L’UE dovrebbe sfruttare l’intelligenza artificiale o temerla?

Quando Ursula von der Leyen ha assunto l’incarico di nuovo Presidente della Commissione Europea ha detto che la sua amministrazione avrebbe dato priorità a due questioni: guidare l’Europa nella transizione energetica in risposta al cambiamento climatico e guidarla nella transizione digitale in risposta alle sfide delle nuove tecnologie.

Su quest’ultimo tema, ha un bel lavoro da fare. “La digitalizzazione sta rendendo possibili cose impensabili anche solo una generazione fa”, ha detto al Parlamento europeo prima del voto che le ha confermato la fiducia.

“Per cogliere le opportunità e affrontare i pericoli che ci sono là fuori, dobbiamo essere in grado di trovare un equilibrio intelligente anche laddove dove il mercato non può. Dobbiamo proteggere il nostro benessere europeo e i nostri valori europei. Nell’era digitale, dobbiamo continuare il nostro cammino europeo”.

Molti eurodeputati hanno inteso le sue parole come una presa di distanza dal modello dell’America, che ha avuto un approccio leggero alla regolamentazione di internet e della tecnologia digitale in generale. Bruxelles invece ha colmato quel vuoto normativo con leggi e standard come il Regolamento generale sulla protezione dei dati.

Nel corso di un evento EURACTIV del 29 novembre scorso a Bruxelles, gli esperti si sono divisi su quanto von der Leyen dovrebbe essere aggressiva nel regolamentare l’intelligenza artificiale e l’uso dei dati rispetto alla protezione dei cittadini europei.

Da un lato c’è la voce delle aziende che temono che l’innovazione potrebbe essere soffocata se la regolamentazione dell’UE diventasse troppo gravosa. È quanto ha espresso ad esempio  Kristof Terryn, direttore operativo del gruppo Zurich Insurance. Il settore assicurativo sta diventando fortemente coinvolto nel campo dell’intelligenza artificiale, poiché utilizza algoritmi in molti settori, soprattutto nel caso della previsione dei sinistri e della loro gestione.

Sulla stessa linea anche Eline Chivot, analista politico senior presso il Centro per l’innovazione dei dati: “Ci sono segnali preoccupanti che l’UE è in ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina nello sviluppo tecnologico – solo il 20% delle PMI europee dimostra un’intensità digitale”, ha detto. “Le discussioni etiche non dovrebbero distoglierci dalla discussione sulla competitività”.

Sul versante opposto invece ci sono le voci di chi vuole maggiore prudenza: Jennifer Baker, un’attivista per i diritti digitali e corrispondente dell’UE per le politiche sulla privacy dell’IAPP (Associazione internazionale dei professionisti della privacy), è dell’idea che i diritti civili e la protezione dei dati siano molto più importanti dei profitti delle aziende.

Ci sono tra l’altro questioni importanti che non sono state affrontate,: tra tutte emerge il ruolo dei  pregiudizi e della discriminazione incorporati in questi sistemi.

A questo proposito Wojciech Wiewiorowski, il garante europeo della protezione dei dati in carica, ha affermato che “la trasparenza è importante” e che “se si includono i pregiudizi, dobbiamo sapere che il sistema funziona in questo modo”.

Ci sono già state segnalazioni di sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nelle attività di polizia che mostrano un pregiudizio nei confronti delle minoranze. Sono sorte domande su situazioni in cui un’auto che si dirige da sola verso un incidente deve scegliere in prossimità di quale auto, motociclista o pedone deve sterzare – una situazione in cui il pregiudizio potrebbe imporre di colpire una persona più anziana invece che una più giovane.

“Il motivo per cui parliamo di pregiudizi in questo campo è che riflettono i nostri pregiudizi come esseri umani, e questo è difficile da accettare”, ha detto Chivot. “Ma a volte il pregiudizio è una buona cosa”, come nel caso in cui l’IA potrebbe essere utilizzata per selezionare popolazioni vulnerabili per uno studio medico o un trattamento di malattie.

Con il nuovo mandato di Ursula von der Leyen, le parti interessate dell’industria tecnologica seguiranno da vicino la Commissione per vedere quale direzione prenderà nella regolamentazione di queste tecnologie in via di sviluppo e nell’utilizzo dei dati.

“Per noi, la protezione dell’identità digitale di una persona è la priorità assoluta”, aveva detto la Presidente della CE agli eurodeputati. “Dobbiamo avere requisiti di sicurezza rigorosi e un approccio europeo unico”.

Il tema è tornato alla ribalta con l’emergenza Covid-19 e naturalmente la Commissione dovrà giocare un ruolo decisivo per lo sviluppo delle tecnologie dell’IA rispetto al contrasto della pandemia.

In alcuni Paesi come l’Italia si è iniziato a parlare dell’ipotesi di creare una app (la app Immuni) per controllare gli spostamenti die cittadini potendo verificare in tempo reale e tracciare le possibili occasioni di contagio, tracciando gli incontri con persone con sintomi o che a loro volta hanno avuto contatti con infetti.

Il dibattito è aperto e speriamo che sia un dibattito il più possibile europeo.