espresso l’accettazione delle nuove norme europee sulle piattaforme digitali ma, contemporaneamente, si è augurato che siano imposte limitazioni ad Apple, con cui è impegnato in una recente battaglia.

Qualche settimana fa, Apple aveva annunciato …

“Il GEPD ritiene che i problemi di mancanza di contendibilità e di possibilità di ingresso nel mercato che la proposta cerca di affrontare siano esacerbate dalla natura chiusa dei gatekeeper”, si legge nel parere.

“Una maggiore interoperabilità ha il potenziale per facilitare lo sviluppo di un ambiente digitale più aperto e pluralistico, nonché per creare nuove opportunità per lo sviluppo di servizi digitali innovativi”, ha scritto il garante, chiedendo ai colegislatori di introdurre “requisiti minimi di interoperabilità per i gatekeeper e di promuovere lo sviluppo di standard tecnici a livello europeo”.

Google: “I nostri servizi in Ue sono a rischio per il Digital Markets Act”

Google ha avvertito che alcune funzionalità utilizzate nel servizio Maps dell’azienda rischiano di essere abbandonate nell’UE qualora la Commissione introduca divieti contro alcuni tipi di attività nell’economia delle piattaforme nell’ambito del prossimo Digital Markets Act (Dma).

L’Ue deve presentare un elenco …

A seguito della proposta di dicembre della Commissione, il DMA sta ora intraprendendo la procedura colegislativa, ed è stato assegnato al gruppo di lavoro sulla concorrenza del Consiglio europeo e a diverse commissioni parlamentari dell’assemblea di Bruxelles.

Tuttavia, le controversie continuano a ostacolare il suo progresso in Parlamento, con una forte concorrenza tra la commissione per il mercato interno e l’economia su chi debba portarlo avanti.

La commissione per il Mercato interno sostiene che, poiché la base giuridica del testo è l’articolo 114 del trattato istitutivo dell’UE, il DMA dovrebbe essere considerato uno strumento di armonizzazione e quindi rientrare nelle sue competenze. D’altro canto, la commissione Economia ritiene che, a causa dell’elemento di regolazione della concorrenza presente nella proposta, la competenza sia sua.

La scorsa settimana, nell’ambito di una riunione della Conferenza dei presidenti di commissione (CCC), non è stata presa alcuna decisione finale, ma alcune fonti di EURACTIV hanno fatto intuire che una raccomandazione del presidente della CCC Antonio Tajani per sbloccare l’impasse sarà presto inoltrata alla Conferenza dei presidenti del Parlamento.