L’Ungheria contro Facebook: “Censura le opinioni conservatrici”

Il ministro della Giustizia ungherese Judit Varga. [EPA-EFE/VIRGINIA MAYO]

La pratica del cosiddetto ‘shadow banning’ sta soffocando la libertà di espressione online e potrebbe dover essere affrontata attraverso misure di regolamentazione, ha detto il ministro della giustizia ungherese Judit Varga, accusando Facebook di inibire “le opinioni cristiane, conservatrici, di destra”.

L’espressione ‘shadow banning’ si riferisce all’atto di impedire agli utenti la pubblicazione di contenuti sui social, senza però informarli dell’attuazione di tali restrizioni. I portavoce dei social network hanno negato con decisione l’esistenza di questa pratica.

Martedì 19 gennaio, Judit Varga ha incontrato Csaba Rigó, presidente dell’Autorità ungherese per la concorrenza, per discutere di come arginare le “pratiche commerciali problematiche” delle piattaforme digitali. Dopo l’incontro, Varga ha rivelato che il governo ha dei dubbi su come i social media moderano i contenuti online.

“L’esperienza recente dimostra che il comportamento di questi giganti non viola solo la libertà di espressione, ma mette anche in pericolo la concorrenza equa e i diritti dei consumatori”, si legge in un post su Facebook di Varga.

In una precedente dichiarazione, Varga sosteneva che la pratica dello ‘shadow banning’ è stata ingiustamente imposta nei confronti di alcune posizioni politiche online, accusando Facebook di limitare le “opinioni cristiane, conservatrici, di destra”.

Queste preoccupazioni sembrano aver preso quota dopo la recente decisione di Facebook e Twitter di rimuovere gli account social del presidente americano uscente Donald Trump, accusato di aver incitato le violenze esplose al Congresso di Washington.

In tutta Europa è stata espressa preoccupazione per la mossa. La Commissione Ue ha dichiarato che “non è più accettabile” che le piattaforme prendano decisioni su quali contenuti e account rimuovere. Molti politici si sono uniti alle voci critiche. Steffen Siebert, portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, ha detto che non dovrebbe essere responsabilità dei direttori delle piattaforme social determinare quale sia il livello di libertà di espressione con cui è opportuno interferire.

Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha a sua volta espresso la sua preoccupazione per le sospensioni, sottolineando che “la regolamentazione dell’universo digitale non può essere nelle mani dell’oligarchia digitale”.

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Digital Services e Digital Markets Act

Judit Varga ha anche dichiarato di aver chiesto un incontro straordinario del Comitato per la libertà digitale del suo Paese, un ramo del ministero della Giustizia, per affrontare le preoccupazioni in materia e comunicare la posizione ufficiale dell’Ungheria sui regolamenti europei contro gli abusi delle piattaforme.

Nel dicembre dello scorso anno, la Commissione ha presentato due proposte proprio per evitarli. Secondo la legge sui servizi digitali, le piattaforme potrebbero dover affrontare la prospettiva di miliardi di euro di multe a meno che non si attengano alle nuove regole sulla trasparenza della pubblicità, sulla rimozione dei contenuti illegali e sull’accesso ai dati. Le sanzioni per le violazioni includono multe fino al 6% del reddito annuo di un’azienda.

Nel frattempo, come parte di una nuova serie di obblighi delineati nella bozza del Digital Markets Act, alle piattaforme sarà vietato l’uso dei dati raccolti sul loro servizio principale per offrire altri servizi in concorrenza con i rivali e ci saranno divieti su alcune attività di auto-preferenziazione.

Tuttavia, a seguito dell’emergere di nuove problematiche legate alla moderazione dello spazio online, c’è chi ritiene che occorrerà investire uno sforzo supplementare nelle misure per garantire che la libertà di espressione online non venga compromessa nelle decisioni prese dalle piattaforme.

Nel frattempo la Polonia, alleato politico dell’Ungheria, ha fatto eco a questi sentimenti la scorsa settimana, con il primo ministro Mateusz Morawiecki che ha affermato che “i proprietari dei social network non possono agire al di sopra della legge”.

“Faremo del nostro meglio per definire il quadro di riferimento per il funzionamento di Facebook, Twitter, Instagram e altre piattaforme simili”, ha aggiunto.