Libertà di stampa in Ungheria: le denunce sono sul tavolo della Commissione Ue da quattro anni

Le proteste contro il licenziamento del direttore del sito web ungherese Index.hu, per le strade di Budapest. EPA-EFE/ZSOLT SZIGETVARY

L’indipendenza dei media in Ungheria è sempre più a rischio dopo il licenziamento del Direttore dell’unico giornale indipendente rimasto, Index, e le conseguenti dimissioni di 70 giornalisti della redazione in segno di protesta.

L’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europa sulla Libertà di espressione e d’informazione recita che “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.”

Non vi può essere democrazia se non vi è libertà di stampa e anzi spesso la qualità dell’informazione è un indice importante dello stato di salute delle democrazie liberali. Si tratta di rendere possibili le condizioni per avere una stampa libera, plurale, di qualità e soprattutto non al servizio del potere. È un tema molto delicato e non sempre è facile avere una stampa indipendente da ingerenze politiche. Basti pensare alle nomine Rai nel caso italiano. 

Vi sono alcune situazioni molto gravi in Europa proprio rispetto a questo tema, in particolare in Polonia e Ungheria.

Il caso di Index.hu in Ungheria 

70 giornalisti del quotidiano online Index.hu, il sito di notizie più letto del Paese, si sono dimessi dopo l’annuncio del licenziamento del Direttore Dull, che aveva denunciato le pressioni da parte dell’editore rispetto ad una linea filo-governativa. Era giugno quando dalle colonne del giornale Dull aveva scritto “Index.hu, il più grande sito di notizie dell’Ungheria e una delle poche voci indipendenti rimaste, è in grave pericolo”. Il motivo? Qualche mese prima Miklos Vaszily, un imprenditore vicino al premier Orbán, già editore di una televisione filogovernativa, TV2, aveva rilevato il 50% delle azioni della compagnia che controlla la pubblicità e i ricavi di Index.

Alle dimissioni in massa da parte della redazione, sono seguite proteste di piazza sotto il palazzo presidenziale. 

Il caso di Index non è un caso isolato. In un’inchiesta di qualche mese fa era emerso che per poter realizzare un servizio sull’attivista svedese Greta Thunberg i giornalisti ungheresi devono avere l’autorizzazione da parte del Governo e i media statali è invece esplicitamente vietato di menzionare nei loro servizi e articoli i report diffusi da organizzazioni umanitarie come Amnesty International e Human Rights Watch.

Ungheria, a rischio l’indipendenza del più importante giornale online

L’editore del sito web di notizie più popolare in Ungheria ha avvertito domenica (21 giugno) che una riorganizzazione pianificata potrebbe mettere a rischio la libertà di pubblicare storie critiche nei confronti del governo del primo ministro Viktor Orbán.

“Index.hu, il più …

La Commissione deve ancora decidere sul tema, dal 2016

La Commissione europea sta ancora valutando una denuncia per gli aiuti di Stato al settore radiotelevisivo ungherese presentata nel 2016, anno in cui è stata presentata una denuncia per il presunto eccessivo finanziamento dei media pubblici in Ungheria, con le preoccupazioni sollevate dall’ex deputato Benedek Jávor, dalla piattaforma giornalistica Klubrádió e dal think tank Mérték di Budapest.
Nel 2019, poi, è stata presentata una denuncia a parte, in merito all’offerta di aiuti di Stato alle organizzazioni dei media sotto forma di pubblicità pubblica.
Entrambe le questioni sono ancora sul tavolo.

“La tempistica della valutazione delle denunce dipende da vari fattori, ad esempio, dalla complessità del caso o dalla durata della presentazione, dal numero di invii. Quindi, ci sono diverse ragioni per cui una denuncia può richiedere più o meno tempo”, ha detto un portavoce della Commissione lunedì (27 luglio).

La Commissione applica condizioni rigorose sul finanziamento dei media di servizio pubblico nell’UE per evitare che il sostegno finanziario “favorisca selettivamente solo alcune emittenti e quindi distorca o minacci di distorcere la concorrenza”.

Nel 2018, però, alcuni media privati sono stati accorpati nella Central European Press and Media Foundation (KESMA), un’organizzazione pro-Orban guidata dagli attuali esponenti del partito Fidesz al potere.

L’articolo 7

I membri del Parlamento europeo hanno da tempo sollevato preoccupazioni per la situazione e l’eurodeputato ungherese socialista, István Ujhelyi, descrive il KESMA come una “macchina di propaganda che ha il compito di far avanzare lo Stato illiberale e di condurre una guerra di liberazione da Bruxelles”.

L’Ungheria è attualmente oggetto di una procedura ai sensi dell’articolo 7, avviata per una potenziale violazione dei valori fondamentali a causa delle preoccupazioni relative all’indipendenza giudiziaria del paese, alla libertà di espressione e al trattamento dei migranti. Si tratta di un articolo del Trattato di Lisbona che prevede la possibilità di sospendere i diritti di adesione all’Unione europea (ad esempio il diritto di voto in sede di Consiglio) in caso di violazione grave e persistente da parte di un paese membro dei principi sui quali poggia l’Unione ma a gennaio 2020 il Parlamento aveva votato una risoluzione nella quale denunciava l’incapacità del Consiglio di renderlo effettivo.